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Il Castello di Milazzo

I fatti del 1860
«Sorge il castello di Milazzo in sulla più alta sommità che sia al sud della penisola di quel nome. Antichissimo d'origine, presenta al di d'oggi sul punto più elevato una torre saracena, poco più in giù una cinta normanna, e più giù ancora altra smisurata e maestosa cinta dell'epoca spagnuola. A' suoi piedi, pe' fianchi orientale e meridionale, è legata la parte alta ed antica della città, la quale, con forte declivio, scendendo e prolungandosi pel sud, continua, con fabbricato più moderno, sul breve e stretto istmo che la penisola congiunge alla parte continentale del suo territorio». Il racconto della battaglia di Milazzo, che Giuseppe Piaggia diede alle stampe già alla fine del 1860, si apre con la descrizione del Castello della città, utilizzato come fortezza difensiva strategica dalle truppe borboniche. Quell'imponente costruzione, che sovrastava i campi, le case e tutta la costa, sembrava quasi contenere una promessa di invincibilità, una garanzia di sicurezza destinata ad infrangersi bruscamente sotto il peso della sconfitta del 20 luglio. In quelle ore concitate, mentre garibaldini e borbonici si battevano strenuamente per non uscire sconfitti da uno scontro che ad entrambi appariva cruciale, il forte era divenuto un altro dei protagonisti degli eventi, animandosi per far piovere granate contro gli "invasori in camicia rossa", e poi trasformandosi in estremo rifugio per l'esercito dei vinti, asserragliati all'interno delle sue spesse mura mentre a Napoli si decideva la loro sorte. I quaranta cannoni posizionati sulla sommità del Castello, e la sua solida architettura, permettevano al colonnello Beneventano del Bosco di non abbandonare la fiducia in una rivincita: bastava resistere ancora un po', in attesa dei rinforzi che sarebbero giunti dalla capitale. Le sue speranze erano state stroncate da un "duplice tradimento": quello dei suoi soldati, stremati dalla mancanza di viveri e d'acqua e vicini al tracollo; e quello del ministro Pianell, che aveva deciso di piegarsi ai nemici, siglando una resa. Così, erano navi desolatamente vuote quelle che si imbarcavano da Napoli in direzione di Milazzo, con l'incarico di prelevare le truppe e riportarle sul continente. Ancora una volta, il Castello era stato l'orizzonte di quella scena mesta e le sue mura sembravano improvvisamente più deboli, consapevoli del crollo imminente.


Le origini

L'area del Castello fu di sicuro frequentata in età neolitica, come dimostra la necropoli, e successivamente in epoca classica. Il primo nucleo del castello - il Mastio o Donjon - fu però realizzato dagli arabi, e poi successivamente ampliato da normanni e svevi. In tarda epoca sveva fu occupata da Corradino di Svevia. Durante la guerra del Vespro fu espugnata da Carlo d'Angiò, riconquistata da Pietro d'Aragona, poi di nuovo occupata da Roberto d'Angiò. Sotto il regno aragonese fu costruita la cinta muraria. I torrioni a base tonda vennero aggiunti a partire dal 1523, durante il regno Carlo V, ad opera del Viceré Ettore Pignatelli e del successore Lorenzo Suarez de Figueroa.

S.A.G.

Principale bibliografia di riferimento:

- Micale A., Il Castello di Mialzzo, Milazzo 1982.