sabato, 19 ottobre 2019
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Trapani

Se si arriva a Trapani dall'autostrada, si puo' cominciare la visita col Santuario dell'Annunziata e il Museo Pepoli, nella via Conte Agostino Pepoli, dopo via Marconi. Se si arriva col treno, conviene raggiungere a destra, uscendo dalla stazione, la spaziosa piazza Vittorio Emanuele, nuovo centro della città, dove si trova la fontana del Tritone, opera dello scultore trapanese Domenico Li Muli ne11951, e, di fronte, la statua del re Vittorio Emanuele Il di Giovanni Dupré, 1882. Si prosegue nel viale Regina Margherita, che costeggia la villa comunale (sec. XIX, ricca di belle piante, fra cui splendidi alberi di ficus), e si giunge alla piazza Vittorio Veneto, dove si eleva il monumento ai Caduti, e si vedono, a sinistra, il palazzo del Governo e della Provincia, sec. XIX, ed il palazzo delle Poste in stile liberty, 1924, dell'architetto Francesco La Grassa; a destra, il palazzo della Questura, in cemento a vista, ultimato nel 1990, su progetto originario dell¿architetto romano Riccardo Leone (alle spalle sono i resti del Castello di Terra, di origine punica), e il palazzo D'Ali', dei primi del Novecento, sede del Municipio. Si entra nella città vecchia da via Garibaldi (la Ruga Nova, risalente al XIII secolo), dove prospettano alcuni edifici settecenteschi di notevole dignità: palazzo Fardella Fontana, palazzo Riccio di Morana (che ha belle statue nel coronamento e, all'interno, un salone con soffitto elegantemente stuccato, e pavimento con piastrelle di fabbrica locale), la chiesa di Santa Maria dell'Itria, dalla bella facciata barocca, palazzo Milo, la chiesa di Sant'Alberto (sec. XVII), il palazzo già del barone Giardino, la chiesa del Carminello con colonne semitortili nel portale, palazzo Fardella, palazzo Saura. In una salita laterale, a sinistra, è la chiesa di San Domenico, la cui prima costruzione risale al XIV secolo, con un bel rosone sulla facciata. All'interno, troviamo: un affresco della Madonna col Bambino, sec. XV; la tomba di Manfredi, figlio di Federico III d'Aragona; la cappella Pepoli, e una cappella barocca in marmi mischi (opera dell'architetto trapanese Giovanni Biagio Amico), con un Crocifisso ligneo del Trecento, nell'altare. Ritornati in via Garibaldi, si arriva alla chiesa di Santa Maria del Soccorso, sec. XVII, annessa al convento della Badia nuova. Nella chiesa, cantorie barocche, e un pavimento del Settecento. Di fronte: i portali del palazzo Burgio Baroni di Scirinda, sec. XVI. Un po' più avanti, in via Barone Sieri Pepoli, è la chiesa di San Nicolo' Mirense. Riprendendo via Garibaldi, si incrocia via Torrearsa: a destra è la piazza Mercato del pesce, sec. XIX, dove si trova la fontana con la statua di Venere Anadiomene; a sinistra, invece, superata all'angolo la chiesa del Carmine, sec. XVI, si raggiunge, all'incrocio col corso Vittorio Emanuele, il settecentesco palazzo Cavarretta, con statue, nel prospetto, di San Giovanni, della Madonna e di Sant'Alberto, patrono di Trapani, e due orologi aggiunti in alto a metà dell'800. In un lato, la Porta Oscura e la Torre dell'Orologio, con una meridiana del XIII secolo. Nel corso (denominato nel tempo: Ruga dell'Amalfitana, Ruga della Loggia, Ruga dei Catalani), a sinistra è il palazzo Riccio San Gioacchino che risale al XV secolo, ed è stato rifatto più volte. A destra, si eleva la chiesa del Collegio dei Gesuiti, sec. XVII, che ha una stupenda facciata barocca, disposta su due ordini, di grande risalto plastico, con elementi decorativi, anche di figure femminili. Nell'interno, a tre navate, vi sono alcuni notevoli altari settecenteschi a marmi mischi e, nell'altare maggiore, un bassorilevo del Marabitti, raffigurante l'Immacolata. Gli armadi della sacrestia sono bellissime opere di intaglio ligneo di Pietro Orlando. Più avanti, a destra, sempre sul corso Vittorio Emanuele, prospetta l'edificio della Cattedrale, dedicata a San Lorenzo, costruita, nel sec. XVII, allargando una chiesa del Trecento, ceduta dai Genovesi.