giovedì, 02 dicembre 2021
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Il dialetto gallo-italico nei territori messinesi conquistati dai Normanni: elemento di identità contadina

La storia - I Normanni giungono in Sicilia per ridimensionare la presenza araba e, guidati da Ruggero I d'Altavilla, riescono a conquistare l'isola nell'arco di trent'anni (1060-1091), partendo da Messina, fino alla resa di Castrogiovanni (oggi Enna) e Noto. Lo scenario successivo presenta un mosaico di culture, con prevalenza di quelle araba e greca ed un elemento latino in netta minoranza. Per rafforzare la cultura latina, Ruggero avvia una politica di incremento demografico, favorita dal matrimonio dello stesso con Adelasia del Vasto e marchesa del Monferrato. Il territorio di Messina, ed in particolare le zone che oggi appartengono ai Comuni di Novara di Sicilia, Montalbano Elicona, San Fratello, Acquedolci, San Piero Patti, Tripi e Fondachelli Fantina, viene interessato da una migrazione di coloni e militari dalle terre medievali della Lombardia, ed in particolare piemontesi del Monferrato e liguri e in misura minore emiliani. Adelasia porta con sé fratelli e conterranei, mentre un altro spostamento di "gentes" avviene dal sud-est della Francia, la Provenza, per la difesa delle fortificazioni normanne. Il processo di nuova latinizzazione dei territori è avviato e i nuovi abitanti di Sicilia ricevono in cambio terre e privilegi. La migrazione continua fino al XIII secolo. Il ripopolamento è distribuito soprattutto nelle zone cuscinetto, che separano la Sicilia centro orientale da quella occidentale, dove ancora forte è la presenza araba. Vengono costruite anche roccaforti militari, dotate quasi sempre di Castelli (San Fratello)

Oggi - Dopo quasi mille anni nei territori ripopolati del territorio di Messina permane una traccia fonetica, morfologica e lessicale dell'antica colonizzazione: il dialetto gallo-italico. In alcuni Comuni del messinese si parla ancora questo dialetto caratteristico, come a Novara di Sicilia e San Fratello in particolare, ma anche a Montalbano Elicona e San Piero Patti, perchè a quel tempo la presenza indigena era in minoranza rispetto alla quantità di coloni e poi alcuni territori erano isolati dall'influenza delle comunità vicine. Il gallo-italico, dialetto che deriva dal gallo celtico e dal germanico, diffuso in quel tempo nelle terre settentrionali e lombarde e che sembra un pò francese, viene distinto, dagli studiosi dei fenomeni linguistici, dagli altri dialetti siciliani, che lo considerano un'isola alloglotta. A Novara di Sicilia e San Fratello il dialetto gallo-italico si è diffuso come elemento di identità e coesione contadina e di distanza e diversità di queste comunità dalle altre presenti nelle vicinanze, diventando oggi una vera e propria lingua madre. A San Fratello, in particolare, fra le tante potenzialità che possiede, la lingua Gallo-Italica risulta la più efficace e la più dinamica nell'ambito della riappropriazione e conservazione del molteplice patrimonio letterario, storico, artistico, folcloristico e religioso.

La parlata alloglotta gallo italica di San Fratello è inserita dal 2006 nel Registro delle Eredità Immateriali presso il Dipartimento dei Beni Culturali della Regione Siciliana nel libro delle "Espressioni".

(Pagina realizzata in collaborazione con il Comune di San Fratello)



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