lunedì, 18 novembre 2019
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Isola Infinita

Palermo

Mai come in Sicilia tanta gente si è fermata, si è incrociata, si è amata, combattuta o a malapena tollerata. Occhi così chiari da sembrare trasparenti che fanno capolino sotto chiome corvine, parole d'origine araba che si intrecciano a termini francesi, nitide geometrie elleniche che stanno fianco a fianco con riccioli barocchi e voluttuose curve liberty sono il risultato di tutto questo: il capoluogo è il frutto più maturo di un così composito passato. Un passato che per Palermo significa snelli colonnati punici, rosse cupole islamiche, giardini e corsi d'acqua, tronfi palazzi nobiliari e chiese monumentali, vicerè e santi. Fu fondata dai fenici in riva al mare quasi 3.000 anni fa, il suo nome allora pare fosse Ziz, fiore.

Testimonianze artistiche

Del periodo precedente alla dominazione normanna scarsissime sono le testimonianze monumentali ed altrettanto scarsi i reperti rinvenuti nel corso delle campagne di scavi condotte negli anni (peraltro in maniera piuttosto sporadica). Solo alcuni avanzi di mura sotto la Cappella di San Cataldo ci ricordano la città punica, mentre la presenza romana è attestata dagli avanzi di una villa patrizia all'interno della Villa Bonanno. Scavi condotti nell'area detta "Castello San Pietro" hanno portato al rinvenimento di alcune sepolture e di avanzi di insediamento urbano, ma gli studi sono ancora in corso. Del periodo arabo la testimonianza più efficace, rimasta pressoché intatta nei secoli, è la lingua. Il dialetto siciliano, infatti, risulta molto ricco di influenze arabe e, allo stessomodo, sono numerosi i toponimi che si rifanno apertamente ad una matrice islamica (a Palermo, ad esempio, Cassaro, Kalsa, Kemonia, ecc.). Anche i mercati palermitani hanno un'impronta islamica che risulta evidente, inoltre, nella quasi totalità dei monumenti dell'epoca normanna, edificati da maestranze arabe.



Cappella Palatina. Iniziata nel 1130, anno dell'incoronazione di Ruggero II a primo re di Sicilia, fu completata nell'arco di 13 anni e consacrata, come attesta un'iscrizione nella cupola, nel 1143. In questa chiesa, definita da Maupassant "il più bel gioiello religioso sognato dal pensiero umano", si attua, tradotto in termini visivi, la fusione dei molteplici caratteri diversi di cui la Sicilia era formata: l'europeo, il siciliano, il bizantino, l'arabo. La cappella ha la forma di una basilica occidentale a tre navate, divise da colonne di granito con ricchi capitelli corinzi dorati; sempre di stampo occidentale, seppure influenzati dal gusto meridionale, i pavimenti decorati e gli intarsi dei gradini, delle balaustre e della parte inferiore dei muri, come anche, infine, il gigantesco ambone,incastonato d'oro, malachite e porfido, ed il candelabro pasquale, un vero e proprio bestiario di marmo, donato dall'arcivescovo Ugo di Palermo in occasione dell'incoronazione di Guglielmo, figlio di Ruggero II. I mosaici sono i più bei prodotti dell'arte bizantina, senza eguali in alcuna delle chiese di Costantinopoli. Si distinguono fra gli altri il Cristo Pantocratore della cupola, gli angeli che lo circondano e gli Evangelisti assorti nei loro studi, che sono i mosaici più antichi. La tradizione islamica è infine rappresentata dal soffitto ligneo a "muqarnas" (stalattiti), la più imprevedibile copertura per una chiesa cristiana. Si tratta infatti del classico soffitto che ci aspetteremmo di trovare nelle moschee più grandi ed eleganti, ma mai in una chiesa. Intricate decorazioni ornano le stalattiti e, caso più unico che raro nella storia dell'arte islamica, si tratta di decorazioni comprendenti figure umane. Gli artisti arabi infatti, nell'atmosfera tollerante della Palermo normanna, si convinsero ad azzardare questo tipo di figurazioni e così, con l'aiuto di un binocolo, possiamo distinguere oggi realistiche scene di vita quotidiana di dignitari ed ancelle affaccendate.
Chiesa del Gesù (Casa Professa) - Sorge su un rialzo ricco di anfratti tenebrosi dove, secondo la tradizione, un tempo si rifugiavano santi eremiti e dove ancora si trovano catacombe paleocristiane.La prima costruzione sul poggiolo fu un convento di monaci basiliani, edificato nel IX secolo. A partire da quella data furono diversi gli edifici costruiti in questo luogo, fra i quali cinque chiese che furono assorbite dalla prima chiesa dei Gesuiti, fondata nel 1564. A sua volta questa chiesa fu inglobata in un'altra, la cui costruzione fu intrapresa nel 1591 e terminata nel 1633. Un violento bombardamento, nel 1943, distrusse gran parte del prestigioso monumento. I restauri hanno portato al ripristino di quasi tutti gli stucchi e gli affreschi, restituendo alla chiesa il suo aspetto originario. L'interno fonde il rigore tardo rinascimentale alla nuova spazialità barocca. Per ogni dove si estende un manto ininterrotto di decorazioni, composto dagli elementi più diversi: fiori, frutta, foglie, animali, puttini, in un intarsio marmoreo di estrema mobilità e grazia in una gamma pressoché infinita di colori.

Castello della Zisa. La costruzione di questo "sollatium" (luogo di piacere) fu intrapresa negli ultimi anni di vita di re Guglielmo I e terminata dal figlio Guglielmo II. Si può datare quindi tra il 1165 ed il 1167. Il suo nome deriva dall'arabo Al-Aziz, cioè splendido, e ancor oggi si tratta in effetti di uno dei più magnifici edifici civili arabo-normanni. Secondo la testimonianza di Romualdo di Salerno, il re fece costruire il palazzo nel parco Genoardo e "lo circondò di magnifici alberi da frutto e di bellissimi giardini che rese ameni con vari corsi d'acqua e grandi vasche per pesci". La Zisa ha subito nel corso degli anni restauri e rifacimenti non sempre felici, e solo recentemente è stata restituita - per quanto possibile nella sua integrità - alla fruizione pubblica. Il castello è stato infatti trasformato in "Museo dell'Islam" e raccoglie interessanti testimonianze del mondo arabo in Sicilia. Inoltre, poiché nel corso del restauro si è cercato si rispettare il più possibile la struttura originaria dell'edificio, la visita dell'interno consente di apprendere quale fosse l'architettura dei palazzi medioevali islamici. Di particolare interesse risulta il sistema di areazione e refrigerazione delle sale e, tra queste, la cosiddetta Sala della Fontana, decorata di mosaici.

Cattedrale (Madonna Assunta) Si trova nella più antica area sacra di Palermo, dove già i fenici, i romani, i bizantini e gli arabi avevano elevato i loro luoghi di culto. I normanni, preso il potere, si preoccuparono subito di sostituire la moschea musulmana con una chiesa cristiana. Nel 1184 l'arcivescovo di Palermo, Gualtiero Offamilio, fece abbattere l'edificio e intraprendere la costruzione di una nuova splendida cattedrale, simbolo del potere religioso in città. Dopo un anno la chiesa fu consacrata e dedicata a Maria Assunta. Nel corso dei secoli seguenti, aggiunte e restauri hanno modificato l'edificio originario. L'unione, pittorescamente incongrua di stili, dà vita ad un insieme grandioso e nel complesso non sgradevole. La facciata, serrata tra le alte torri a bifore e colonnine, è unita da due archi ogivali al campanile che la fronteggia. Vi si apre un grande portale trecentesco dai battenti bronzei. Il lungo fianco destro si orna di uno scenografico portico in stile gotico-catalano, sotto il quale si apre un ornatissimo portale, anch'esso quattrocentesco. Infine, di particolare bellezza e suggestione, la parte absidale, l'unica ad avere mantenuto le forme originarie del XII secolo. L'interno, ampio e candido, risulta freddo a confronto dell'esterno. Lungo le pareti si allineano statue gaginesche in marmo, raffiguranti santi. Nella prima e seconda cappelladella navata destra si trovano le sepolture reali ed imperiali. Tra gli altri vi riposano Ruggero II, Enrico VI di Svevia, Costanza d'Altavilla e Federico II di Svevia, tutti in imponenti sarcofagi di porfido: nella tomba di famiglia si trovano così il fondatore del regno normanno di Sicilia, il suo distruttore, l'involontaria causa della sua fine ed il suo ultimo beneficiario. Fra le numerose cappelle, segnaliamo quella di santa Rosalia, dove, in un'urna argentea del 1631, sono custodite le ceneri della santa patrona di Palermo. Pregevole infine il tesoro, comprendente oggetti preziosi e ricami rinvenuti nelle tombe reali ed imperiali (da notare, in particolare, la tiara d'oro di Costanza d'Aragona), paramenti sacri, calici, ostensori, ecc. Per approfondimenti: www.cattedrale.palermo.it
Chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio o Martorana. Fu completata nel 1143 grazie ad una generosa donazione dell'ammiraglio Giorgio d'Antiochia. Un viaggiatore arabo, Ibn Jubair, che la visitò nel 1184, la definì "l'opera più bella che vi sia al mondo". Oggi, dopo un attento restauro, resta uno tra gli edifici religiosi più belli di Palermo e della Sicilia. Nel 1436 fu ceduta alle monache del vicino convento "della Martorana", da cui deriva il suo secondo nome, come cappella del convento. Nel 1588, al fine di poter contenere il sempre crescente numero di suore, l'edificio venne sottoposto a lavori di ampliamento: fu allungato abbattendo la facciata originale (sostituita da una barocca), atrio e nartece furono incorporati nella nuova costruzione. Nel 1683 fu demolita l'abside, sostituita da un'ampia cappella affrescata. Intatto nelle sue splendide proporzioni rimase solo il campanile romanico, elevato sull'ingresso della chiesa originaria, seppure privo, purtroppo, a causa di un terremoto nel 1726, della cupoletta che lo sormontava. Entrando nella chiesa è ancora possibile cogliere l'originario impianto a croce greca che tanto aveva colpito Ibn Jubair. I mosaici della Martorana, come quelli di Cefalù ed i più belli della Cappella Palatina, sono opera di un gruppo di artisti fatti venire apposta da Costantinopoli a Palermo e che qui lavorarono tra il 1140 ed il 1155. A differenza di essi, però, non comprendono aggiunte posteriori. Presso l'ingresso, sul lato settentrionale della navata, c'è un mosaico dedicatorio in cui è ritratto Giorgio Antiochieno ai piedi della Vergine, quest'ultima giuntaci in perfetto stato di conservazione. Sul lato opposto troviamo il tesoro forse più prezioso della Martorana: un mosaico raffigurante Ruggero II simbolicamente incoronato da Cristo.
Fontana Pretoria. Fu creata originariamente per la villa fiorentina di Don Pietro di Toledo dall'architetto manierista Francesco Camilliani. Il figlio del committente però preferì venderla al Comune di Palermo, che la pagò una cifra esorbitante. Nel 1574 fu trasportata a Palermo in 644 pezzi e per montarla fu interpellato il figlio dell'autore, Camillo Camilliani. L'antica piazza, su cui prospettano vari eleganti edifici, tra cui il Palazzo delle Aquile, sede del Municipio, fu risistemata in funzione della fontana che da allora fu onore e vanto della città. Di pianta circolare, è formata da bacini sovrapposti sui quali si susseguono allegorie, divinità, teste di animali, il tutto animato da piacevoli giochi d'acqua. La cancellata che la circonda fu disegnata da Giovan Battista Basile e collocata nel 1858.

Oratorio del Rosario di San Domenico. Questa piccola cappella fu costruita nel 1578 a spese della compagnia del Rosario, fondata dieci anni prima e che riuniva i più facoltosi commercianti e artisti della città. Giacomo Serpotta la decorò internamente nel corso della seconda decade del '700, lasciando qui un'opera di eccezionale bellezza. Lungo le pareti candide sculture, animate qui e là da qualche tocco dorato, si offrono all'ammirazione del visitatore, la cui attenzione è calamitata soprattutto dalle belle figure femminili - non esattamente ascetiche! - che raffigurano le Virtù, circondate da una miriade di puttini. Tra le statue pendono quadri raffiguranti i Misteri, e la volta è decorata da un affresco del Novelli. L'altare si orna di una pregevole tela del van Dyck, raffigurante la Madonna del Rosario.

Oratorio di San Lorenzo. Fu edificato intorno al 1569 dalla compagnia di S.Francesco, nei pressi della chiesa dedicata al santo di Assisi. Tra il 1699 ed il 1706 fu decorato da Giacomo Serpotta che qui raggiunse una grande perfezione formale, creando il suo capolavoro. La fantasia dell'artista, libera da ogni legame esplica un'esauribile capacità creativa. Un ininterrotto fluire di puttini festosi incornicia rilievi con scene della vita di San Lorenzo e statue allegoriche, dando vita ad un insieme di grande bellezza.

Palazzo dei Normanni. È probabile che sia i fenici che i romani abbiano edificato sulla collinetta, dove oggi è il palazzo, una cittadella fortificata a dominare l'intera area della città. Di queste prime costruzioni, però nulla è rimasto. Gli arabi, dopo avervi costruito a loro volta un castello, lo abbandonarono, poiché l'Emiro preferì trasferirsi con tutti i suoi funzionari e le truppe nel quartiere a mare diAl-Halisah Si deve così ai normanni il restauro e la trasformazione dell'edificio in una reggia sontuosa. iI cuore di essa era costituito da una spaziosissima aula regia, detta anche aula verde, dove il re teneva assemblee e banchetti. Gli appartamenti di soggiorno, i servizi e gli alloggi del personale erano ubicati in ali diverse, collegate da terrazze, loggiati e giardini ricchi di verde e bacini d'acqua, che rivelavano già il gusto arabeggiante dei sovrani che qui come altrove si avvalsero di architetti islamici. Dal punto di vista dello stile il palazzo rappresenta uno dei culmini dell'arte palaziale fatimita dell'Occidente, sia per le qualità architettoniche che per le decorazioni che gli artisti profusero nei vari ambienti. Dopo il 1250, alla morte di Federico II, iniziò la decadenza del palazzo, che continuò per circa tre secoli, fin quando i vicerè spagnoli non lo elessero a loro residenza. Essi però, se da una parte salvarono il palazzo dal completo abbandono, dall'altra lo modificarono secondo il proprio gusto. Così ben pochi degli ambienti originari normanni hanno mantenuto l'aspetto originale. Tra essi però si celano due autentici gioielli: la Sala di Ruggero e la Cappella Palatina. La Sala di Ruggero era originariamente una camera da letto. Si tratta di un ambiente belvedere che si affaccia sul golfo di Palermo. Le pareti sono elegantemente decorate da mosaici raffiguranti scene di caccia animate da figure e piante stilizzate. Si tratta di una rara testimonianza dell'arte musiva secolare dell'epoca, che affondava le proprie radici nell'Oriente persiano e nel Nord Africa.

Quattro Canti di Città. È il nome più comune della piccola Piazza Vigliena, centro della parte più antica della città. È detta anche "teatro del sole", perché illuminata dai suoi raggi dall'alba al tramonto. Il progetto per la sistemazione della piazza fu redatto nel 1608 ed i lavori iniziati quello stesso anno. Una volta terminata la sistemazione delle parti architettoniche si poté procedere alla decorazione delle quattro pareti su tre ordini: in basso quattro fontane, sormontata da una statua raffigurante una delle stagioni; sopra le statue dei monarchi spagnoli Carlo V e Filippo II, III e IV; in cima le quattro sante protettrici della città: S. Caterina, S. Oliva, S. Ninfa, S. Agata. La piazza fu a lungo il centro della città, luogo di elegante passeggio, di scambio di pettegolezzi, mercato di servitori in cerca di padrone. Fu anche simbolo della riforma urbanistica spagnola, che volle dare magnificenza alle due arterie principali della città, la via Maqueda ed il Cassaro, (oggi corso Vittorio Emanuele), aprendo una piazza al loro incrocio.

Chiesa di San Francesco d'Assisi. Edificata nel corso del XIII secolo, fu più volte ampliata e modificata nei secoli seguenti. Dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale se ne intraprese il graduale restauro che ha restituito alla chiesa il suo aspetto duecentesco. Sulla severa e alta facciata si apre un magnifico portale gotico sormontato da un grande rosone. Il vasto interno, che mostra discendenza da modelli tardo-romanici, è a tre navate con ampie arcate gotiche. Vi si custodiscono numerose opere d'arte di scultori e pittori famosi fra i quali la famiglia Gagini, Pietro Novelli, Francesco Laurana, Giacomo Serpotta.

San Giovanni degli Eremiti. Fu fondata per volere di Ruggero II nel 1142 e durante gli anni più splendidi della dominazione normanna l'annesso monastero fu il più ricco e privilegiato convento siciliano. La chiesa, oggi sconsacrata, è molto piccola e, nonostante le tracce di piastrelle, mosaici ed affreschi ed il soffitto a stalattiti della moschea sulla quale fu edificata, non ha elementi di particolare interesse per un profano. Quello che affascina è piuttosto l'esterno dell'edificio. Colpiscono anzitutto le sue cinque cupole rosse, elemento caratterizzante di diversi edifici arabo-normanni. E poi il giardino: la costruzione è immersa nel verde e nei colori di alberi di agrumi, di agavi, bouganvillee, rose, melograni e alti cespugli fioriti. Le piante lussureggianti si arrampicano sulle pareti, insidiano le bianche colonnine del piccolo chiostro, stordiscono con il loro profumo. È uno dei monumenti più caratteristici della Palermo normanna, spesso scelto come simbolo della città.

Palazzo Chiaramonte o Steri. È il più pregevole monumento che ci sia rimasto della potente famiglia di Chiaramonte che a partire dal XIV secolo, ebbe parte importantissima nella storia politica ed economica della Sicilia. Capo storico della famiglia fu Manfredi I, che volle dimostrare tutta la propria potenza anche attraverso la costruzione di un grande, magnifico palazzo fortificato, un "Hosterium", la cui prima pietra fu posta nel 1307. La costruzione fu proseguita dal figlio Manfredi II e dal nipote Manfredi III. Dopo il declino della famiglia Chiaramonte, l'edificio fu adibito a sede della corte da re Martino ed in seguito fu sede dei tribunali, dei vari governi che si susseguirono in Sicilia, nonché del tribunale dell'Inquisizione. Attualmente nei suoi locali è ospitato il rettorato dell'università di Palermo. Da un punto di vista artistico lo Steri è il principale esempio di architettura siciliana del '300 detta appunto "chiaramontiana", che risente fortemente delle esperienze islamica e normanna.


Mondello panorama


Politeama


Massimo notte


Palazzo Normanni


sanFrancesco


fontana pretoria


Zisa