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MARIA SOFIA di WITTELSBACH (Possenhofen, 1841 - Monaco di Baviera, 1925)

MARIA SOFIA di WITTELSBACH (Possenhofen, 1841 - Monaco di Baviera, 1925)

Moglie di Francesco II di Borbone, fu l'ultima regina del Regno delle Due Sicilie, dal 22 maggio 1859 al 13 febbraio 1861. Come è noto, lo sbarco dei Mille non fu una sorpresa per i Borboni. Francesco era informato di quanto Garibaldi andava organizzando in Liguria con il velato appoggio del governo di Torino. Maria Sofia, che durante l'assedio di Gaeta sarebbe stata definita l'unico maschio della famiglia reale, era riuscita a convincere il marito ad assumersi personalmente la direzione delle misure di difesa. A sbarco avvenuto, però, caddero nel vuoto gli incitamenti rivolti a Francesco di porsi esso stesso al comando dell'esercito. Lei si offriva di cavalcare al suo fianco: la loro presenza - diceva non a torto - avrebbe galvanizzato i soldati, ricacciando in mare quei maledetti "filibustieri". Solo quando tutto era perduto Maria Sofia avrebbe potuto finalmente agire in accordo alla sua natura fiera e coraggiosa divenendo l'eroina di Gaeta.
I suoi genitori, Massimiliano e Ludovica Wittelsbach, erano membri della famiglia reale di Baviera. Il padre, familiarmente detto Max, un uomo colto, eccentrico e amante della bella vita, discendeva da un ramo cadetto; la madre era una delle nove figlie del re. Maria Sofia nacque, quinta di nove figli, nel 1841. Di pochi anni più grande di lei la più famosa delle sue sorelle, la leggendaria Sissi, futura moglie del'imperatore d'Austria. Le due sorelle, destinate entrambe ad entrare nel mito, erano accomunate dalla notevole bellezza, dalla gaia esuberanza, dall'anticonformismo, dall'amore per la natura e dalla passione per i cavalli e per gli sport. Degne figlie del loro amatissimo padre, erano esse stesse legate da un sentimento di grande affetto che andava oltre i vincoli del sangue potendosi pienamente definire amicizia. Fu Sissi, dalla quale Maria Sofia aveva appreso a fumare, a preparare la sorella più piccola a quanto l'aspettava in qualità di futura regina. Correva l'anno 1859, Maria Sofia, appena diciassettenne, era andata in sposa per procura al giovane erede del Regno delle Due Sicilie, Francesco di Borbone Duca di Calabria, da lei conosciuto solo attraverso l'immagine di una miniatura. Sissi volle accompagnare la sorella fino a Trieste dove questa era attesa dalle fregate borboniche Tancredi e Fulminante che l'avrebbero condotta a Bari. Qui la Duchessa di Calabria giunse il 1° febbraio e finalmente incontrò lo sposo ed il suocero, il re Ferdinando II, che pur gravemente ammalato era voluto, contro il parere dei medici, andare incontro alla nuora. Se la conoscenza del primo fu tremendamente deludente, con il secondo nacque un'immediata e forte simpatia. Il 7 marzo partirono tutti via nave per Napoli, capitale del regno; le condizioni di Ferdinando erano gravissime, dopo poco più di due mesi sarebbe morto.
Il 22 maggio 1859, Maria Sofia a soli 18 anni diveniva regina a fianco di Francesco II appena ventitreenne. A questi due bambini toccò affrontare l'impetuosa onda d'urto della Storia.




Francesco e Maria Sofia in una rara foto dell'epoca 
Francesco e Maria Sofia in una rara foto dell'epoca

Ben presto la bella bavarese dimostrò il suo coraggio alla corte di Napoli. La notte del 7 luglio 1859, fu la sola a fronteggiare, con successo, la rivolta di parte delle truppe svizzere, ritenute fedelissime al re, mentre questi si era chiuso in preghiera e la regina madre, Maria Teresa, nel panico generale, si accingeva in tutta fretta a fuggire dalla reggia di Caserta con i figli più piccoli. Determinazione, Maria Sofia, ebbe anche nel fronteggiare la dispotica e sciatta suocera imponendole il suo stravagante ed elegante stile di vita.
Con lei regina, la corte di Napoli rivisse gli antichi fasti, la città si animò di feste e spettacoli, le attività culturali ne ebbero giovamento. L'immagine di Maria Sofia conquistava i rotocalchi e l'ammirazione internazionale.
Il suo regno però aveva i giorni contati. Quando la notizia di quanto accaduto a Calatafimi giunse a Napoli fu ancora una volta lei a suggerire al marito di richiamare Filangieri, il principe di Satriano, l'uomo dei momenti difficili, che però rifiutò l'incarico. Non fu estranea alle lucide indicazioni che Francesco II inviava, inascoltato, all'inetto Luogotenente principe di Castelcicala per far fronte alla insurrezione siciliana. Il suo intervento fu decisivo in relazione alla Costituzione che tardivamente l'ultimo dei Borboni di Napoli infine concesse. Del consorte, che a lungo l'aveva delusa persino nei doveri coniugali, fu compagna fedele sostenendolo con coraggio, dignità e buonumore nella tragedia.
Gaeta ne segnò il definitivo ingresso nel mito. Nell'ultima roccaforte dei Borboni, Maria Sofia, come confesserà più tardi, avrebbe trascorso i giorni più felici della sua vita. Francesco, finalmente uscito dall'eterno fatalismo, sembrava un altro uomo, trasformato dal contatto giornaliero con una truppa devota ed affettuosa. In quanto a Maria Sofia, finalmente poteva seguire liberamente gli impulsi del sangue dei Wittelsbach che le scorreva nelle vene. Indossando un'uniforme da lei personalmente creata, combinando l'abito di amazzone con il costume calabrese, raggiungeva a cavallo persino gli avamposti incoraggiando incessantemente i soldati, si prendeva cura dei feriti, partecipava ai combattimenti. La truppa l'adorava. L'immagine della regina-soldato diffusa dai giornali dell'epoca divenne ben presto il glorioso ed affascinante simbolo della resistenza borbonica. Dopo Gaeta si tentò d'infangare quell'eroica figura in più modi, attribuendole  svariati amanti e facendo persino circolare fotomontaggi che ritraevano l'ex regina  nuda ed in pose oscene. Un amante, forse l'unico, Maria Sofia lo ebbe davvero, l'aitante conte belga Armand de Lawayss,  conosciuto appena giunta a Roma con il marito dopo la caduta di Gaeta. Di lui rimase incinta, dando alla luce due gemelle, Viola e Daisy, il 24 novembre 1862, in un convento di Augsburg. Riconciliata con Francesco, tornò a Roma e nel 1869 ebbe da lui una figlia che sarebbe morta dopo tre mesi. Con la caduta dello Stato Pontificio, i due coniugi si separano definitivamente: Maria Sofia si stabilì prima a Parigi, poi a Monaco.
Ella non perse mai la speranza di riconquistare il regno perduto, arrivando persino ad avere contatti con il mondo anarchico, cosa che le valse l'appellativo di Reine aux anarchistes. In tal veste il suo mito aleggiava ancora nella Milano in stato d'assedio del 1898, dove i servizi segreti inquietavano il generale Bava Beccaris con la notizia che voleva l'ex regina del Regno di Napoli  nascosta a Como pronta a raggiungere il capoluogo lombardo a bordo di un'auto-mobile armata di mitraglia per porsi alla testa dei rivoltosi. L'anno prima Gabriele D'Annunzio l'aveva immortalata in Le vergini delle rocce e La Canzone di Garibaldi ribattezzandola " l'aquiletta bavara" .

M.B.

 Principale bibliografia di riferimento:

- Acton H., Gli ultimi Borboni di Napoli, Milano 1973;
- De Cesare R., La fine di un regno, Napoli 1969;
- Petacco A., La regina del Sud. Amori e guerre segrete di Maria Sofia di Borbone, Milano 1992.