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Il Castellamare di Palermo

 

IL CASTELLAMMARE DI PALERMO (clicca qui per vederlo google.maps)


I fatti del 1860

La città di Palermo era dotata di un sistema difensivo imponente, dal quale si stagliava per importanza la fortezza di Castellammare, situata all'ingresso dell'antico porto (per una descrizione coeva della città clicca qui). Nel 1860, il forte divenne protagonista di un tragico evento: il bombardamento della città, che ebbe luogo tra il 27 e il 30 maggio. La vicenda fu ampiamente riportata dalla stampa internazionale e filo-garibaldina (per leggere le opinioni filogaribaldine clicca qui): gli scritti e i dipinti, le incisioni e le fotografie amplificarono la distruzione e la potenza di quell'atto, mettendo in scena con abilità melodrammatica la devastazione urbana ed umana. Ma tracce dell'episodio si ritrovavano anche nella cronaca borbonica, che - per contro - scelse di ridimensionare in modo deliberato ed eccessivo la portata del bombardamento (per la versione borbonica clicca qui). Più attendibile, invece, la versione dell'ammiraglio inglese Mundy (per leggere le pagine del suo diario clicca qui) che, in quei giorni, si trovava sul luogo. La sua narrazione non cancellava le colpe dei militari napoletani, ma riusciva anche a far emergere la loro abilità, la capacità di disporre di informazioni adeguate pur in un momento di estrema confusione. Erano proprio quelle informazioni a mettere in forse la vittoria garibaldina, che doveva giungere, infine, nel giugno del 1860, solo a causa della decisione dei vertici militari borbonici di rinunciare a combattere.
Dopo che le truppe borboniche lasciarono il forte, con decreto dittatoriale del 20 giugno 1860 (per leggere il decreto, clicca qui) Giuseppe Garibaldi decise di rendere inoffensivo il Castello.

Demolizione del Castello di Palermo
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Fu così che quel simbolo del potere borbonico, seguendo una prassi antica di origine medievale, fu deturpato dai picconatori, che demolirono i parapetti merlati, per far sì che le sentinelle non potessero ripararsi, e che allo stesso tempo risultasse impossibile collocare i cannoni, diminuendo come effetto finale la funzione strategica della struttura.


Le origini

Il complesso architettonico è costituito da due forti: uno più grande e recente, e al suo interno quello più antico e piccolo, di origine araba, del quale si hanno notizie sin dal Medioevo. Residenza di Federico II, sin da quell'epoca il castello è stato protagonista delle vicende militari che hanno coinvolto la città: durante la guerra del Vespro, da lì si respinse l'attacco angioino; poi nel 1374 fu adibito a residenza reale. Nel corso del XV secolo fu allargata la cinta muraria, lasciando il piccolo forte all'interno, mentre in una parte della struttura si riuniva il Parlamento siciliano. Nel 1500, lo sviluppo dell'artiglieria comportò l'esigenza di miglioramenti architettonici per adeguare le fortificazioni alle nuove necessità difensive: fu così che la fortezza fu dotata di un nuovo sistema di bastioni e allo stesso tempo fu vietato di costruire nelle immediate vicinanze delle difese dal lato sud-ovest, quello più vicino alla città. Il divieto fu infranto e, dopo numerose demolizioni, tra il XVII e il XVIII secolo, la costruzione fu permessa a condizione che gli edifici fossero disposti a ventaglio rispetto al forte: in questo modo, nel caso di un attacco dalla città, l'esercito avrebbe potuto sparare godendo di una visuale libera. Nel 1553 il viceré Giovanni de Vega trasferì la sede del Governo al restaurato Palazzo Reale di Palermo e nel castello si stabilì il Tribunale dell'Inquisizione con le sue carceri, dove rimase fino all'inizio del secolo successivo.
Nel XVII secolo la mancanza di opere di ammodernamento rendevano vecchia ed obsoleta la struttura: numerosi furono gli osservatori, i militari, i viaggiatori stranieri del Gran Tour che rilevarono le sue carenze architettoniche. Diversi progetti di ristrutturazione del sito furono avanzati, ma nessuno vide luce. Durante la guerra di successione spagnola (1700-1714) e quella per l'erede al trono polacco (1718-1735), il forte fu l'unica parte della città a subire l'assedio e i danni della guerra, in virtù del patto stipulato tra il Pretore e il Sindaco di Palermo con le truppe spagnole. Fu dopo questi eventi che vennero realizzate delle opere addizionali esterne nel lato Nord-Ovest. Dopo gli eventi rivoluzionari del 1820 fu redatto un bellissimo progetto dall'ingegnere militare austriaco B. Schauroth, che tuttavia rimase lettera morta. Gli eventi del 1848 furono emblematici perché le truppe borboniche furono bloccate all'interno del castello. Le opere di distruzione vennero disposte prima dal governo rivoluzionario e poi da quello borbonico, che - restaurato il suo potere alla fine del moto - ordinò la demolizione dei simboli dell'assedio. Il Castellammare ebbe un ruolo di primo piano anche nell'ultima rivolta palermitana, quella del "Sette e mezzo", nel settembre 1866: dopo questo episodio, continuò l'opera di annullamento e interramento delle opere difensive esterne, riducendolo da fortezza a forte sino a diventare caserma. La demolizione continuò poi negli anni venti e dopo la seconda guerra mondiale diede posto al nuovo porto: solo in tempi recenti è iniziata l'opera di ristrutturazione e di rivalutazione dei pochi ruderi superstiti.


C.S.


Principale bibliografia di riferimento:

- Cronaca degli avvenimenti di Sicilia da aprile 1860 a marzo 1861, Italia 1863;
- Gli avvenimenti d'Italia del 1860 : cronache politico-militari dall'occupazione della Sicilia in poi, vol I, Venezia 1860;
- Manebrini R., Documenti sulla rivoluzione di Napoli, Napoli 1864;
- Mazzarella S., Zanca Renato, Il libro delle torri. Le torri costiere di Sicilia nei secoli XVI-XX, Sellerio, Palermo 1985;
- Mundy, G. R., La fine delle Due Sicilie e la marina Britannica. Diario di un ammiraglio 1859-1861, trad. Antonio Rosada, Berisio, Napoli;
- Renda F., Storia della Sicilia, vol. III, Sellerio, Palermo, 2003;
- Santoro R., Il Castellammare di Palermo nei fatti d'arme dell'Ottocento Palermitano, in Archivio Storico Siciliano, anno 2001, fasc. II;
- White Mario J., The birth of modern Italy, London 1909;