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IPPOLITO NIEVO (Padova, 1831 - ?, 1861)

IPPOLITO NIEVO (Padova, 1831 - ?, 1861)

4 marzo 1860. Le prime luci dell'alba colorano il porto di Palermo. Attraccato alla banchina, il vascello Ercole sosta - placido e immenso - in attesa di un nuovo viaggio. È una vecchia imbarcazione inglese, con una lunga storia di trasporti civili e militari su e giù per il Tirreno. Il sole splende già alto quando Ippolito Nievo, patriota letterato e cronista della spedizione dei Mille, insieme ad un gruppo di funzionari dell'amministrazione militare, sale la scaletta che lo conduce sul ponte della nave. Il fardello che porta con sé è pesante: il resoconto della gestione finanziaria della spedizione e mezzo milione di piastre. L'amministrazione dell'impresa è oggetto in quel momento di un'inchiesta parlamentare, ed è stata persino istituita una speciale Commissione, con il compito di scandagliare a fondo entrate e uscite dell'avventura garibaldina: quello che si ipotizza è un utilizzo spregiudicato delle finanze statali in Sicilia.
Alle 12:55, con un mare piatto e rassicurante, l'Ercole salpa. Direzione: Napoli.
Nulla lascia presagire quello che accadrà di lì a poco. Durante la traversata, infatti, il vascello scompare senza lasciare traccia, portando con sé la vita degli uomini a bordo e il loro bagaglio scottante. Inizialmente, però, nessuno sembra preoccuparsi del mancato arrivo, così le ricerche iniziano con ben 11 giorni di ritardo. Solo allora, finalmente, parte il Generoso, col compito di perlustrare il tratto di mare tra le Eolie e Capri. In quei giorni concitati, le ipotesi sulla scomparsa sono le più incredibili: dallo scoppio delle caldaie a sud di Capri, al dirottamento volontario in Albania, al sabotaggio, alla cattura da parte di pirati arabi. Passano diversi mesi prima che l'inchiesta ufficiale venga resa pubblica: dalla lettura degli atti, emerge che è stata la nave Pompei ad avvistare per l'ultima volta l'Ercole, alle 6 del 5 marzo, davanti alle Bocche Piccole, di Capri. Poi, più nulla?
Il mistero della nave fantasma solletica così mille fantasie e congetture, che si trascinano per anni.
La stampa napoletana afferma che il naufragio sia avvenuto nel mare di Ischia e che diversi cadaveri siano stati gettati a riva.
Secondo la suggestiva ipotesi di Stanislao Nievo, pronipote di Ippolito, il naufragio sarebbe stato invece provocato da un ordigno esplosivo, e Nievo sarebbe rimasto vittima del violento scontro tra moderati e garibaldini, sacrificato dal governo, insieme all'intera documentazione, per impedire all'Intendenza dell'Esercito Meridionale di attestare con i propri rendiconti un'impeccabile gestione finanziaria.
Al di là della fascinosa ricostruzione, i documenti ci restituiscono una storia un po' differente: sembra infatti che  l'autorità garibaldina in Sicilia non fosse riuscita, in realtà, ad imporre il pieno rispetto delle regole minime nell'utilizzo dei fondi pubblici. Tra le piaghe più diffuse, la vendita di armi e di abbigliamento in dotazione ai soldati, lo sproporzionato pagamento del soldo e delle diarie, le spese incontrollabili per gli ospedali militari, l'aumento sistematico dei prezzi di acquisto dei beni occorrenti alle truppe.
Tutto questo non poteva essere sfuggito a Nievo, che da subito si era distinto come uno dei più attenti e scrupolosi cronisti dell'impresa garibaldina, in onore alla sua fama di uomo incline alle lettere non meno che all'arte politica e militare?
Nato a Padova nel 1831, sin da giovanissimo Ippolito inizia a scrivere. La sua opera più famosa, Confessioni di un Italiano, è un potente affresco dell'epoca risorgimentale e rappresenta il passaggio dal romanzo storico a quello realistico-veristico. L'attività di scrittore si affianca presto a quella di giornalista, improntata ad una ideologia democratica e mazziniana. Il passo verso l'impegno politico in prima linea è molto breve: Nievo partecipa così ai moti insurrezionali di Mantova nel 1848; divenuto oggetto della sorveglianza della Polizia austriaca, nel 1856, a causa di un racconto intitolato L'Avvocatino, è accusato di vilipendio e processato.
Gli eventi del biennio 1859-60 agiscono da moltiplicatore della sua attività di cronista, e sono anche gli anni dei suoi primi saggi politici: Venezia e libertà d'Italia e il Frammento sulla rivoluzione nazionale. Nel 1859 si arruola tra i Cacciatori delle Alpi di Garibaldi, e il 5 maggio del 1860, salpa da Quarto a bordo del Lombardo insieme a Nino Bixio e Cesare Abba verso la Sicilia. Sbarcato sull'isola, si distingue nella battaglia di Calatafimi, tanto da ricevere la nomina di Intendente di prima classe dell'impresa dei Mille. Sarà proprio questo incarico a dargli lo spunto per la pubblicazione del Diario della Spedizione dal 5 al 28 maggio  e delle intense Lettere Garibaldine.

A.F.

Principale bibliografia di riferimento:

- Mantovani D., Il poeta soldato. Ippolito Nievo, 1831 - 1861. Con memorie, poesie, lettere inedite, Milano 1900;
- Martucci R., L'invenzione dell'Italia unita 1855-1864, Firenze 2007;
- Nievo I., Lettere garibaldine, a cura di (A. Ciceri), Torino 1961;
- Nievo S., Il prato in fondo al mare, Milano 1977.