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Nissoria

Durante la prima metà dell'Ottocento, il comune di Nissoria era stato coinvolto in numerosi episodi di usurpazione delle terre comuni comprese nel feudo Moncada: responsabili del "furto" erano stati i membri dell'aristocrazia del luogo, tra cui numerosi esponenti della famiglia Squillaci. Proprio nei loro confronti, durante la focosa primavera del 1860, si sarebbe concentrata la rabbia degli insorti.
Il 17 maggio molti liberali del luogo, prima filo-borbonici, avevano deciso di convertirsi alla causa piemontese, creando un Comitato rivoluzionario guidato da Enrico Di Paola e composto, fra gli altri, da: Pietro e Giuseppe Buscemi, Epifanio Mazzocca, Antonino e Salvatore Squillaci, Vincenzo Minnicino, Giuseppe Grasso e Giuseppe Signorelli. All'alba del 3 giugno, iniziava la sommossa: impadronitisi delle armi della Guardia Nazionale, gli insorti avevano occupato e dato alle fiamme il palazzo municipale. A quel punto, era iniziata la strage: undici persone erano rimaste sul selciato, per lo più membri della famiglia Squillaci. Autori, ma soprattutto sobillatori della rivolta erano stati personaggi appartenenti alla classe dirigente di Nissoria: i Mazzocca, i Rinaldi, e in particolare i Buscemi. Il loro obiettivo era impadronirsi del potere municipale nella difficile fase di crollo dello Stato. Dopo la strage, a sedare gli animi era intervenuta la Guardia Nazionale della vicina Leonforte, arrestando esecutori e mandanti degli omicidi.


A.F.