Sabato, 18 settembre 2021
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La Violenza, come ha affermato anche l'OMS nel 2002, è un serio problema di salute pubblica e quindi gli interventi di prevenzione, protezione e cura rappresentano atti dovuti per soddisfare il diritto fondamentale alla salute sancito nella stessa Costituzione Italiana.
La stretta connessione tra la "violenza" e la necessità di garantire la "salute pubblica" di ogni individuo sembra sancire come l'evenienza di sperimentare esperienze violente, soprattutto nell'infanzia, determini nelle vittime un significativo vincolo sulla possibilità di esprimere appieno le proprie potenzialità di sviluppo
In particolare, l'ambito dell'abuso e del maltrattamento nei confronti di minori non costituisce un fenomeno socio-storico nuovo, ma in vero, lo specifico obiettivo di tutela dei fanciulli contro ogni forma di maltrattamento di sfruttamento e violenza sessuale a salvaguardia del loro sviluppo fisico, psicologico e morale assume segnata evidenza nel nostro Stato con l'entrata in vigore della Legge n. 269/98.
La violenza e il maltrattamento sui soggetti deboli e specificatamente sui minori è un'evenienza che non riguarda solo gruppi marginali e disagiati ma interessa i più disparati contesti sociali e culturali esprimendosi sotto forme complesse e molteplici.
Si tratta, quindi, di un fenomeno complesso che può esprimersi attraverso forme eclatanti e, quindi, facilmente riconoscibili e attraverso modalità subdole la cui identificazione può apparire difficile, ma che sempre determina nelle vittime un segno traumatico.
Il frequente occultamento del fenomeno può determinare una difficoltà di riconoscimento e una difficoltà di cura provocando così, frequentemente, la possibilità che la risonanza di un'esperienza traumatica finisca per tagliare trasversalmente l'apparato psichico della vittima e instauri nel tempo profondi e significativi adattamenti psicopatologici.
L'esperienza di maltrattamento e abuso nel bambino determina una deflagrante e dirompente confusione nel suo mondo psichico con la perdita della capacità di discriminazione tra oggetti buoni e oggetti cattivi.
La confusione dei ruoli, la confusione delle lingue, l'aggressione sull'identità e sull'integrità del sè disturba nel bambino la comprensione della realtà e del suo significato affettivo, determinando un modo di pensare lineare, frammentato e atemporale che non permette alla mente di crescere e che distorce seriamente lo sviluppo dell'intelligenza.
Esperienze traumatiche irrisolte inficiano nel bambino diventato adulto la sua capacità di costruire legami e la sua funzione genitoriale determinando una spirale perversa in cui gli effetti disfunzionali si ripetono e si riproducono in un trasmissione transgenerazionale.
Sempre di più si è oggi portati a considerare il trauma legato ad un'esperienza violenta non solo come un evento oggettivamente grave per l'integrità psicofisica del soggetto, ma anche in termini evolutivo-relazionali, come risultato della mancata elaborazione delle emozioni traumatiche, ovvero di quelle emozioni non simbolizzate nell'ambito delle relazioni primarie.
Il bambino, se maltrattato, non può sviluppare l'autostima e la capacità di comprendere gli stati mentali propri e dell'altro, qualità necessarie a esplorare con fiducia l'ambiente circostante e quindi a costruire relazioni significative.
Le esperienze croniche di trascuratezza hanno effetti negativi su svariate aree del funzionamento del bambino (il livello biologico, la regolazione affettiva, il controllo del comportamento e il funzionamento cognitivo), dando origine, ad esempio, a somatizzazione, difficoltà di sintonizzazione emotiva, mancanza di controllo degli impulsi, come anche, nei casi più gravi, a stati dissociativi.
La perdita di una base sicura, insomma, rappresenta una condizione traumatica capace di predisporre il soggetto alla depressione, alla dipendenza patologica, ai disturbi del comportamento alimentare. - Vincenzo Caretti Giuseppe Capraro Trauma e psicopatologia Astrolabio-