domenica, 17 febbraio 2019
Home | Comuni e Località | Provincia di Siracusa | Siracusa | Storia di Siracusa
Storia

La città di Siracusa, in splendida posizione nella parte orientale della costa siciliana, si protende sul mare con l'isola di Ortigia, luogo delle maggiori testimonianze del suo glorioso passato. Ortigia è collegata con un ponte alla terraferma, dove si estende la città moderna. La città, secondo lo storico Tucidide, V sec. a.C., venne fondata nel 734-733 a. C., da un gruppo di coloni corinzi, guidati dall'ecista Archia, e prese il nome da una palude vicina, chiamata Syraka. Siracusa divenne ben presto uno dei centri più potenti della Sicilia. La sua politica espansionistica, avviata tra il VII e il VI sec. a. C., si concreto' con la fondazione delle colonie di Akrai, 663 a. C.,Casmene, 643, e, nel 598, Camarina, che assumeranno un ruolo di primaria importanza nella difesa del territorio circostante. In un primo tempo, la gestione del potere, a Siracusa, era concentrata nelle mani dei Gamoroi (aristocratici, proprietari terrieri); poi, verso gli inizi del V sec. a.C., passo' ad elementi democratici. In pieno V secolo, il ritorno degli aristocratici, e l'instaurazione della tirannide dei Dinomenidi di Gela, coincisero con un periodo di grande espansione della città, che si pose alla guida della grecità "magnagrecia" nella lotta contro i Cartaginesi, sconfiggendoli nella famosa battaglia d'Imera del 480 a. C., la città di Agrigento come alleata. Nella seconda fase della guerra del Peloponneso, Atene, mal tollerando l'espansione economica e militare di Siracusa, le scateno' contro una potente offensiva, con una spedizione navale, 415-13 a. C., guidata da Nicia Lamaco e da Alcibiade. Siracusa riusci' a sconfiggere gli Ateniesi e ad annientarli sulle rive dell'Asinaro, vicino ad Eloro. Artefice della vittoria era stata la fazione democratica, che assunse la guida della città. Ma tornarono all'attacco i Cartaginesi, distruggendo Selinunte, Agrigento e Imera, 409 a. C., e costringendo Siracusa ad una resa pattuita. Quando Dionisio I ascese al potere, 405 a. C., ricomincio' l'offensiva cartaginese, bloccata, però, da una pestilenza che portò alla pace. Negli anni successivi gli scontri ripresero, finchè nel 392 non fu firmato un nuovo patto: Dionisio ottenne il potere sulle città sicule un tempo indipendenti; Cartagine mantenne il predominio sulla Sicilia occidentale. È, questo, il momento di maggiore splendore per Siracusa, che amplio' la sua zona d'influenza fino all'Italia meridionale e centrale. Alla morte di Dionisio, gli successe il figlio Dionisio II. Si riaccesero nuovi conflitti interni, e i Siracusani chiesero aiuto, contro il tiranno, alla madrepatria Corinto, che nel 344 invio' in Sicilia una spedizione guidata da Timoleonte, il quale riusci' ad avere la meglio sulle forze di Dionisio II, e trattò con lui la pace. Timoleonte si trovo', poi, ad affrontare una nuova offensiva dei Cartaginesi, che si concluse con la loro grave sconfitta, presso il fiume Crimiso, nel 341. Timoleonte poté, infine, dedicarsi a rimettere ordine in Sicilia, a ricolonizzare le campagne, ed a rinvigorire l'elemento greco, mantenendo, in politica, una posizione moderata. Alla sua morte, gli successe Agatocle, capo del partito democratico radicale, che si sbarazzo' degli oligarchi, e nel 307, mentre era in corso una nuova guerra contro i Cartaginesi, assunse il titolo di re. Un anno dopo, Agatocle, conclusa vittoriosamente la guerra, si rese padrone di tutta l'isola. Alla sua morte, gli successe Ierone II, che tenne il potere per circa cinquant'anni, dal 269 al 215 a. C. In questo periodo, i Romani, affacciatisi alla ribalta della storia, tendevano a limitare l'indipendenza di Siracusa, tanto che Ierone, consapevole della loro superiorità, si dichiaro', alla fine, loro alleato. Il suo successore, il figlio Ieronimo, alleatosi invece con i Cartaginesi, finì per cedere ai Romani che, conquistata e saccheggiata Siracusa nel 213 a. C., la unirono alla provincia di Sicilia, pur assicurandole ancora il ruolo di città capitale. Con la caduta di Roma, Siracusa segui' le alterne vicende della Sicilia, e fu occupata da Vandali, Goti e Bizantini, finchè nell'878 cadde nelle mani dei Musulmani. In età normanna e sveva, Siracusa, pur cedendo a Palermo il ruolo di città capitale, continuo' a mantenere una notevole importanza, traendo vantaggio anche da un'ampia ristrutturazione urbanistica. Il castello Maniace è un mirabile esempio di architettura d'età federiciana, ed è anche il simbolo del potere militare di Federico II di Svevia, e dell'accentramento statale operato da questo sovrano. Sotto il dominio aragonese, Siracusa divenne capitale di un territorio vasto, comprendente nove comuni. Sorsero in questo periodo eleganti dimore baronali, e chiese e conventi, tra i quali Santa Lucia, San Benedetto e l'Annunziata. Tra il Cinque e il Seicento, in età spagnola, l'insediamento di Gesuiti Carmelitani e di altri ordini religiosi, determinò nuove trasformazioni nell'urbanistica cittadina, secondo i dettami del nuovo gusto barocco, che tuttavia a Siracusa assume contorni specifici e peculiari. A causa principalmente dell'incalzante minaccia turca, vennero innalzati imponenti bastioni attorno alla città. Dopo il terremoto del 1693, Siracusa fu in parte ricostruita, e gli interventi di ristrutturazione continuarono per tutto il XVIII sec. Tra il XVIII sec. e l'Ottocento, si assistette a nuove trasformazioni urbanistiche e culturali; molti edifici religiosi vennero confiscati e destinati ad uso pubblico. Tale processo si accentuò dopo l'unità d'Italia, quando fu deciso l'abbattimento delle mura spagnole, e la città avviò la sua espansione verso l'entroterra. Cominciarono, infatti, a sorgere quei nuovi quartieri, che, sempre più, segneranno la cesura tra la città storica e la città moderna.