martedì, 16 agosto 2022
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La festa del SS. Crocifisso di Aracoeli e i Babbaluti a San Marco d'Alunzio (ultimo venerdì di marzo)

La festa del SS. Crocifisso di Aracoeli: le origini e l'opera del Cristo morto

A S. Marco d'Alunzio, piccolo centro nebroideo, modellato sul monte Rotondo, a pochi kilometri dal Mare Tirreno, con un panorama che si perde da Capo Cefalù fino alle isole Eolie, dal silenzioso volo dei grifoni, dallo spettacolare paesaggio fiabesco che si scopre in ogni angolo del borgo e dal passaggio di antichi popoli che hanno lasciato ricche testimonianze, greci romani bizantini arabi normanni, si celebra l'ultimo venerdì di marzo, anticipata al venerdì precedente se questo coincide con il Venerdì Santo, la "Festa del Santissimo Crocifisso di Aracoeli".
La festa fu istituita ufficialmente nel 1612, nella spettacolare Chiesa di Aracoeli (Altare del Cielo), edificata intorno all'undicesimo secolo, abbellita da stucchi e decori della scuola del Serpotta, che custodisce la struggente scultura lignea del Crocifisso del 1653, di gusto spagnoleggiante, nata dalle mani dello scultore Simone Li Volsi di Tusa.
L'opera raffigura il Cristo morto, con il capo leggermente reclinato in avanti e piegato verso la spalla destra, la bocca e gli occhi chiusi, lo zigomo ben pronunciato, la guancia infossata, la barba corta e bipartita a piccole ciocche, la mossa e lunga capigliatura con una ciocca che ricade sulla spalla destra, il naso sottile e dritto, con in capo un'aureola argentea agganciata ad un reticolato di filo spinato che trafigge la fronte.
Colpiscono la perfetta esecuzione a tutto tondo del soggetto scultoreo, la lunghezza della croce e della figura con tratti molto accentuati dello scheletro, delle vene del collo e dei tendini del corpo messi in evidenza dal colore della pelle tumefatta dalla tortura.



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Le fasi della festa

La festa inizia alle ore 11.00 con la celebrazione della Santa Messa. Terminata la Messa, il Crocifisso viene prelevato dalla sua cappella e, tra le mille mani dei fedeli che si tendono per toccarlo e baciarlo, dai volti rigati dalle lacrime, viene portato fuori dove lo aspetta il fercolo. Sulla "vara", ai piedi del Crocifisso, viene anche sistemato un quadro ad olio del 1968, che rappresenta la "Madonna dai sette dolori"; un mezzo busto della Vergine Addolorata lievemente girata verso destra con le dita intrecciate e con sette spadini che le trafiggono il cuore.
Ad attenderlo, sul sagrato della Chiesa, ci sono anche 33 persone incappucciate, la cui identità viene svelata solo alla fine della manifestazione, i Babbaluti. Indossano un saio e cappuccio blu intenso e ai piedi solo delle antiche calze di lana lavorate a mano, "i piruna".
Attraverso un percorso stabilito, la folla li vede camminare con andare frettoloso dirigersi verso la porta secondaria della Chiesa di Aracoeli, dove, baciato per terra, prima della scalinata di accesso, entrano a salutare il Cristo e uscendo dal portone principale, si dispongono equamente sotto le due lunghe aste di legno del fercolo. Finita la predica, dai toni molto forti e accesi, il Crocifisso viene portato sulle spalle dai 33 Babbaluti lungo alcune vie del paese, accompagnandolo con una nenia lamentosa e ripetitiva: "Signuri, misericordia e pietà!".



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I Babbaluti

Alcuni studiosi spiegano la presenza dei 33 Babbaluti comparandoli con i Giudei, uccisori di Cristo, altri come gli anni di Cristo e altri ancora ritengono che si tratti di un residuo di un'antica Sacra Rappresentazione medievale. Qualunque sia la verità, i Babbaluti incutono un certo turbamento e sconvolgimento emotivo.



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"U Sapurcu" e la celebrazione serale dell' "Ecce Homo"

Un'altra sorpresa che attende il visitatore entrando in Chiesa è la spettacolare struttura, "u Sapurcu", che viene costruita per l'occasione nella parte centrale dell'altare maggiore, dove sarà riposto il Cristo dal rientro della processione, un grande mausoleo che da terra si innalza fino alla cupola allestito con drappi rossi e gialli e illuminato da centinaia di candele che rappresenta il Pretorio di Pilato.
La sera si celebra la funzione legata all' "Ecce Homo" (che significa "ecco l'uomo", famosa frase pronunciata da Ponzio Pilato mostrando Gesù flagellato ai Giudei). In una finestrella, in alto del mausoleo, viene posizionata la mezza figura del Cristo con il capo circondato da una corona di spine, un mantello rosso sulle spalle e in mano una canna, abbigliato dai soldati dopo la tortura e presentato a Pilato.



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Il significato della festa e il legame con la tradizione, la fede e la devozione del popolo alutino al Crocifisso di Aracoeli

La festa del Crocifisso rappresenta per San Marco d'Alunzio, non solo la continuità di una tradizione molto sentita e attesa, ma anche di un rapporto di fede e devozione tanto intimo e radicato tra il popolo aluntino e il Crocifisso. Il Meli, scrittore e storico aluntino vissuto nel XVIII secolo, dà notizie sul suo libro "Istoria antica e moderna della città di San Marco", dell'esistenza di un libretto che testimonia che il culto era già presente nel 1400.
La festa rappresenta anche un forte richiamo per turisti e forestieri che accorrono per assistere a questa triste e commovente celebrazione, che non manca però, qualunque sia il credo, di lasciare un profondo senso di pace e conforto, tanto da indurre molti a ritornare negli anni successivi.
Giungono, inoltre, numerosi fotografi e operatori professionisti e amatoriali, che ogni anno non risparmiano scatti fotografici e riprese per non perdersi ogni particolare della solennità.
La città di S. Marco d'Alunzio con 22 chiese, 4 Monasteri, 2 Musei, 4 biblioteche, una galleria d'arte GADAM, un Tempio greco del IV secolo a.C. dedicato ad Ercole e altre strutture d'arte, è profondamente legata ai costumi e alle tradizioni della propria terra che porta avanti tramandandole con energia e convinzione alle future generazioni.

(Pagina realizzata in collaborazione con l'Ufficio Comunicazione Comune San Marco d'Alunzio - foto di Basilio Marco Priola)

Info: Tel. 0941797339 - info@sanmarco-turismo.it - www.sanmarco-turismo.it



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