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Lettera di Rosolino Pilo ai fratelli siciliani

Da Lettere di Rosalino Pilo? di G. Falzone, Istituto per la Storia del Risorgimento italiano, Roma 1972.

«Carini, 5 maggio 1860

 

L'ora è suonata del nostro riscatto. Era ormai tempo, che fossimo calati in piazza per abbattere l'infame, mostruoso, satanico governo borbonico. Nostri fratelli  di fede e di suolo sono li sostenitori di questa gloriosa insurrezione da voi con tanto coraggio iniziata; eglino si augurano di vedersi seguiti ed onorati di vostra fiducia. Sono con voi oggi uomini a voi non ignoti per essersi trovati nella gloriosa insurrezione del 12 gennaio 1848 e nella difesa eroica della città di Messina del detto anno; per la qual cosa dodici anni di esilio essi hanno dovuto e saputo onoratamente soffrire. Eglino sono corsi e sbarcati clandestinamente al primo vostro agitarvi e non senza forti pericoli sonosi frammischiati fra voi per sostenere la insurrezione già incominciata, che deve distruggere gli sgherri del borbone con l'ottenere dal popolo la vera libertà.
Siciliani fratelli! Corriamo tutti ad imbandire  le armi e procuriamo a tutta forza  di procacciarci le armi e le munizioni preparate dai sommi Italiani Generale Garibaldi e Giuseppe Mazzini. Eglino già ce le hanno preparate, onde senza l'aiuto straniero potessimo liberarci dall'infame governo borbonico e dagli stranieri oppressori della nostra grande Patria, l'Italia.
Siciliani fratelli! Innalziamo in tutti li paesi, in tutte le città della bella e sventurata isola nostra , la bandiera Nazionale dei puri tre colori italiani mostriamo alla Europa tutta, che non siamo figli degeneri della grande Italia nostra; mostriamo che il nostro  programma di rivoluzione è: Unità e Libertà d'Italia e la Sovranità del Popolo.
Siciliani, in questo momento non discussioni inopportune, né discordie fraterne ci tengano divisi; non imbarazziamoci per ora della nuova forma di Governo da adottarsi; lasciamo alla Nazione libera la scelta della forma, tosto che potranno in Roma, sul Campidoglio, sedere i rappresentanti del Popolo; per ora tutti al grido dell'Unità e Libertà combattiamo per distruggere il Governo del despota , che ci ha oppresso  e ci opprime. Vendichiamo il sangue dei nostri martiri caduti dal '48 al '60. Chiunque cercherà di mettere la nostra bandiera  retrograda od antinazionale sia tenuto come nemico d'Italia; chiunque, in questi supremi momenti, spargerà parole di tradimento o di falsi allarmi, sia tenuto e punito come traditore della Patria nostra e sia tosto consegnato al Comitato di Sicurezza Pubblica, costituitosi per la nostra difesa e per la conquista della Libertà.
Siciliani! Bando ai rancori privati;; rispetto soprattutto alla proprietà e subordinazione ai vostri capi e alla Legge.
Siciliani! Corriamo in massa alle armi; siamo nostre armi li fucili, le ronche, le accette e tutto quanto può offendere il nemico; valiamoci dell'arma popolare; la granata o bomba dell'Orsini per sterminare i nostri nemici; non date quartiere ai birri soldati e Capitani d'armi, che marciano alla testa della truppa Napoletana e che essendo Italiana e non ha voluto imitare il bello esempio che la truppa Toscana gli diede. Li ricchi nostri concittadini si apprestino ad aiutare con generose e forti offerte, in questi supremi momenti, con l'oro, il paese e non vi sia cittadino, anche poco agiato, che non porti il suo obolo al Comitato insurrezionale, onde ai nostri fratelli che combattono non manchi il necessario di vitto, munizioni ed armi. Tutte le congregazioni religiose soddisfino da parte loro al presente appello; non si metta il Comitato di sicurezza e difesa pubblica nella dura circostanza di prendere misure efficaci per ottenere quello che di dovere ogni buon patriota nostro concittadino e corporazioni religiose, in simili frangenti, devono spontaneamente compiere verso la Patria comune. Siciliani, concordi ed uniti combattiamo il Borbone e morte agli infami satelliti ormai nemici d'Italia!
Siciliani, con la concordia, il sacrificio, l'audacia e la fermezza di proposito vinceremo; abbiate certa coscienza di ciò!
Animo dunque, corriamo tutti all'armi, perché la causa nostra è santa per essere la causa del Popolo per il trionfo della Nazionalità!
Viva l'Italia, Una e Libera! Viva la Sovranità del Popolo! Viva la Sicilia! Viva Roma! Il Popolo Italiano!».