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ALBERTO MARIO (Lendinara, 1825 - 1883)

Fervente patriota, scrittore, giornalista, colto umanista, fin dalla giovane età si batté per gli ideali di libertà, manifestando da studente a Padova e a Bologna durante il '48 e poi partecipando alla campagna militare in Veneto. Entrò ben presto in contatto con Mazzini, aderendo agli ideali repubblicani e unitari.
A Genova, tra gli anni 1855-56, contribuì attivamente alla preparazione della spedizione di Pisacane e delle insurrezioni che da lì a poco sarebbero scoppiate a Livorno e Genova, anche se cominciò a maturare proprio in quella fase il suo distacco dalle posizioni ideologiche e politiche di Mazzini. Arrestato nell'estate del 1857, venne richiuso in carcere insieme con la giovane giornalista inglese, nonché scrittrice, Jessie White, anche lei amica personale di Mazzini e di Garibaldi e attivamente impegnata nella lotta per l'indipendenza dell'Italia. Rilasciati dopo qualche mese i due, costretti all'esilio, si trasferirono in Inghilterra, dove si sposarono nel dicembre del 1857. 
Seguirono alcuni anni di spostamento e di viaggi. Dapprima negli Usa, dove Jessie fu impegnata in un ciclo di conferenze pubbliche sulla causa nazionale italiana; poi, nel luglio del 1859, in Italia, giungendovi appena dopo la conclusione della II guerra d'indipendenza, costretti, però, subito a riparare in Svizzera, a Lugano. Qui Mario maturò la svolta politica che lo porterà a fare proprie le idee federaliste e autonomiste di Cattaneo, alle quali aderirà  per il resto della sua vita.    
Non essendo potuto essere nel gruppo dei Mille in partenza da Quarto, si unì con la moglie alla cosiddetta seconda spedizione guidata da Giacomo Medici, che sbarcò in Sicilia nel giugno del 1860, giungendo a Palermo subito dopo la sua conquista.   
Nella città siciliana, Mario prestò subito il suo impegno nel tentativo, voluto da Garibaldi stesso, di organizzare un Collegio Militare per giovani orfanelli siciliani, come racconta nella sua opera di stampo memorialistico intitolata La Camicia rossa, uno dei tesi più vibranti nell'ambito della produzione del genere, in cui diede un resoconto ragionato di quegli eventi, in particolare degli sviluppi successivi che portarono all'unificazione della penisola sotto la dinastia sabauda.
Da Palermo seguì Garibaldi in Calabria e poi nella marcia condotta nella parte continentale del regno borbonico, conclusasi coll'ingresso del generale a Napoli il 4  settembre. Fu inoltre con lui, tra i membri dello stato maggiore garibaldino, nell'incontro di Teano col re Vittorio Emanuele II, dopo aver inutilmente avversato il progetto fusionista con il Regno di Sardegna.
In coerenza con il programma politico di Cattaneo, mirante a realizzare l'unità ma con il massimo di autonomia legislativa e amministrativa per le singole realtà locali, nel 1863 rifiutò la nomina a deputato del Regno, essendo stato eletto a sua insaputa nel collegio siciliano di Modica e si allontanò definitivamente da Mazzini, rimanendo invece a fianco di Garibaldi, fino al 1866.
Le differenti fedi politiche furono anche causa del progressivo allontanamento dalla moglie Jessie, rimasta fervente mazziniana fino alla fine. I due si separarono e, a partire dal 1867, Alberto Mario tornò a vivere a Lendinara, partecipando attivamente alla vita politica e amministrativa del piccolo centro e  dedicandosi a tempo pieno all'attività di giornalista e di scrittore. Morì a Lendinara il 2 giungo 1883.
Tra le sue opere principali si ricordano: La mente di Carlo Cattaneo (1870), La camicia rossa (1870), I Mille (1876), Teste e figure (1877), Garibaldi (1879), mentre altri  scritti, di carattere letterario e politico, furono pubblicati postumi da Carducci, suo amico, e dalla moglie Jessie.

T.G.