sabato, 16 ottobre 2021
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La Sicilia a tavola

Cibo di strada e antichi mercati

Cibo di strada ed antichi mercati Il cibo di strada, ovvero le tipiche bancarelle di Palermo ove è possibile mangiare un po' di tutto, si trova ancora oggi in tutta la città e soprattutto nei quartieri popolari al margine dei grandi mercati storici: la Vucciria (dal francese bucherie - baccano), il Capo, Ballarò (forse l'angolo più multietnico della città) ed il Borgo Vecchio. Vi si giunge seguendo il forte odore di fritto: presentati alla buona su grandi vassoi ricoperti di carta fanno bella mostra dietro al vetro le tipiche "panelle", di cui detto in precedenza, da gustare in grandi focacce di pane e sesamo, a cui spesso si abbinano i così detti "cazzilli" fritti (ovvero croquettes di patate fritte nell'olio). Non meno gustosi sono le melanzane fritte o il "cicireddu", ovvero pesce piccolissimo infarinato e fritto al momento. Spesso all'ingresso della friggitoria resiste la scritta "pani cà meusa". Vuol dire che qui si rispetta davvero la tradizione. Si tratta di un cibo gustosissimo ma per palati forti. Messi a ribollire nello strutto, le interiora di bue, milza e polmone vengono servite dentro al pane e condite con limone o in alcuni casi con la ricotta o formaggio locale. Non meno popolare è la "stigghiola", spiedini di pecora o di vitello arrostiti sulla griglia. Nati con gli arabi, i suk presenti in diverse città e cittadine dell'Isola conservano intatte le radici arabe della cultura siciliana nel modo di sistemare la frutta fresca, le arance soprattutto, quella secca, ma anche la grande varietà di specie esotiche, le spezie, provenienti dall'Oriente vicino e lontano e le olive, nella loro incredibile varietà e profumo di aglio, origano e peperoncino. Bellissimi sono i banchi del pesce, come nel famoso Mercato del Pesce di Catania. Vi troneggiano interi pescispada, cernie scure, orate e saraghi, cozze e vongole, polpi ed altri crostacei, abbonda il pesce azzurro, tra sarde già pulite, sgombri, spatole argentate e caponi. I gamberi, da quelli grossi e rossi di Mazara del Vallo, a quelli più piccoli di sabbia, spesso già puliti e sgusciati. Nei mercati di Sicilia si parla, si contratta e si vive immersi in un mondo che sembra quasi un teatro.










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