Martedì, 05 luglio 2022
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L'America

All'approdo a Rio de Janeiro, alla fine del 1835, Garibaldi trova ad accoglierlo un clima di forte tensione, frutto delle vicende politiche che già a partire dal XVI secolo hanno coinvolto il Paese e tutti gli altri Stati dell'America Meridionale. Nel corso del Cinquecento, quel continente rappresenta per le potenze europee un prezioso bottino di conquista: la maggior parte dei territori subisce così l'occupazione spagnola, mentre il Brasile diviene un dominio portoghese. Durante le guerre napoleoniche, tuttavia, si spezzano gli equilibri politici in vigore fino a quel momento, e ciò fornisce alle colonie l'occasione per rivendicare l'indipendenza: i possedimenti spagnoli riescono ad ottenerla nel 1826, in seguito ad una violenta campagna militare contro le truppe della Madrepatria; diverso è invece il caso del Brasile, che in seguito all'invasione francese del Portogallo si ritrova, a partire dal 1808, ad essere sede della Corona. Il trasferimento provoca l'elevazione della colonia al rango di Regno, e tuttavia non impedisce che una crescente ondata di malcontento investa il trono di Pedro I, costringendolo a rientrare a Lisbona, nel 1832, e ad abdicare in favore del figlio, il giovanissimo Pedro II. Coadiuvato da un consiglio di reggenza, il nuovo monarca governa adesso il Paese con mano ferma, impegnato ad alternare il rispetto delle libertà costituzionali con l'attenta sorveglianza alle inquietudini politiche che covano silenziosamente fra gli strati più politicizzati della popolazione.
Il rifugio di Garibaldi è insomma una realtà in fermento, meta privilegiata per molti italiani - in particolar modo emigrati politici ed esuli - che in quel mondo scorgono la promessa di una vita nuova, di un lavoro gratificante, di un'inedita libertà. Quel pezzo d'Italia fuori d'Italia rappresenta il vero scopo del viaggio del nizzardo, che spera di riuscire ad accendere gli animi intorno al problema della lotta per gli ideali nazionali, dando vita nel più breve tempo possibile ad una costola sudamericana della Giovine Italia. Le premesse sembrano ottime: quando arriva, Giuseppe è accolto con calore dalla popolazione del luogo, che già conosce nei dettagli la sua esperienza nei moti del 1833, e subito stringe amicizia con Giuseppe Stefano Grondona, un esule ligure da anni consacrato alla fede mazziniana. La collaborazione fra i due, tuttavia, naufraga in fretta sotto il peso di insanabili divergenze nella realizzazione pratica del progetto di Garibaldi, il quale d'altra parte non ha la forza né l'esperienza necessarie per dare vita, da solo, ad un'associazione politica dotata di un solido impianto teorico e votata alla rivoluzione.
Deluso da quel fallimento, Giuseppe si mette in cerca di un nuovo progetto, e finisce col trovarlo nella punta più a sud del Brasile, la regione del Rio Grande do Sul, in lotta contro il governo accentratore di Pedro II. I riograndesi, che hanno proclamato l'indipendenza il 16 settembre 1836, hanno dovuto subire la dura repressione delle truppe della capitale, ma nonostante ciò hanno deciso di resistere ad oltranza e stanno programmando la controffensiva. Garibaldi è l'uomo che serve loro per dare una svolta al conflitto: consegnandogli la patente de corso n° 6, il 4 maggio 1837, il governo della nuova repubblica lo autorizza, in qualità di primo tenente della lancia Mazzini, «a incrociare liberamente per tutti e qualunque mari e fiumi su cui traffichino navi da guerra e mercantili del governo del Brasile e dei suoi sudditi, potendo catturarle e appropriarsene con la forza delle sue armi».
Seguono mesi di scontri e fughe precipitose, finché, alla fine di giugno, il governo argentino sequestra la Mazzini, e ne arresta i marinai, anche se permette loro di circolare liberamente nella città di Gualeguay, dove sono alloggiati. Garibaldi, che pochi giorni prima era stato ferito in un conflitto a fuoco, ne approfitta per rimettersi in salute, poi tenta la fuga. Viene catturato, incatenato e torturato.

Lombardo
Tratto da Vita illustrata di Garibaldi, di A. Balbiani, Milano 1860

Alla fine di febbraio del 1838 è rilasciato, e può raggiungere Montevideo (clicca qui per leggere l'opera Garibaldi e Montevideo, di Alexandre Dumas), dove lo attendono gli amici Rossetti e Cuneo. Con il loro aiuto, Giuseppe riorganizza la controffensiva, e prende parte alle prime battaglie sulla terraferma. L'11 aprile 1838 respinge un intero battaglione dell'esercito imperiale, e successivamente partecipa alla campagna che porta alla conquista di Laguna, nel luglio del 1839. Dopo una strenua resistenza, la ribellione viene sconfitta e Garibaldi è costretto a trovare riparo in Uruguay, dove gli viene affidato il comando della flotta del Paese e la difesa della capitale dalle mire espansionistiche argentine: è lì che appaiono per la prima volta i volontari in camicia rossa. Il suo soggiorno in quella che ricorderà sempre come la sua seconda patria dura fino al 1848, quando l'eco delle rivoluzioni europee lo spinge a lanciarsi verso nuove avventure?

A.F.