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Beni culturali, si chiude il cantiere nella chiesa di San Giovanni degli Eremiti

Beni culturali, si chiude il cantiere nella chiesa di San Giovanni degli Eremiti


08 novembre 2019

Conclusi i lavori di scavo e fruizione dei percorsi presso il complesso medievale di San Giovanni degli Eremiti a Palermo, finanziati dalla Regione Siciliana. La soprintendenza ai Beni culturali ha già allestito i pannelli illustrativi che descrivono gli interventi effettuati, durante i quali le visite non sono state interrotte.
Le opere - all'interno di una delle chiese normanne più importanti del capoluogo siciliano, a poche centinaia di metri da Palazzo Orleans - hanno riguardato la sistemazione della passerella all'interno della struttura e la realizzazione di una cartellonistica rinnovata e aggiornata nei contenuti, oltre a due saggi di scavo. Il primo per la verifica con metodologia archeologica della sezione stratigrafica, visibile in corrispondenza dell'abside da circa un trentennio, sia con finalità di documentazione e analisi scientifica delle varie fasi di frequentazione del luogo e delle vicende costruttive degli edifici, sia per la futura fruizione per gli studiosi ed i visitatori. Il secondo, eseguito in prossimità delle mura di fortificazione, si è rivelato di grande interesse per ricostruire la storia di un complesso monumentale di grande importanza per l'archeologia medievale di Palermo.
« Quello di San Giovanni degli Eremiti - evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci - è il sesto degli otto cantieri attivati in tutta l'Isola che si conclude. Prosegue, quindi, l'impegno del mio governo per le campagne di ricerca, scavo, messa in sicurezza e miglioramento della fruizione nei principali antichi insediamenti siciliani. La valorizzazione del patrimonio archeologico regionale è una priorità e per questo sono stati stanziati complessivamente cinquecentomila euro per far ripartire gli interventi dopo dieci anni. Abbiamo avviato una nuova stagione per consentire alla nostra terra di poter arricchire l'offerta del nostro immenso giacimento culturale oltre a conservare la nostra memoria».