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I ricordi privati della regina Vittoria

Dal Diario della regina Vittoria d'Inghilterra, in  Mack Smith D., Vittorio Emanuele II, Laterza, Roma-Bari 1972, p. 357-361.

«30 novembre 1855,

[...] Il re ha un aspetto molto strano: non molto alto, ma corporatura massiccia, con occhi azzurri molto sporgenti, occhi che fa roteare ne modo più incredibile quando è imbarazzato, compiaciuto o colpito da qualcosa. Ha un naso completamente rivolto all'insù e la mascella e il labbro inferiore sporgenti. Ha i baffi che curiosamente si ricongiungono ai favoriti, e  i capelli che porta spazzolati in alto gli lasciano libera la faccia. [...] Ha un modo di esprimersi rapido e brusco. [...] Ha parlato anche dei cavalli, per i quali nutre una grande passione e dei quali è un grande intenditore. [...] Mi sono subito intesa con il re; così semplice e franco, così perspicace, giudizioso e assennato sulle questioni politiche, ma singolarmente schietto e rude nell'esprimersi.»

«1 dicembre

Il re è stato molto piacevole e divertente, dimostra grande decisione, ma parla senza alcuna reticenza. Finora sono riuscita a contenerlo e distoglierlo da argomenti scabrosi. Ha fatto le lodi dell'imperatore [Napoleone III, ndr], ma ritiene pessimo il suo entourage, considerandosi molto fortunato ad avere attorno a sé uomini tanto degni quali i suoi ministri, tutti di specchiata onestà. [..]
«Il re a cavallo sembra un essere selvaggio, come in tutto il resto. Mi sono abituata ai suoi modi strani e rozzi e ai suoi occhi che ruotano furiosamente. [...] è un grande appassionato di sport, ha una muta di bracchi neri e cavalca un destriero nero, vestito con una giacca di velluto nero con fascia alla vita e un cappello a punta ornato di pelle di gallo! È proprio un eccentrico, di tipo no canny [non sofisticato, trad.], come direbbero gli Scozzesi. Preferisce cenare da solo e fa delle cene più importanti solo quando vi è costretto «dans les grandes circonstances».
«Se non fosse riuscito a fare egli stesso una guerra, si domandava cosa ne sarebbe stato di lui.«C'est le suele chose que j'ai apprise à faire, je n'aime pas le métier de Roi, donc si je ne puis pas faire la guerre, je me ferai moine ». lo disse in tono di disperazione, con quel singolare vocione e con quegli occhi roteanti. Pover'uomo! Penso che sia infelice e molto da compiangere. Più che un re dei giorni nostri assomiglia a un cavaliere medievale che vive della sua spada.»

«3 dicembre

[...] è molto timido, non è mai uscito dal suo paese, ed è pochissimo abituato alla vita di società. Perciò non sa che dire alla gente e Alberto lo deve aiutare sostenendo la conversazione».