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Garibaldi o la Legge

«1.L'Eroe e l'Uomo.
Anche l'ammirazione per gli Eroi ha i suoi confini.
Essa deve cessare dove comincia l'uomo. L'eroe finisce, dove allo impulso magnanimo della sua missione provvidenziale sottentra l'urto irriflessivo della passione.
Garibaldi che compie miracoli di valore per la libertà in America è un eroe, perchè la missione di Garibaldi è quella di essere la spada della libertà dei popoli.
Garibaldi che vola attraverso l'Atlantico a prodigare il sangue per la sua terra natìa nel 1848, è un eroe; perchè è la patria che lo chiama all'armi.
Garibaldi che dai generosi ozi di Caprera scagliasi, alla testa di fanciulli che ha convertito in leoni, sull'abborrito Tedesco e ne purga le rive del Verbano, Varese, Como, e lo rintana fra i gioghi e le balze del Tirolo, è un eroe, perchè è l'Italia che gli grida « io voglio essere nazione per il mio diritto e nel nome di Vittorio Emmanuele II ».
Garibaldi che con un pugno di prodi sbarca a Marsala e libera la Sicilia dall'esoso Borbone è un eroe, perché lo chiama la campana della Gancia che invece di accompagnare l'inno della vittoria e del riscatto, avrebbe suonato i rintocchi della terza agonia di un popolo di generosi se fosse loro mancato il soccorso dei fratelli e il braccio di Garibaldi
Ma quando, firmati appena i preliminari di Villafranca, le sorti di dodici milioni d'Italiani dipendono da pochi giorni di pazienza e d'indugio, Garibaldi che vuole tentare ad ogni costo il passo della Cattolica non è più un eroe che il genio guidi, è un uomo che la passione accieca.
Quando una mossa imprudente, un passo sconsigliato può ad un tratto richiamare i Principi spodestati, riporre il giogo sul collo ai popoli appena liberati, sperdere il frutto dei sagrifici fatti in dodici anni, dei patimenti durati per mezzo secolo, e del sangue sparso da Coito e Custoza a Palestre ed a San Martino, Garibaldi che vuole ad ogni costo tentarlo non è più un eroe , è un uomo che la passione accieca; poichè per soddisfare alla sua impazienza compromette il riscatto della sua patria. E Farini e Fanti, che a forza ne lo impedirono, hanno bene meritato della nazione.
Quando Garibaldi, obbliando che la Provvidenza divide i suoi doni fra i suoi eletti , ed ali' uno impartisce il coraggio indomito che sprezza tutti i pericoli e spezza tutte le barriere, ali' altro largisce il pensiero divinatore che pondera le cause, calcola gli effetti, prevede le conseguenze; quando Garibaldi, che è il braccio d'Italia, disconosce che il Conte di Gavour ne è la mente, e osteggia l'uomo, a cui (ben possiam dirlo senza taccia di adulazione, poichè lo diciamo ad una tomba ....!) l'uomo a cui essa deve il suo risorgimento; quando Garibaldi insulta e calunnia quel Grande e contribuisce forse così ad abbreviare una vita dalla quale pendevano le sorti della patria, Garibaldi non è un eroe, è un uomo che la passione accieca.
Ed ora che Garibaldi il quale, cittadino e deputato, ha giurato amore e fede a Re Vittorio Emanuele, miracolo di lealtà e di patriottismo: ha giurato rispetto e fedeltà allo Statuto ed alle leggi: Garibaldi che si gloria di avere disobbedito al Re , iniziando una impresa impossibile, e funesta; Garibaldi che insulta i Magistrati che hanno fatto osservare lo Statuto e le leggi, non è un eroe, è un uomo che la passione accieca.
Garibaldi, soldato valoroso, Garibaldi Generale fortunato, che chiama sgherri i soldati italiani che obbediscono al superiore, che chiama boia il capitano leale e coraggioso che obbedisce alla consegna, che mantiene la disciplina, che salva l'onor della bandiera, Garibaldi non è un eroe, è un uomo che la passione accieca e fuorvia
Oh ! come mal vi servono e mal vi aiutano, o General Garibaldi, i vostri amici! A vece di pubblicare quelle linee infelicissime, fra quante potete averne vergate; ingegnandosi di scusarle col dirle sgorgate nell'impeto dell'ira e del dolore, oh! quale miglior prova d'amicizia vi avrebbero data, sopprimendole !
Avrebbero risparmiato cosi al vostro nome una macchia, alla vostra coscienza un rimorso!
Poichè è impossibile che voi soldato dell'onore, appena rientriate in voi medesimo non sentiate rossore e vergogna dell'ingenerosa taccia cosi ingiustamente scagliata contro vostri concittadini, i quali non sono meno degni, di quanto lo siate voi, di vestire le divise onorate del soldato dell'ordine e della libertà!
Ma se la fama dei militari che a Brescia fecero il loro dovere non può soffrir danno alcuno dalle irose parole del General Garibaldi, una grave iattura pur troppo è minacciata ai più sacri, ai più rilevanti interessi del Paese, dal contegno e dal linguaggio di coloro che volentieri plagiano il General Garibaldi in quegli errori ai quali forse essi medesimi lo spingono: e lo plagiano senza avvertire che, non di loro, ma solo di Garibaldi, come della Maddalena, può dirsi: «che mollo gli si deve perdonare, perchè molto ha amato ed ama».
Una grave iattura ci minaccia: un grave pericolo ci sta sopra, a cui occorre ovviare senza indugio, se vogliamo arrivare in tempo: l'anarchia morale».


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