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Le tonnare

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Tonnara di Favignana. Sotto i pinnacoli di tufo di Calarossa simili a guglie di castelli, si consumò la prima guerra punica. Ma l'isola di Favignana è divenuta importante per un altro motivo: la pesca del tonno, già praticata dai Fenici ma ritualizzata dagli Arabi nella maniera in cui è conosciuta oggi. Un cerimoniale fatto di canti propiziatori e di tempi ritmici scandito dalla voce del Rais, il capo della tonnara. Per la fortunata posizione l'isola è lambita da correnti marine dove i tonni trovano le condizioni ideali per riprodursi. Sin dai tempi più antichi un ingegnoso sistema di reti conduceva i branchi verso il luogo dove avveniva la mattanza. Nel secolo scorso per merito della famiglia Florio, proprietari dell'isola e dei diritti di pesca dal 1874, fu introdotto il sistema della conservazione sott'olio e creato un imponente complesso produttivo che fece della tonnara un'industria unica al mondo. L'attività della tonnara Florio è cessata negli anni'70 e gli austeri edifici della fabbrica in riva al mare sono diventati un autentico monumento di archeologia industriale che testimonia il periodo d'oro della pesca del tonno in questo lembo d'Africa della Sicilia.
Tonnara di Scopello. Un lembo di terra alto e frastagliato che si affaccia sull'acqua di colore azzurro intenso situato a circa un'ora di macchina da Palermo. Qui nelle baie si nascondono solitarie strisce di sabbia e di ciottoli spesso raggiungibili solo via mare. In questo paradiso naturale si trova il borgo marinaro di Scopello, piccolo ma ricco di tradizioni. Un luogo che ha saputo conservarsi nel tempo: qualche casa, il baglio, una chiesa i faraglioni e la tonnara. Quest'ultima, una delle più antiche dell'isola ormai in disuso, è la testimonianza di un'attività un tempo fiorente. Evoca il fascino di un luogo abbandonato, sensazione aumentata anche per via del silenzio che la circonda, rotto solo dal rumore delle onde. Sono rimasti intatti gli edifici nella cui "camera della morte" veniva praticata la crudele mattanza, il magazzino dove veniva stivato il tonno e le ancore utilizzate per le reti, tutt'ora visibili.
Tonnara di Portopalo di Capo Passero. Di proprietà del Cavaliere Pietro Bruno di Belmonte, la Tonnara di Portopalo di Capo Passero, estrema punta sud orientale della Sicilia in corrispondenza della quale le acque dello Ionio incontrano quelle del canale di Sicilia, era uno stabilimento produttivo fiorente nel corso del XX sec. e costituisce oggi uno splendido monumento di archeologia industriale. Sono visibili la balata, la loggia e lo stabilimento per la lavorazione del tonno, la grande fornace, i magazzini, la chiesa del XVII sec. Qui giungevano i tonni che, prima macellati e poi lavorati, hanno costituito nel corso dei secoli un'importantissima risorsa economica per tutta la popolazione del luogo. Quando la tonnara era ancora in attività, già ai primi di marzo iniziavano i lavori di manutenzione delle grandi imbarcazioni di quercia, lunghe quasi venti metri, che, custodite in grandi magazzini durante il periodo invernale, venivano tirate fuori per "l'impeciatura" delle chiglie. Le pesanti reti venivano controllate e riparate. Le grandi ancore, piazzate opportunamente sul fondo, formavano una sorta di passaggio obbligatorio per condurre i tonni nella "camera della morte" agli ordini del capo rais. Alla fine della mattanza si tornava a riva per scaricare tutto il pescato: i tonni, trasportati con dei carrelli, venivano condotti in una grande sala per essere sventrati e puliti. Poi si passava alla bollitura nei forni, e infine, alla conservazione con olio d'oliva.

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