sabato, 03 dicembre 2022
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Mozia

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Storia

È una delle fondazioni fenicie più antiche (fine VIII sec. a. C.), insieme a Panormo e Solunto. In poco tempo, Mozia divenne una delle basi commerciali più importanti del mondo antico, ma dopo la sconfitta dei Cartaginesi, nella battaglia di Imèra, 480 a. C., subì un periodo di decadenza, per poi rifiorire verso la fine dello stesso secolo, quando venne anche rafforzata la cinta muraria, che già si estendeva per tutta l'isola. Riaccese le ostilità tra Greci e Cartaginesi, Mozia fu investita da un'offensiva di Dionisio I di Siracusa, che, nel 397 a. C., la conquistò e la distrusse. Gli abitanti si rifugiarono sulla terraferma e fondarono la città di Lilibeo, l'odierna Marsala. Mozia non fu più ricostruita, e pertanto costituisce una rara testimonianza di insediamento di tipo fenicio-punico, pervenutoci quasi integro, senza successive sovrapposizioni. I primi scavi si debbono a Giuseppe Whitaker, inglese, industriale vinicolo e proprietario dell'isola, che nei primi anni del '900 iniziò l'esplorazione del suolo, riportando alla luce reperti d'età arcaica. Oggi l'isola di Mozia appartiene alla Fondazione Whitaker, di Palermo, e dipende, archeologicamente, dalla Soprintendenza di Trapani.

Monumenti

Si raggiunge l'isola a mezzo di una barca, da un canale che costeggia le saline. Dopo pochi minuti si arriva, e si può iniziare la visita, seguendo, a destra o a sinistra, il percorso delle mura che sono state riportate alla luce in molti punti. La cinta originaria risale agli inizi del VI sec. a. C.; fu rifatta alla fine dello stesso secolo e nel V. È realizzata con diverse tecniche, tra le quali è prevalente quella dell'emplecton, caratterizzata da blocchi contrapposti, e riempiti all'interno di materiale minuto e di pietrisco. Mòzia aveva probabilmente quattro porte. Alle due estremità dell'isola, si trovano la porta Nord e la porta Sud. Sulle mura erano disposte alcune postierle e venti torri quadrangolari. Se siamo andati a destra, verso la parte settentrionale dell'isola, entreremo dalla porta Nord, coi torrioni angolari di sbieco, come le porte scee a Troia. Ma, prima di entrare, ammireremo un'opera di straordinario interesse, che si vede nettissima se è bassa marea: si tratta, semplicemente, di una strada costruita sul fondale, paludoso e poco profondo, che univa l'isoletta alla Sicilia, nel territorio di Birgi, dove, dopo l'abbandono della necropoli arcaica, fu posta la nuova, con nuove tombe a inumazione. Entrando nella città dalla porta Nord, si trovano, poco oltre, i resti di un interessante santuario monumentale detto di Cappiddazzu (forse per un cappellone spaventapasseri che ne identificava il luogo). Il santuario, circondato da un temenos (muro di cinta), era costruito con blocchi regolari. Comprendeva un vasto edificio rettangolare, probabilmente dedicato al culto, e numerosi ambienti di servizio. Era certamente questo, il più importante luogo di culto dell'isola. Poco lontano, in prossimità di una fornace per ceramica, è stata rinvenuta la bellissima statua del così detto Giovane di Mozia, esposta, quando non è purtroppo in mostra altrove, nel Museo locale. Procedendo verso ovest, si giunge alla necropoli arcaica (con tombe cinerarie che sono semplici vasi ricoperti), e poi ecco il Tophet, un vasto recinto sacro di forma triangolare, dove si celebravano i culti delle divinità fenicie, tra le quali Baal e Astarte. Qui sono state rinvenute, in gran numero, le urne cinerarie dei sacrifici (si dice che fossero bambini, più tardi sostituiti con animali) e circa 1000 stele votive (dal VII al IV sec. a. C.), aniconiche le più antiche, figurate le più tarde. Le stele costituiscono un patrimonio indispensabile per la conoscenza del mondo punico. Un temenos (muro) cinge il Tophet per due lati, mentre il terzo si addossa alle mura della città. Andando ancora in direzione ovest e poi ad est, rasentando le mura, oppure attraverso i viottoli tra i campi, si giunge alla parte meridionale dell'isola dove si trovano la porta Sud e il Kothon. È questo uno straordinario porto artificiale, quasi una darsena, costruito secondo le tecniche tipiche del mondo fenicio-punico; risale al VI sec., ha forma rettangolare, il fondo è ricavato dalla roccia naturale levigata e i bordi sono realizzati con blocchi lisci e squadrati. L'acqua del mare penetrava (penetra ancora) all'interno del bacino, attraverso uno stretto canale, caratterizzato da un solco longitudinale, atto a tirare le navi in secca. Le banchine laterali servivano per l'attracco delle imbarcazioni, e per la loro manutenzione. Da qui, proseguendo verso est, si giunge alla cosiddetta Casa dei mosaici, splendida dimora, il cui peristilio, che era caratterizzato da colonne doriche, reca un raffinato mosaico, realizzato con ciottoli marini, raffigurante alcuni animali e fasce decorative. Per la raffinatezza appunto degli elementi decorativi, e per il generale linguaggio architettonico, si deve datare, questo mosaico, prima del 397 a. C. (anno della distruzione di Mozia da parte di Dionisio I di Siracusa), anche se la Casa dei mosaici, e il mosaico stesso,  possono essere appartenuti a qualche ricco moziese, ritornato in patria dopo le terribili distruzioni. A pochi passi, è il piccolo museo dell'isola, il Museo Whitaker, risistemato anche in virtù degli auspicati ritorni, da restauri e mostre, della famosa statua in marmo del Giovane di Mozia, o Auriga di Mozia, come ad alcuni piace chiamarlo. È una statua della metà del V sec. a. C., e si è pure pensato che possa trattarsi di un magistrato. Il Museo espone i materiali rinvenuti nell'isola, dagli scavi più antichi fino a quelli più recenti. Le cose più interessanti sono: un gruppo scultoreo che raffigura due leoni in lotta con un toro, i numerosi esempi di stele provenienti dal Tophet, i corredi tombali, le cerasiche, i vasetti di vetro per profumi ed unguenti. La presenza di materiale greco, insieme a quello punico, dimostra che profondi contatti culturali si instaurarono tra l'elemento punico e quello greco. Lo stesso Giovane Auriga - la tunica finissima, pieghettata, ne vela dolcemente il corpo - presenta, insieme, caratteri punici ed ellenizzati.