giovedì, 02 dicembre 2021
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Adelasia: Corteo Storico ed Esposizione di abiti e di riproduzioni di pergamene di epoca normanna al Palazzo del Turismo di Patti

VESTIGIA ARTIS - ADELASIA 1118 - 2018



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Il Mandato di Adelasia

La lettera, un mandato bilingue in greco ed arabo, secondo le usanze del tempo, è stata scritta dalla contessa Adelasia il 25 marzo 1109 ed è il documento cartaceo più antico d'Europa. È un importante testimonianza dei forti legami esistenti tra la Sicilia e il mondo arabo, dal quale proveniva l'uso della carta. La lettera è inoltre uno tra i tesori più preziosi conosciuti del patrimonio storico-culturale italiano.
Adelasia era particolarmente legata, unitamente al coniuge Ruggero, all'abbazia di San Filippo di Fragalà o di Demenna a Frazzanò, sui monti Nebrodi, un cenobio basiliano dedicato a San Filippo d'Agira, di antica fondazione e che era stato semidistrutto dagli arabi. L'abate Gregorio, nel 1090, aveva chiesto alla coppia il loro intervento per la ricostruzione dell'Abbazia. Tale affetto per l'abbazia fu così forte da spingere Adelasia a scrivere, a Messina, una lettera indirizzata ai Vicecomiti, Gaiti ed altri ufficiali delle terre di Castrogiovanni, oggi Enna, raccomandando loro "[?] di non molestare ma anzi di porre sotto la loro protezione i monaci del Monastero di San Filippo di Demenna, sito nella valle di San Marco".
La rarissima missiva, scritta su carta con inchiostro nero e recante i segni di un sigillo in cera rossa, è oggi custodita all'Archivio di Stato di Palermo da dove venne trasferita, nel 1877, a seguito della soppressione di tutti i monasteri messinesi con legge 1866 e nello specifico di quelli di San Filippo di Fragalà, Santa Maria della Maddalena di Valle Giosafat e Santa Maria di Malfinò.
Adelasia, per redigere la lettera, usò la carta poiché non si trattava di un diploma o di un privilegio ufficiale per i quali veniva adoperata la più solenne pergamena, ma di un atto transitorio. L'assoluta rarità del reperto è evidenziata, in un suo pregevole articolo, da Vincenzo Fardella de Quernfort: "Acclarato, infatti, che negli archivi pubblici non esistono documenti cartacei anteriori a questa data e che in Italia le prime forniture di "carta bambagina" di fabbricazione fabrianese sono documentate da atti notarili del 1264, conservati nell'Archivio Storico di Matelica, si passò all'analisi microscopica dell'impasto fibroso, che risultò composto da cellulosa di lino, in fibre poco raffinate, avendo così la conferma che il documento siciliano era stato scritto su carta di sicura provenienza araba. E' noto, infatti, che nel mondo musulmano esistevano delle cartiere già nel secolo VIII d. C. e che gli arabi furono i primi esportatori della carta nei paesi dell'occidente".
La lettera di Adelasia fu nei secoli successivi acquisita dall'Ospedale Grande di Palermo per giungere, infine, all'Archivio di Stato di Palermo.
Introdotta nel mondo occidentale dagli arabi, tale materia scrittoria fu utilizzata in Sicilia dalla cancelleria normanna, soprattutto per gli atti di natura transitoria, i cosiddetti mandati.
Nel documento Adelasia, vedova del conte Ruggero, non compare insieme ai figli, in nome dei quali governava, perché il territorio di San Marco in Val Demone faceva parte del suo dotario, ossia delle terre dell'isola che il conte aveva costituito come patrimonio personale della consorte allo scopo di provvedere alle spese richieste dal suo rango. Differentemente composto sotto ogni successiva sovrana dell'Isola, tale dotario cominciò a stabilizzarsi in epoca aragonese e, costituito dai territori di Siracusa, Mineo, Vizzini, S. Filippo d'Argirò, Lentini e Carlentini, fu amministrato da un organo apposito, il Protonotaro della Camera Reginale.
Nel 1996 il mandato è stato sottoposto a un delicato intervento di restauro presso l'allora Centro di Fotoriproduzione Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato, a Roma; infatti, soprattutto a causa di un maldestro tentativo di conservazione, effettuato probabilmente nel secolo XVI, consistente nell'adesione e cucitura su un foglio di pergamena, esso presentava strappi, lacune, rigonfiamenti e attacco di anobidi (tarme), prodotti dalle diverse trazioni dei due materiali in presenza di variazioni termoigrometriche e dalla colla utilizzata.

(Sezione realizzata in collaborazione con l'Archivio di Stato di Palermo)



Adelasia. Contessa di Sicilia e Regina di Gerusalemme

La marchesina Adelaide, nata nel 1073 a Savona, era una giovane bella, pia ed intelligente.

Figlia del marchese Manfredi, sposò nel 1089, in terze nozze, Ruggero D'Altavilla, molto più grande di lei, il quale desiderava fortemente un successore. Nacquero così da questa unione Simone nel 1092 e Ruggero nel 1095.

Nel 1101 Ruggero morì e la contessa si trovò sulle spalle un grande peso: ereditava un esteso dominio popolato da genti diverse per razza e religione. Essa ebbe poco tempo per organizzare la reggenza, vista la minoranza età dei figli, ma anche se inesperta, riuscì a superare tutte le difficoltà, nonostante le varie lingue ed usanze dei suoi amministratori. Propabilmente con l'aiuto del padre e del grande zio, Adelaide mandò a chiamare Roberto, figlio del duca di Borgogna e, dandogli in moglie una figliastra, gli affidò il governo della Sicilia per dieci anni. Poi si dedicò ai figli e alla loro educazione. Simone mori a dodici anni e Ruggero a quasi dieci anni divenne conte di Sicilia.

La vita di Adelasia e di suo figlio Ruggero II si svolse tra l'Italia meridionale e la Sicilia. Lei aveva una predilezione per Messina, mentre il figlio per Mileto. Nel 1112 Adelaide si stabilì a Palermo con il figlio Ruggero.

Baldovino di Boulogne, incoronato re di Gerusalemme dopo la prima crociata, aveva ripudiato la moglie confinandola prima in un convento e poi a Costantinopoli. Egli, a corto di denaro, avendo saputo che Adelasia di Sicilia aveva passato le redini al figlio, e che avesse accumulato una enorme fortuna, inviò un ambasciatore a Palermo, con richiesta di matrimonio. Adelaide accettò a condizione che, se il matrimonio fosse stato infecondo, la corona di Gerusalemme sarebbe passata al conte Ruggero II.
Adelaide partì con tutto il suo tesoro, con due triremi e sette navi cariche di ogni bene, con ognuna 500 guerrieri scelti. Baldovino la sposò, ma oberato dai debiti, poco rimase della dote della moglie. Diverse difficoltà fecero si che Adelaide fosse rinviata in Sicilia, da suo figlio. Il tradimento fu doppio, poiché Baldovino non mantenne neanche la promessa di passare la corona di Gerusalemme al Conte di Sicilia, il quale fu nominato re successivamente da papa Innocenzo II.

Adelaide, dopo un anno dal suo ritorno a Patti, fu colpita dalla lebbra, dalla quale si salvò miracolosamente, per fede, grazie alle continue abluzione nella fonte dove la santa patrona di Patti, Febronia, ricevette il sacramento del battesimo da sant'Agatone. Nell'ultimo periodo della sua vita si dedicò all'assistenza dei poveri e ad azioni di solidarietà. Era il 16 aprile 1118 quando si spense all'età di cinquantadue anni. Le sue spoglie si trovano nella Cattedrale di Patti, il cui sarcofago reale, ubicato nella cappella di destra dedicata a Santa Febronia, è stato costruito nel 1122 per volontà dell'abate Giovanni e ricostruito in stile rinascimentale nel 1557. Ruggero II, in omaggio della madre, elevò Patti a sede vescovile nel 1131.

Dopo la morte di Adelasia

Adelasia morì senza poter vedere realizzato il suo sogno. Il figlio Ruggero infatti sarà re solo nel 1130, dopo una lunga trattativa con Papa Innocenzo II. La figlia Costanza sposerà Enrico VI, figlio di Federico I di Svevia, detto il Barbarossa, per rafforzare il legame tra la Sicilia ed i Normanni, suoi fedeli e potenti alleati. Nel 1194 Costanza, ormai quarantunenne, darà alla luce Federico II, futuro re di Sicilia e di Germania, colui che ricostruirà il Sacro Romano Impero di Carlomagno, porrà le basi della lingua italiana e rivoluzionerà la Storia, scrivendo le Costituzioni di Melfi, riferimento per tutte le Costituzioni europee, meritandosi l'appellativo di Stupor Mundi.
 



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