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PIO IX (Giovanni Maria Mastai Ferretti), (Senigallia,13 maggio 1792 - Roma, 7 febbraio 1878)

La morte di Gregorio XVI, pontefice considerato dai liberali come il campione dell'oscurantismo e del rifiuto della modernità, aveva destato grandi speranze per chi si augurava un nuovo corso nella politica della Chiesa. Il conclave si riunì il 14 giugno 1846, in un periodo piuttosto turbolento della storia italiana, tanto che molti cardinali stranieri non vi presero parte. Nella divisione che si profilava al suo interno, fra gli ultraconservatori e coloro che ritenevano necessaria una qualche forma di cambiamento, la scelta per il nuovo papa cadde su Mastai Ferretti, di cui si conosceva soprattutto il profondo zelo religioso e l'intensa pietà, e al quale si attribuiva in campo politico un'identità di moderato riformista. Il popolo accolse l'elezione di Pio IX, lettore di Gioberti e Balbo, con un grandissimo entusiasmo, anche perché le voci di una sua possibile simpatia per gli ordinamenti liberali si associavano ai suoi modi affettuosi e al suo viso sorridente.
Ci volle veramente poco perché si diffondesse l'immagine di un pontefice pronto a innescare finalmente la rigenerazione italiana e a divenire, come nell'ideale neoguelfo, il motore della riscossa nazionale. L'entusiasmo si fece poi incontenibile quando, a un mese dalla sua elezione, decise, probabilmente trascinato egli stesso dalle attese che lo circondavano, la concessione di un'amnistia per i reati politici. Gli atti di governo compiuti nei due anni successivi sembravano confermare la desiderata apertura alle idee liberali: la Consulta di Stato, una limitata libertà di stampa, l'abolizione delle discriminazioni verso gli ebrei, l'istituzione della Guardia Civica, ecc. erano tutti provvedimenti che andavano in quella direzione.
L'occupazione austriaca di Ferrara, nel territorio pontificio, del 13 agosto 1847 scatenò l'ira del Papa e gli procurò ulteriore solidarietà da parte dei fautori della causa nazionale, mentre Carlo Alberto si diceva pronto a mettersi alla testa di un esercito che avrebbe finalmente liberato l'Italia dall'oppressione straniera e Giuseppe Mazzini scriveva a Mastai Ferretti per esortarlo ancora a maggior coraggio.
Nel 1848 il papa concesse la Costituzione, e consentì ad alcune truppe regolari, guidate dal generale Durando (con l'esplicito ordine di tutelare le frontiere senza oltrepassarle), e ai volontari di partecipare alle fasi iniziali della prima guerra d'indipendenza. Nel frattempo promulgava un'enciclica che contribuiva una volta di più ad alimentare attorno alla sua figura il sogno di un capo della Chiesa che potesse essere anche la guida di una nazione che risorgeva. L'enciclica del 30 marzo spinse ulteriormente il generale Durando a oltrepassare lo spirito e la lettera delle disposizioni che aveva ricevuto, e a pronunciare un discorso in cui sosteneva che la guerra, dato il suo carattere cristiano, non poteva che coinvolgere direttamente il pontefice.
Pio IX negò con forza questa interpretazione del suo pensiero, e cominciò a maturare l'idea di chiarire con nettezza la sua posizione. Il Papa in realtà non aveva intenzione di dare corso ad eventi che avrebbero potuto trasformare radicalmente lo Stato Pontificio e declassare lui stesso al rango di sovrano senza poteri di uno Stato costituzionale. Ancora una volta forse si era lasciato trasportare, oltre le sue intenzioni, dall'eccitazione popolare del momento. L'equivoco fu chiarito con l'allocuzione del 29 aprile, con la quale si pronunciò esplicitamente per la non partecipazione alla guerra, per richiamare su di sé il ruolo di capo di una Chiesa che dicendosi universale era anche la Chiesa degli austriaci.
Si scioglieva liquido come  fiocco di neve al sole il mito del papa liberale, svanivano le illusioni o i fraintendimenti attorno alle sue prese di posizione; si inverava la sentenza di Metternich: «le pape liberal n'est pas possible».
L'assassinio di Pellegrino Rossi (15 novembre 1848) e una situazione complessivamente instabile indussero Pio IX fuggire da Roma travestito da semplice prete (notte del 24 novembre), e a rifugiarsi a Gaeta, nel regno borbonico di Ferdinando II. Si formava a Roma un governo provvisorio, il quale, dopo che il primo gennaio 1849 il pontefice aveva scomunicato tutti i patrioti, indisse le elezioni per un'Assemblea costituente. L'Assemblea l'8 febbraio approvò il progetto di riforma Filopanti che prevedeva la fine del potere temporale del papa e la costituzione della Repubblica Romana, solennemente proclamata in Campidoglio il 9 febbraio.
Pio IX il 18 febbraio invocò allora l'aiuto delle potenze straniere di Austria, Francia, Spagna e del Regno delle Due Sicilie.
La  Repubblica Romana, che come ultimo solenne atto proclamò una costituzione molto avanzata,  fu travolta dalle truppe francesi guidate da Luigi Bonaparte, che il 3 luglio entravano in Roma.
Mastai Ferretti, che sarebbe ritornato nella città papale solo il 12 aprile 1850, aveva intanto maturato sentimenti e determinazioni ostili ai principi costituzionali e liberali.
Poco più tardi, il potere temporale del papa andava sgretolandosi con il compiersi effettivo dell'unificazione italiana: con gli avvenimenti del 1860, che travolgevano la gran parte dei domini pontifici, la posizione di Pio IX diveniva vieppiù  intransigente, con il ripetersi di condanne verso il nuovo regime e di proteste e rivendicazioni a proposito dei diritti della Santa Sede.
Il 31 maggio 1860, il Mastai Ferretti si univa al dolore del re Francesco II di Borbone per quanto stava accadendo in Sicilia ad opera di Garibaldi e degli insorti, esprimendo la sua fiducia nell'aiuto di Dio ed esortando il sovrano a sperare nelle preghiere dei cattolici di tutto il mondo. Ma il suo potere temporale declinò senza appello quando il 20 settembre 1870 i bersaglieri entrarono a Roma attraverso la breccia di Porta Pia. Il papa aveva ordinato agli zuavi pontifici un'opposizione formale all'invasione, allo scopo di dimostrare al mondo di essere stato vittima di una violenza.
Fu allora che lo scontro con l'Italia giunse all'apice: Pio IX si ritirò nel Vaticano, dichiarandosi prigioniero politico (tale si considerò fino alla morte) e rifiutandosi di riconoscere le Stato italiano, non accettò la "legge delle guarentigie" e promulgò il non expedit, con il quale espressamente si sconsigliava ai cattolici la partecipazione alla vita politica italiana.
E' stato efficacemente messo in rilievo come la diffidenza di questo pontefice nei confronti dell'associazionismo laicale cattolico, che caratterizzò un primo periodo del pontificato, si mutò largamente, in una seconda fase, in vero e proprio incitamento all'organizzazione verso quanti erano pronti ad impegnarsi in difesa della Chiesa, e contro il diavolo operante attraverso gli uomini che della Chiesa stessa avevano usurpato i diritti. In altre parole adesso il papa chiamava a raccolta i credenti, li spingeva a serrare i ranghi e li esortava all'azione.
In campo religioso egli lasciò tracce assai profonde. Basti pensare al dogma dell'Immacolata Concezione  proclamato nel 1854; alla pubblicazione dell'enciclica Quanta cura, che aveva come appendice il famoso Sillabo (1864), con la condanna di numerose dottrine (panteismo, naturalismo, razionalismo, socialismo, comunismo, liberalismo); all'indizione del Concilio Vaticano I, aperto l'8 dicembre 1869, che portò alla formulazione del dogma dell'infallibilità del papa, quando parla ex cathedra.

M.L.

Principale bibliografia di riferimento:

- Aubert R., Il Pontificato di Pio IX (1846-1878), Torino, 1970;
- Martina G., Pio IX (1846-1850), Roma, 1974; Pio IX (1851-1866), Roma, 1986; Pio IX, (1867-1878), Roma, 1990;
- Mori R., Il tramonto del potere temporale 1866-1870, Roma, 1967;
- Pirri P., Pio IX e Vittorio Emanuele II, Roma 1944-1961;
- Tramontin S, Pio IX, voce in Dizionario Storico del Movimento Cattolico in Italia (a cura di G. Campanini e F. Traniello), Casale Monferrato, 1982;
- Traniello F., Religione cattolica e Stato nazionale. Dal Risorgimento al secondo dopoguerra, Bologna, 2007.