giovedì, 17 ottobre 2019
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Erice

La cinta muraria costruita dai Fenici intorno al VI secolo a.C., e ristrutturata nel tempo, già si scorge avvicinandosi ad Erice. I Normanni vi aprirono tre porte: porta di Trapani, porta del Carmine e porta Spada (dove sono incisioni puniche nelle mura del terzo torrione). Entrando da porta di Trapani, ecco il suggestivo assetto viario: stradine tortuose, cortili interni e vie selciate, che conferiscono al luogo un carattere sereno e antico. Il Duomo, dedicato all'Assunta, in via San Giuseppe, vicino alla porta di Trapani. Sopra una rocca imprendibile dove era l'antica acropoli, e sorgeva il tempio di Venere ericina, venne eretto, tra il XII e il XIII secolo, il grandioso Castello, baluardo della città e del territorio circostante. Di questo Castello restano alcune torri ed alcune mura merlate, e pochi resti dell'antico tempio di Venere. A sinistra del Castello normanno, è il castello Pepoli, del sec. XIX, e, prima, il castello medievale del Ballo (il governatore), le cui torri furono restaurate, ed una anche ricostruita, fra il 1873 e i1 1885. Ritornando a porta Trapani, si può avviare la visita interna di Erice, ma si puo' farlo anche da qui, e quasi subito incontriamo la chiesa di San Francesco, XIV sec., e poi San Giuliano, nelle vie omonime, e, andando per via G. Salerno, la chiesa di San Carlo; più avanti, è la chiesa di San Martino, ristrutturata e decorata tra il Sei e il Settecento (il coro ligneo intagliato della chiesa, è un lavoro rispettabile di Bernardo Castelli, sec. XVII). Vicino, risalendo, è la chiesa di San Pietro il cui monastero è oggi una sede del Centro di cultura scientifica Ettore Majorana; un'altra sede, più avanti, è l'ex chiesa di San Domenico, nella piazza omonima. A destra, nella via omonima è la chiesa di San Cataldo, edificata nel '300 e più volte rimaneggiata. Ancora a destra, sul ciglio del colle, è la chiesa di San Giovanni Battista, con bella veduta nella valle sino al monte Cofano; di origine medievale, età di un bel portale laterale ristrutturato nel XV e XVII secolo, conserva all'interno alcune statue dei Gagini: il San Giovanni Evangelista, di Antonello, 153l, e il Battista, di Antonino, 1539. Entrando, invece, da porta Trapani, o ritornandovi per risalire il corso Vittorio Emanuele, si raggiungono facilmente, in senso quasi orario, tutti i monumenti citati, ma anche il Palazzo Chiaramonte, XIV sec., e più in su, il palazzo del Municipio, che ospita la ricchissima Biblioteca comunale ed il Museo civico "Antonio Cordici", erudito locale. Il Museo, strutturato nel 1972, raccoglie materiali archeologici punici, greci e romani (tra cui una delicata testina di Afrodite, IV sec. a.C.),  paramenti sacri, ricami in corallo, e, nell'ingresso, un gruppo in marmo di Antonello Gagini, I'Annunciazione, 1525. In anni ancora più recenti è stato istituito il Museo Agroforestale, nella vicina località San Matteo, che raccoglie esemplari locali della fauna, della flora e della vita contadina.



La Chiesa Madre sorse nel corso della prima metà del secolo XIV e fu dedicata alla Vergine Assunta. La precede un poderoso campanile isolato, coevo alla chiesa, originariamente una torre di vedetta. Alla facciata fu aggiunto nel XV secolo un portico rettangolare su quattro arcate ogivali. L'interno si presenta in un ibrido stile gotico, dovuto ad un rifacimento del 1865. Vi si conservano numerose testimonianze d'arte pittorica, scultorea e artigianale attribuite a noti artisti siciliani, quali il Laurana ed il Mancino.

Il Castello sorge sulle rovine dell'antico tempio dedicato a Venere, del quale conserva testimonianze del V - VII sec. a.C., su un'alta rupe isolata cui si accedeva anticamente per un ponte levatoio. Fu reso inespugnabile dai normanni, che lo dotarono di mura orlate di merli. Del tempio furono rinvenuti, al principio di questo secolo, alcuni rocchi di colonne e frammenti di cornice, risalenti al rifacimento romano. Più tardi, si trovarono anche i resti di un pavimento musivo. Intorno al castello si estendono i Giardini del Balio, magnifici per la disposizione a terrazza e la varietà delle piante coltivate. Prendono il nome del governatore normanno (Bajulo) che risiedeva nell'adiacente castello.

Le Torri Medievali costituivano l'avamposto del Castello di Venere, cui erano uniti da poderose cortine murarie. Furono parzialmente ricostruite nella metà del secolo scorso per volontà del conte A. Pepoli, cui si deve anche l'edificazione della Torretta Pepoli, una manierosa costruzione in vago stile moresco.

Centro Studi Scientifici Ettore Maiorana

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