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Tra due mondi

Tra due mondi: regia Fabio Conversi
Interpreti principali: Stéphane Freiss (comandante Loyola), Michele Placido (Uzeda), Lorenzo Crespi (Grifone), Bianca Guaccero (Angelica), Tony Sperandeo (padre di Angelica).
Soggetto: Claver Salizzato, Vito Zagarrio
Sceneggiatura: Claver Salizzato, Vito Zagarrio
Adattamento e dialoghi: Fabio Conversi, Claver Salizzato
Musiche: Pino Donaggio
Montaggio: Mirco Garrone
Scenografia: Massimo Antonello Geleng
Costumi: Alessandro Lai
Fotografia: Vincenzo Marano, Stefano Paradiso
Produttore: Francesco Pamphili
Produzione: Rai cinema, Canal +, Morgan Film
Anno di produzione: 2001, distribuzione 2003
Durata: 88 minuti 

 

Il film si apre con un vero e proprio errore storico: viene infatti indicato come sovrano del regno delle Due Sicilie, nel 1857, Francesco II e non suo padre, il re Ferdinando II. La didascalia iniziale, letta da una voce fuoricampo, recita:

Sicilia 1857.
Francesco II di Borbone, bonariamente soprannominato dai suoi sudditi Franceschiello, è il sovrano del Regno delle Due Sicilie che tocca proprio in quegli anni il massimo del suo splendore e  magnificenza.
Al comando del suo esercito spesso si trovano giovani nobili francesi, destinati all'estero per accelerare i tempi di una brillante carriera militare.
Palermo, mai come in quegli anni, è per loro  una delle capitali europee più importanti e ambite. Per controllare i primi focolai di rivolta accesi dagli ideali del risorgimento, Franceschiello affianca al suo esercito regolare truppe mercenarie.

Questa svista e il riferimento ai primi focolai di rivolta, che di per sè denotano scarsa attenzione alla cornice storica del film, inficiano in parte anche la riflessione proposta sul processo risorgimentale colto nel suo momento topico, la spedizione dei Mille nell'isola, e condotta malinconicamente attraverso lo sguardo in soggettiva del protagonista, il conte francese Loyola, comandante dell'esercito borbonico, simbolo vivente di quello dei due mondi destinato a tramontare. Il sole dell'avvenire infatti brillerà, nell'ultima sequenza filmica, solo sui vincitori, non sui vinti, sui quali si stende invece l'ombra greve del tramonto e della morte, anche se dal canto loro pure i vincitori pagano un prezzo alto all'affermazione dei loro ideali in termini personali e affettivi.
Non appaiono mai sullo schermo né Garibaldi né le camicie rosse, tranne nell'ultima scena in cui sono presentati alcuni garibaldini in procinto di imbarcarsi per la Calabria, tuttavia la loro presenza aleggia sull'intera vicenda e alla fine ne determina lo scioglimento.
Il film si apre con l'immagine di una giovane donna, Angelica, vestita a lutto ma con un velo bianco, che percorre la navata di una chiesa. Ad attenderla sull'altare un ufficiale borbonico, il conte francese Loyola, e il prete che officerà il loro matrimonio. Mentre la cerimonia si sta svolgendo irrompono nella chiesa dei banditi armati a cavallo. Uno di loro, Grifone, un bel giovane che ha lavorato in precedenza come contadino nelle terre di Angelica e di suo padre, afferra la donna e la trascina via con sé. Al tentativo del conte di opporsi con la forza, un altro bandito risponde sparando a bruciapelo e colpendolo ad una gamba. I rapitori si dileguano velocemente e tutte le ricerche  fatte da Loyola per ritrovarne le tracce con il suo fedele attendente, il sergente Uzeda, sono vane.
Questa prima, lunga, sequenza costituisce l'antefatto degli eventi, il motore dell'azione che troverà il suo pieno svolgimento tre anni dopo, nel 1860, come ci informa una nuova didascalia all'inizio della seconda sequenza.
Loyola sta per lasciare la Sicilia, alla volta della Francia, con grande dispiacere di Uzeda, ma il congedo militare viene annullato per ordine del re che gli assegna una missione: scortare un bandito fino a Messina, perché venga lì giustiziato, lontano dagli occhi dei suoi compaesani per non farne un martire, visto che le notizie che giungono su Garibaldi e sulle sue intenzioni di sbarcare in Sicilia non lasciano presagire nulla di buono. Loyola rifiuta, salvo accettare subito dopo  avendo saputo che si tratta di Grifone, il suo rivale. Accompagnato da Uzeda, il conte Loyola inizia un lungo viaggio per tutta la Sicilia scortando il prigioniero, ma in realtà cercando di capire che fine abbia fatto Angelica, visto che Grifone è in possesso dell'anello che lo stesso conte aveva regalato alla fidanzata in vista del matrimonio.
In vero i viaggi che si delineano sullo schermo sono almeno tre: quello fisico dei tre uomini che percorrono una Sicilia devastata dalla furia dei battaglioni Esteri dell'esercito borbonico che bruciano case, sparano sui civili, affamano i contadini, dato che nel frattempo Garibaldi è effettivamente sbarcato a Marsala; quello interiore di Loyola che faticosamente va prendendo coscienza dei motivi per cui Angelica è stata rapita e dell'impossibilità del regno borbonico di sopravvivere a se stesso; quello infine di Grifone, che via via si disvela per quello che è veramente, non un bandito ma un ribelle rivoluzionario che ha lottato contro i Borbone per l'unità di Italia.
Il tempo del racconto non procede linearmente, infatti la fabula viene spezzata da continui flash back attraverso cui veniamo a conoscenza di quanto è avvenuto prima e dopo la scomparsa della ragazza ma che appesantiscono fortemente la struttura narrativa del testo filmico.  
Apprendiamo così progressivamente che il Conte Loyola, in servizio in Sicilia nelle file dell'esercito napoletano, si è innamorato a prima vista della bellissima Angelica (che ha tratti fisici ed esteriori simili a Claudia Cardinale ne Il Gattopardo), figlia di un ricco proprietario terriero e profondamente legata alla sua terra, nonostante il lungo periodo di studi in collegio trascorso fuori dall'isola. I due giovani si fidanzano, ma la morte del padre di Angelica riflette sulle nozze imminenti presagi funesti. Angelica infatti è in realtà innamorata di Grifone che conosce da quando entrambi erano bambini e, rimasta sola, acconsente alla messinscena del rapimento, per poterlo seguire nella parte continentale dell'Italia e combattere con lui nelle fila dei garibaldini. E proprio durante uno scontro militare, nel corso della II guerra di indipendenza, la donna perde la vita per l'esplosione di una bomba. Grifone decide, quindi, di tornare in Sicilia e continuare qui, ancora a fianco di Garibaldi, la sua guerra contro i Borbone ma viene arrestato prima di potersi congiungere col generale nizzardo.
Nel corso del viaggio Grifone riesce ad un certo punto a scappare, ma Loyola questa volta ne ritrova le tracce e lo arresta nuovamente, non senza essere finito, prima, sotto il fuoco amico a causa del quale il sergente Uzeda, fedele soldato del re borbonico, perde la vita per mano di un giovanissimo cadetto, Gesualdo Motta. Grifone e Loyola continuano così da soli il viaggio, accomunati ora dal dolore per la morte di Angelica che non potrà più essere di nessuno, anche se questo sentimento in Loyola si accompagna alla consapevolezza che tutto un mondo è finito e che per lui non c'è più posto nel nuovo.
Giunti nei pressi di Messina, sulla spiaggia, mentre il sole sorge all'orizzonte sul mare, incrociano dei garibaldini in procinto di imbarcarsi: Grifone si lancia al galoppo verso di loro; Loyola prende la mira per sparargli ma poi getta via il fucile. Armato solo della sua sciabola, novella Durlindana, si slancia, come il Paladino di Francia a Roncisvalle, da solo verso i nemici da cui viene immediatamente ucciso, nonostante il tentativo di Grifone di fermare la mano armata dei garibaldini. Il suo corpo cade riverso sulla sabbia mentre anche il sole rosseggiante all'orizzonte sembra ora volto all'occaso.
Dal punto di vista del genere, più che le caratteristiche del film storico, la vicenda riflette quelle proprie  del road movie e del western alla Sergio Leone. Non a caso infatti il titolo originale doveva essere C'era una volta in Sicilia, chiaro riferimento al grande regista romano, autore dei capolavori C'era una volta il West, C'era una volta in America. In fase di post-produzione prevarrà invece l'omaggio a Visconti, citato non solo nel titolo (Tra due Mondi ricalca l'espressione usata dal Principe Fabrizio nel rifiutare la proposta di Chevalley) ma anche nel nome e nelle movenze della protagonista femminile e, più in generale, nel senso di disfacimento e di perdita di tutte le certezze.
Il film, inoltre, intesse da un lato una sottile comunicazione visuale con i precedenti film di argomento garibaldino, dall'altro si colloca su un piano di iperletterarietà a volte troppo esibita e smaccata, stabilendo un rapporto evocativo con alcuni grandi scrittori siciliani, da Verga a De Roberto, oltre che con Tomasi di Lampedusa. Dialoga, infatti, da una parte, con 1860 di Blasetti (le inquadrature relative alle violenze perpetrate dai soldati mercenari al servizio del Re Borbone, alle rovine fumanti di paesi desolati, ai cadaveri dei contadini sparsi ovunque loro passino); con Viva l'Italia di Rossellini (il tema del viaggio e dello spostamento all'interno della Sicilia); con Bronte di Vancini (le misere condizioni di vita dei contadini, che fuggono pure davanti a Garibaldi, stretti come sono tra due fuochi). Rimanda, dall'altra, sia pure in maniera puramente onomastica al protagonista verghiano di Mastro-don Gesualdo e agli Uzeda de I Vicerè.
A livello più profondo, però, prevale in una sorta di sottotesto che corre tutto il film, il riferimento letterario all'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Sullo schema del poema epico-cavalleresco sono costruiti, infatti, sia il triangolo amoroso tra il conte Loyola/Angelica/Grifone, rispettivamente correlati al conte Orlando/Angelica/Medoro, sia lo smarrimento interiore, da petite folie, del comandante borbonico in relazione alla donna amata.
Le immagini della Sicilia risorgimentale e dell'impresa garibaldina tuttavia rimangono ostaggio delle troppe citazioni e delle metafore insistite che finiscono per rendere la trama complessa e artificiosa, la narrazione prolissa e ripetitiva, cosicché all'interno del film, che pure poteva avere un suo fascino storiografico nonostante gli errori iniziali,  quelle istanze enunciative (il tema dei vinti e dei vincitori, le condizioni di vita dei contadini, l'adesione volontaristica di Grifone agli ideali risorgimentali, la partecipazione femminile alle lotte per l'unificazione nazionale, le conseguenze dello sbarco di Garibaldi in Sicilia)  divengono quasi secondarie rispetto alle altre.   

 T.G.