giovedì, 19 maggio 2022
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Monumenti

Entrando in città da sud-est e percorse le vie Burgio e Arcoleo, ci si trova in Via Roma dove sono la Villa comunale, disegnata nel 1850 dall'architetto G. B. Filippo Basile, e lo scenografico teatrino, opera originalissima dell'architetto Natale Bonajuto, nel XVIII sec., per l'inserimento della ceramica in funzione architettonica. Il teatrino è un belvedere sulla città e fa da ingresso al Museo della ceramica, istituito nel 1965, che raccoglie, nelle sue sette sale, tutta la produzione siciliana, in particolare quella delle fabbriche di Palermo, Sciacca, Burgio, Trapani, Collesano e, naturalmente, Caltagirone. Molto interessanti sono la sala dove è esposta la produzione medievale e l'altra in cui, insieme alla produzione del '700 e dell'800, si vedono le cosiddette figurine che rappresentano scene e costumi di vita contadina: di singolare pregio quelle della bottega Bongiovanni-Vaccaro, sec. XIX. Copie di vasi di questa bottega si trovano nella Villa comunale, oltre a sculture in ceramica di Gianni Ballaro' e Nicolo' Barrano; sul lato sud-ovest della villa, è la fontana della Flora di Camillo Camilliani, sec. XVII; il palco della musica, in stile moresco con decorazioni in maiolica, è opera nuova di Nino Ragona. Quasi tutto, in questa città, parla il "maiolichese". Un po' più avanti, sulla stessa via Roma, si affaccia la terrazza in ceramica della casa di Benedetto Ventimiglia, maestro ceramista del '700. Ora, superate, a sinistra, la chiesa di San Francesco di Paola e, a destra, San Francesco di Assisi (barocca, ma la sacrestia è di stile gotico), si arriva alla chiesa di Sant'Agata e al Museo civico, nell'edificio dell'ex carcere borbonico, massiccio ed insieme elegante nel prospetto, opera del Bonajuto nel 1782. Il Museo civico raccoglie vari materiali preistorici e storici, monete, sculture e pitture, alcune delle quali di valenti artisti locali, come i fratelli Giuseppe e Francesco Vaccaro. Si presenta ora un palazzo neoclassico, 1783, architetto ancora il Bonajuto, che è oggi la sede del Banco di Sicilia. Qui vicino, nella piazza omonima, è il Duomo di San Giuliano, d¿origine normanna, ricostruito dopo il terremoto del 1542 da Simone Gulli' nel sec. XVII, con bella e sorprendente facciata liberty, disegnata dall'architetto Saverio Fragapane all'inizio del '900. L'interno è a croce latina e con pilastri fra le tre navate. Ai lati, quadri dei fratelli Francesco e Giuseppe Vaccaro: a destra, Sant'Eligio, Santa Febronia, San Giacomo, La disputa del tempio; a sinistra: San Gaetano da Thiene, La Maddalena. E poi: un Crocifisso ligneo del sec. XV e una Madonna col Bambino, 1594, del tipo dei Gagini; il Cristo morto, in legno dipinto, 1848, di Giuseppe Vaccaro, e il coro ligneo barocco che apparteneva alla chiesa di San Bonaventura. (Altre espressioni del liberty a Caltagirone sono pure opera, come la facciata del Duomo, di Saverio Fragapane (allievo di Basile), che dal 1908, seguendo i programmi di rinnovamento di Don Sturzo, sacerdote e politico, progetto' il rettilineo di Via Roma - via Arcoleo, l'oleificio presso la stazione, i villini Gravina e Favitta, etc.). Continuando sulla stessa via del Duomo, si giunge alla piazza del Municipio, dove sono il palazzo comunale, sec. XIX, la Corte capitanale (di giustizia) di Antonuzzo e Giandomenico Gagini, sec. XVII, e il palazzo senatorio, XV sec., che, già trasformato in teatro, ospita oggi la Galleria Sturzo. Nelle vicinanze: la chiesa del Gesù, 1570, affiancata dall'antico collegio dei Gesuiti, oggi palazzo degli Studi; nella chiesa, a unica navata è da vedere la Pietà di Filippo Paladini, 1607, e la Natività di Cristo, di Polidoro da Caravaggio, sec. XVI. Un trittico del Paladini, la Vergine Odigitria, L'adorazione, dei Magi e le Sante Chiara, Lucia e Agata, sono un po' oltre, nella chiesa dei Cappuccini Nuovi, dove è pure un prezioso tesoro nella sacrestia e una ricca pinacoteca. Ma è da qui, quasi da questa piazza che si diparte la famosa, lunga eretta scala di Santa Maria del Monte, ornata di maioliche colorate, e di luminarie il 24 e 25 luglio, festa del Patrono San Giacomo; eretta, nel 1608 dall'architetto Giuseppe Giacalone, su progetto di Giandomenico Gagini, per unire le due parti, alta e bassa, della città. Si puo' continuare l'itinerario salendo su per la scala, 142 gradini, oppure aggirandola per le vie laterali per poi percorrerla in discesa. Restano ancora da vedere: Santa Maria del Monte, fondata nel XII sec., l'Istituto d'arte per la ceramica e la chiesa di San Giacomo, normanna, ricostruita nel 1694-1708, con lo stemma della città in bassorilievo sulla porta centrale, varie opere scultoree dei Gagini, XVI sec., e la stupenda arcata dell'altare.