Martedì, 05 luglio 2022
Il portale: ricerca
Home 
Home | I 150 anni dalla spedizione dei mille | Sicilia 150 | Un mosaico di attori | Biografie | Garibaldi | Cospirare

Cospirare

La fine del 1833 porta con sé scelte importanti. Garibaldi abbandona la navigazione sul Clorinda e fa richiesta per essere ammesso al servizio militare, così come previsto dalle leggi del Regno Sardo, che consentono, a chi fa parte di equipaggi impegnati su rotte estere, di scegliere autonomamente il periodo della leva: cinque anni nella marina da guerra sono un tempo molto lungo, e quell'espediente dà la possibilità di non allontanarsi dal proprio lavoro in momenti di cruciale importanza.
La convocazione giunge il 16 dicembre, e il 26 l'imbarco sulla nave Euridice, a Genova, come marinaio di terza classe. Per Giuseppe, che in quel momento è un giovane ufficiale in procinto di ricoprire stabilmente il ruolo di comandante, si tratta di una retrocessione, accettata di buon grado perché gli permette di restare in patria a coltivare la nuova passione politica, sotto l'egida mazziniana. In quegli anni, infatti, la Giovine Italia si è diffusa in Liguria, in Piemonte e nella Savoia, e il suo fondatore sta organizzando un'azione che punti proprio sul Regno di Sardegna: una colonna di fuoriusciti, alla testa di Gerolamo Ramorino, deve entrare dalla Francia nella Savoia, mentre altri cospiratori promuoveranno un'insurrezione a Genova, per ricongiungersi infine al primo gruppo e dare il via alla sollevazione generale.
È così che Giuseppe entra a far parte della rete cospirativa della città di levante, pur senza affiliarsi all'organizzazione mazziniana: non sente il bisogno di fornire una struttura ideologica alle sue convinzioni personali, e preferisce agire in modo autonomo. Insieme a lui, si è arruolato in marina il nizzardo Edoardo Mutru, col quale ha stretto un rapporto di profonda amicizia: i due compatrioti si mobilitano per arruolare nuovi proseliti alla causa. Lo fanno in modo scoperto, senza preoccuparsi troppo di celare le loro intenzioni, anche quando si rendono conto di essere quotidianamente sorvegliati dalla polizia, che qualcuno ha messo al corrente dei loro progetti.
Intanto, il 1° febbraio 1834 si muove la spedizione diretta in Savoia, priva della necessaria organizzazione e destinata al fallimento: al confine con la Francia un gruppo di insorti prova ad impadronirsi di una caserma dei Carabinieri, ma viene respinto. Le autorità, messe in allarme, raddoppiano la sorveglianza, e già giorno 3 Ramorino deve rinunciare all'azione. Mazzini però non abiura il progetto, spronando i seguaci di stanza a Genova ad insorgere immediatamente: la rivoluzione partirà da lì.
Giuseppe, che è stato trasferito intanto sulla fregata Conte De Geneys, ammiraglia della flotta sarda, si mette immediatamente in movimento. La sera del 4 scende a terra e si dirige a piazza Sarzana, con l'intenzione di unirsi ai compagni per attaccare una caserma, fare incetta d'armi ed occupare poi i punti-chiave della città. Giunto sul posto, trova solo buio e silenzio: il fallimento della spedizione di Ramorino e un insolito spiegamento di esercito e polizia hanno avuto il potere di stroncare sul nascere le velleità rivoluzionarie dei congiurati. Incredulo, si aggira per la città addormentata, e all'alba si allontana, senza riprendere servizio: da quel momento è un disertore.
Con l'aiuto di alcune amiche, può sostituire la divisa della marina militare con abiti più anonimi, tagliando via i capelli fluenti e i baffi: è pronto per la fuga. In una decina di giorni arriva a Nizza, dove trova accoglienza a casa di alcuni cugini, temendo che la sua sia sorvegliata. La sosta è breve, ventiquattrore appena: il tempo di dire addio ai familiari e Giuseppe riparte, alla volta di Marsiglia. A meno di un anno dall'incontro con i sansimoniani del Clorinda, è lui a scegliere l'esilio.
La città del Mistral lo accoglie col suo vivace movimento di navi, una selva di alberi e vele che prendono il largo o tornano alla base dopo aver solcato il mare. È necessario trovare subito dei contatti fidati, specialmente dopo l'emanazione di una condanna a morte in contumacia al suo indirizzo. L'amico Giuseppe Pares gli offre un rifugio sicuro, poi lo aiuta a trovare un lavoro, visto che il denaro comincia a scarseggiare. Col nome fittizio di Joseph Pane, Garibaldi s'imbarca quindi sul brigantino francese Union, e torna a visitare quel Mar Nero che tanto lo aveva affascinato in gioventù. Intanto tesse dei contatti con alcuni mazziniani, che lo considerano un eroe per la sua condotta durante i moti falliti del 1833. Sono proprio i nuovi rapporti politici a convincerlo della necessità di riprendere l'azione. L'Italia, però, gli appare in quel momento troppo rassegnata per poter fare da sfondo alle sue gesta, e del resto la voglia di scoprire nuovi mondi è sempre in agguato. Ad agosto, quando il Nautonnier fa scalo a Marsiglia prima di riprendere il mare alla volta di Rio de Janeiro, Giuseppe sceglie di entrare a far parte dell'equipaggio, munito di alcune lettere di incitamento per gli italiani che vivono in Brasile. Inizia una nuova avventura?

A.F.