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Cittadini e farmaci

 

Informazione rivolta al cittadino: perché è importante

 

1) Il foglietto illustrativo allegato alla confezione del farmaco non riesce a seguire con tempestività le novità. Per esempio, nel caso in cui venga introdotto sul mercato un nuovo principio attivo per il quale siano state già dimostrate potenziali interazioni farmacologiche con un farmaco da banco (cioè acquistabile nelle farmacie e nelle parafarmacie senza prescrizione medica), i tempi tecnici di modifica del foglietto illustrativo di quest'ultimo sono piuttosto lunghi. Possono passare anche dei mesi, infatti, perché i dati relativi alle interazioni si ritrovino nel foglietto illustrativo disponibile per il paziente.
Lo stesso può accadere relativamente a dati di letteratura molto rilevanti per il profilo di sicurezza di un farmaco in particolari condizioni d'uso e da somministrare a soggetti con comormidità. Sovente i nuovi dati non vengono prontamente implementati nel contesto delle informazioni di immediato accesso da parte del cittadino, ossia il foglietto illustrativo. Nel caso dei pazienti con scompenso cardiaco, per esempio, è stato dimostrato che l'assunzione di antinfiammatori non steroidei (FANS) che comunemente si ritrovano come principi attivi di specialità di automedicazione, determina la riospedalizzazione per aggravamento della patologia.
2) Automedicazione e conoscenza dei principi attivi. La consapevolezza da parte del paziente di una corretta informazione sui principi attivi che sta assumendo costituisce un aspetto particolarmente critico nel caso dei farmaci di automedicazione. In questo caso, può accadere che il paziente operi la sua scelta sulla base del nome commerciale della specialità e della pubblicità sull'uso di quel determinato farmaco che ne esalta le proprietà farmacologiche per particolari indicazioni terapeutiche. Tuttavia, l'errore cui si può andare incontro è quello di assumere, per indicazioni diverse, lo stesso principio attivo contenuto in specialità medicinali con nome differente. In questo caso si tratta di una duplicazione dell'assunzione dello stesso farmaco, per esempio l'autosomministrazione dello stesso FANS per il sollievo dei sintomi da dismenorrea e della cefalea nello stesso intervallo temporale (es. Buscofen® capsule molli nel primo caso e Moment® compresse nel secondo, entrambi contenenti 200 mg di ibuprofene).
3) La pubblicità sui farmaci. A livello europeo è in discussione da diversi mesi il disegno di legge che consentirebbe alle industrie farmaceutiche di pubblicizzare anche i farmaci che richiedono la prescrizione medica direttamente ai cittadini. Si tratta della cosiddetta DTCA (Direct-To-Consumer Advertising) che, al momento attuale, è in vigore in soli due Paesi nel mondo (Stati Uniti e Nuova Zelanda).
Gli effetti dannosi della DTCA per la salute dei cittadini sono stati ampiamente dimostrati e pubblicati. Uno dei rischi cui si può andare incontro, se il disegno di legge riceverà parere positivo dal parte della Commissione Europea, coinvolgerebbe anche la comunità scientifica nel suo complesso. Gli investimenti delle ditte farmaceutiche sarebbero sempre più direzionati verso il marketing e in misura minore verso la ricerca di principi attivi realmente innovativi.
È opportuno ricordare, a questo proposito, quanto accaduto negli Stati Uniti nel momento in cui, nel settembre del 2004, il Vioxx® (rofecoxib) è stato ritirato dal commercio a livello mondiale. Nonostante il ritiro di rofecoxib, in televisione veniva ancora mandato in onda lo spot pubblicitario del farmaco, con le immagini di un'anziana signora che pattinava sul ghiaccio in Central Park e che dichiarava:
"Grazie al Vioxx®, alla mia età, posso ancora pattinare".

A cura di:
Prof. Achille P. Caputi
Dott.ssa Maria Rosa Luppino