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21 novembre 2019

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Oltre trentadue milioni di euro dal governo regionale per la riqualificazione di 161 teatri dell'Isola.
Lo ha disposto il governatore Nello Musumeci. I fondi - stanziati per interventi di restauro, ripristino, ristrutturazione, messa a norma e innovazione tecnologica - consentiranno la modernizzazione di strutture esistenti e l'apertura sia di nuovi spazi che di sale chiuse da tempo al pubblico. Le risorse saranno erogate dal dipartimento regionale dei Beni culturali e dell'identità siciliana, diretto da Sergio Alessandro, che ha già predisposto la relativa graduatoria.
«Il mio governo - sottolinea il presidente Musumeci - sta dando vita sul territorio a un investimento in cultura senza precedenti. Ricordiamoci che i teatri siciliani pubblici e privati costituiscono una mappa identitaria dell'Isola e sono depositari della memoria e del carattere del territorio. Inoltre, questo Piano per i teatri serve a dare energia e attenzione al ruolo fondamentale che riveste il capitale umano e intellettuale dei luoghi della cultura: registi, attori, musicisti, scrittori, scenografi, costumisti. Una forza lavoro e una memoria collettiva di tecniche e saperi troppo spesso sacrificati da una disattenzione o da una scarsa considerazione che fagocita figure che, invece, meritano di trovare in Sicilia opportunità di lavoro e realizzazione professionale. Per questo ho voluto imprimere una svolta per affermare il principio che 'con la cultura si mangia' e che può generare sviluppo».
L'idea del governo regionale è quella di mettere in circolo una risorsa importante per rivitalizzare la crescita del territorio e creare opportunità di lavoro per aziende, tecnici, fornitori che saranno impegnati in questi 161 cantieri della cultura che si apriranno con i lavori di ammodernamento delle strutture teatrali. Nel rispetto delle proporzioni previste dal bando, agli enti pubblici è stato concesso un contributo pari quasi all'ottanta per cento della somma valutata come ammissibile. Per i soggetti privati un finanziamento pari a circa il 62 per cento.
Gli enti beneficiari sono Comuni, enti pubblici, istituti scolastici, parrocchie, enti no-profit (fondazioni, associazioni) e imprese private impegnate nel campo teatrale. In base alle istanze pervenute sono state finanziate, su un importo complessivo di 32,3 milioni di euro, 161 strutture così ripartite tra le province: Agrigento, 18 teatri (3,9 milioni di euro); Caltanissetta, 10 (1,8 milioni di euro); Catania, 34 (6,2 milioni di euro); Enna, 7 (1,5 milioni di euro); Messina, 26 (5,1 milioni di euro); Palermo, 29 (6 milioni di euro); Ragusa, 8 (1,6 milioni di euro); Siracusa, 13 (2,8 milioni di euro); Trapani,16 (3,4 milioni di euro).



15 novembre 2019

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Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico
La Regione Siciliana partecipa alla XXII edizione della Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico che si tiene a Paestum dal 14 al 17 novembre 2019. L'Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana anche quest'anno è presente alla prestigiosa manifestazione con uno stand che presenta al pubblico materiale promo pubblicitario dei siti della cultura siciliana. All'interno dello spazio espositivo vengono proiettati brevi spot che illustrano le attività dei Parchi archeologici, dei Musei, delle Gallerie e delle aree archeologiche.
Sabato, alle ore 16, si terrà presso la sala Cerere all'interno della mostra, il convegno "Sicilia archeologica: il sistema dei Parchi" a cura della Regione Siciliana
L'incontro sarà coordinato da Giuseppe Parello, Dirigente del Servizio Gestione dei Parchi e siti Unesco del Dipartimento Regionale Beni Culturali e Identità Siciliana.
Interverranno Roberto Ferrari - Direttore Cultura e Ricerca Regione Toscana, Marcantonio Ruisi - Coordinatore del Master Universitario in Economia e Management dei Beni Culturali Università di Palermo, Daniele Manacorda - Ordinario di Metodologia della ricerca archeologica Università Roma Tre, Carmelo Briguglio - Ufficio diretta collaborazione dell'Assessore regionale dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Domenica alle ore 10, presso la sala Nettuno, il conferimento postumo del premio Paestum "Mario Napoli" a Sebastiano Tusa. Nell'ambito dell'evento verrà proiettato il documentario di Folco Quilici "Pantelleria. Un'isola nel tempo:incontro con Sebastiano Tusa".
Seguiranno gli interventi di Gianfranco Gazzetti - Direttore Nazionale Gruppi Archeologici d'Italia, Rosario Santanastasio - Presidente Nazionale Archeoclub d'Italia Onlus, Fabio Granata Assessore alla Cultura della Città di Siracusa e già Presidente Archeoclub sede di Siracusa.
Il premio verrà ritirato da Valeria Li Vigni.



8 novembre 2019

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FIERACAVALLI DI VERONA EDIZIONE 2019
La Sicilia sarà presente a Fieracavalli, la più importante esposizione fieristica italiana dedicata all'equitazione, in programma a Verona dal 7 al 10 novembre. A rappresentare il patrimonio animale dell'Isola saranno quattro razze autoctone di equidi: i cavalli purosangue orientale e Sanfratellano e gli asini Panteschi e Ragusano.
"Il cavallo nella storia siciliana tra arte, cultura e tradizioni" sarà il leitmotiv con cui la Regione parteciperà alla manifestazione internazionale, all'interno di una struttura di 150 metri quadrati, ubicata nell'area immediatamente adiacente l'ingresso principale, alla sinistra del padiglione A. All'interno dello stand, più grande di quello dello scorso anno: un'area "istituzionale", una "espositiva" (dedicata al tradizionale carretto siciliano e alle selle militari, con bardature tipiche della tradizione siciliana), una "degustazione" (per la promozione di eccellenze enogastronomiche e itinerari turistici legati al territorio siciliano) e uno spazio museale.
«Anche quest'anno - evidenzia il presidente della Regione Nello Musumeci - saremo presenti alla 121ma edizione della Fiera di Verona. L'obiettivo è la valorizzazione del mondo equestre che nell'Isola attualmente può contare su centinaia di aziende attive nel settore. Un progetto che punta a rafforzare un elemento del turismo siciliano, oltre a tutelare e conservare la biodiversità animale».
Di straordinaria importanza e di altissimo valore culturale, lo spazio museale ospiterà la testa fittile di cavallo del V secolo avanti Cristo proveniente dal museo archeologico di Gela, la cui storia, legata alla grande battaglia di Himera (oggi Termine Imerese), segna indelebilmente nel tempo l'importanza e il ruolo del cavallo nella nostra Isola. La testa, dai grandi occhi quasi umani e dalla pesante criniera a trecce parallele, fa parte dei gruppi equestri che raffiguravano i Dioscuri e che sormontavano il tempio innalzato a Gela - l'Athenaion - per celebrare la vittoria delle truppe siceliote sul potente esercito cartaginese guidato da Amilcare.



8 novembre 2019

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A SIRACUSA RIAPRE L'IPOGEO DI PIAZZA DUOMO

Chiuso da oltre un anno, dopo essere stato interessato da lavori di manutenzione straordinaria finanziati dalla Regione Siciliana, l'Ipogeo di Piazza Duomo a Siracusa, antico percorso sotterraneo utilizzato come rifugio antiaereo durante i bombardamenti, sarà riaperto al pubblico venerdì 8 novembre.
Il sito, costituito da una fitta rete di gallerie che si dirama in diverse direzioni dall'ingresso principale adiacente l'arcivescovado, è stato consegnato alla soprintendenza aretusea dall'Agenzia del demanio e, nelle more del passaggio definitivo al Patrimonio indisponibile della Regione Siciliana, sarà visitabile tutti i venerdì e i sabato dalle 8.30 alle 13.30 e negli altri giorni su prenotazione.
"Restituiamo a Siracusa - afferma il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - un luogo di enorme fascino che potrà rappresentare per la città una straordinaria opportunità di arricchimento e di promozione della propria offerta culturale. Qui ogni visitatore sarà emotivamente coinvolto attraverso un contatto diretto con la storia, l'arte e l'atmosfera unica di questi percorsi in pietra che narrano storie di amicizia, di solidarietà e di amore vissute durante i tragici momenti dei bombardamenti. Un ringraziamento va alla soprintendente dei Beni culturali di Siracusa Donatella Aprile".
Il rifugio antiaereo di piazza Duomo si presenta oggi come un unico complesso che ospita, tra l'altro, una cisterna "potoria", destinata cioè a contenere acqua da bere e che costituì per tutto l'800 la principale fonte di approvvigionamento di Ortigia. In una delle camere scavate nella roccia fu posto, sin dal dicembre del 1942, il simulacro di Santa Lucia per difendere la città che in due mesi e nove giorni subì ben 330 allarmi aerei dei 923 avuti dall'inizio della guerra.
I lavori si sono resi necessari per la messa in sicurezza di alcune zone, il ripristino dei servizi e l'installazione di un impianto globale di deumidificazione.



7 novembre 2019

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GELA, RITROVATO UN SARCOFAGO CON "OBOLO DI CARONTE"

Eccezionale ritrovamento a Gela nel corso di lavori di scavo per la posa di cavi condotti dall'Enel sotto l'alta sorveglianza dell'assessorato regionale dei Beni culturali. E' stato portato alla luce un sarcofago in terracotta con coperchio a spioventi, all'interno del quale è stato rinvenuto uno scheletro integro, presumibilmente appartenente a un maschio adulto di circa un metro e sessanta centimetri di altezza. Non sono stati rinvenuti al momento elementi del corredo funerario, poiché lo scavo si trova in una fase iniziale. Dopo la rimozione dello scheletro e i necessari lavori di rilievo, le indagini proseguiranno per accertare la presenza di ulteriori evidenze archeologiche.

Ma l'eccezionalità della scoperta consiste nel ritrovamento di una moneta che documenta il rituale funerario del cosiddetto "obolo di Caronte", cioè il pedaggio simbolico che il defunto avrebbe pagato al traghettatore infernale per il passaggio nell'Ade, l'oltretomba per la mitologia classica. La moneta, non ancora analizzata e quindi datata, è stata rinvenuta all'interno del cranio, probabilmente in seguito al crollo del coperchio del sarcofago, trovato frantumato.

«La città di Gela - dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - continua a restituire preziose testimonianze della civiltà greca. Gela per il mio governo rappresenta un luogo privilegiato di investimenti nel campo dei beni culturali come modello di sviluppo alternativo e risarcitorio delle ferite che in questi anni il territorio ha subito. Voglio ringraziare il dirigente generale del dipartimento dei Beni culturali Sergio Alessandro e la soprintendente di Caltanissetta Daniela Vullo e che si sono prontamente attivati per le immediate azioni di tutela del nuovo ritrovamento. Mi auguro che, insieme alla "Nave di Gela", possa costituire una nuova tessera del progetto di valorizzazione della città e di grande rilevanza per l'intera regione. Sono in continuo contatto con loro - conclude Musumeci - per seguire gli sviluppi dello scavo e dei risultati definitivi che esso potrà fornire».

Nei giorni scorsi, all'esterno della tomba, era stata rinvenuta una mezza coppetta in ceramica verniciata a bande di colore rossiccio, di un tipo comune databile ad età ellenistica (IV secolo avanti Cristo) che rappresenta, al momento, l'unico elemento utile per una datazione orientativa della tomba. La datazione trova conferma anche nel rinvenimento di alcuni unguentari in terracotta, contenitori di profumi tipici dell'età ellenistica, ritrovati in prossimità del sarcofago, e in connessione con un gruppo di ulteriori sepolture presumibilmente appartenenti alla stessa necropoli, e che saranno oggetto di indagini successive.

Già negli anni Sessanta del secolo scorso, il famoso archeologo Piero Orlandini aveva individuato poco lontano, in località Costa Zampogna, una piccola necropoli ellenistica probabilmente connessa all'attuale ritrovamento. Grazie alla collaborazione dei carabinieri della stazione di Gela, durante tutta la durata degli scavi, soprattutto nelle ore notturne, è stata assicurata la sorveglianza al prezioso sito che tanto dirà della storia antica della colonia greca della città di Gela.



25 ottobre 2019

MERCOLEDÌ 24 SETTEMBRE 2014 - LA RICOSTITUZIONE DELLA CAMPAGNA DI GESU' - NUTRIR

Il presidente Musumeci firma il Piano Paesaggistico di Messina

Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci ha riadottato il Piano paesaggistico di Messina entro il termine del 27 ottobre, fissato dalla sentenza del Tar che aveva annullato il decreto di approvazione del Piano stesso varato dal precedente esecutivo.
Col provvedimento, il presidente, in qualità di assessore dei Beni culturali ad interim, non si è limitato ad adottare il vecchio strumento di pianificazione paesaggistica, ma ha recepito le correzioni e rettifiche di lacune macroscopiche, in base alla ricognizione delle aree realmente boschive sulla base di sopralluoghi tecnici all'uopo disposti.
Il nuovo decreto recepisce altresì osservazioni di adeguamento tecnico-normativo dell'Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio che ha espresso parere favorevole alla nuova adozione del Piano.
Il decreto, inoltre, sul piano più squisitamente politico-istituzionale, da un lato preserva i vincoli a tutela dell'interesse pubblico, dall'altro dovrà, nelle fasi successive del procedimento, portare all'atto definitivo (pubblicazione, osservazioni, etc.), aprendo a una efficace rivisitazione del Piano con il supporto e la partecipazione ampia delle comunità locali e delle categorie tecniche, professionali, sociali e imprenditoriali.
Non è un caso che l'atto riporti un richiamo al Documento di economia e finanza regionale 2020/2022 in cui il governo Musumeci manifesta l'indirizzo politico di una revisione periodica dei Piani paesaggistici e ciò, per "sorpassare la storica percezione di dispositivi vincolistici imposti dall'alto, senza interazione con il territorio".
«Il presidente della Regione - ha dichiarato Nello Musumeci - non è secondo a nessuno nella tutela attenta dell'interesse pubblico e dei valori paesaggistici del territorio che sono parte integrante del nostro patrimonio culturale. E anche la serietà e l'attenzione con cui abbiamo posto rimedio all'annullamento da parte dei giudici amministrativi del Piano paesaggistico di Messina per errori commessi da governi precedenti, lo dimostra senza tema di smentita. D'altra parte, a fronte di strumenti di tutela varati in passato col vizio di notevoli deficit di approfondimento e di concertazione - fino a casi di vera e propria superficialità - ritengo mio dovere, subito dopo l'adozione del Piano, dare vita ad una larga e scrupolosa stagione di ascolto dei territori, dei governi locali, delle rappresentanze sociali, professionali, imprenditoriali e certo anche ambientaliste, a conclusione della quale potremo assumere col provvedimento di approvazione definitiva decisioni equilibrate e ispirate a buon governo».



22 ottobre 2019

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Ulisse - il piacere della scoperta. I reperti della Battaglia delle Egadi e i mosaici di Piazza Armerina protagonisti della puntata in onda su Rai Uno.

Sabato 26 ottobre alle 21,25 su Rai Uno va in onda la quinta puntata di Ulisse, il piacere della scoperta dedicata al mondo di Ben Hur, il film colossal campione di incassi nel 1959, vincitore di ben 11 premi Oscar.
Grazie a ricostruzioni grafiche e virtuali, Alberto Angela ci accompagnerà nella Roma di quegli anni. Chi era Scorpo, e chi erano gli altri campioni dell'epoca famosi e strapagati? Come si preparavano? Come si svolgevano le gare? Oltre al
Circo Massimo di Roma, molto ci raccontano i mosaici della Villa Romana del Casale di Piazza Armerina, in provincia di Enna.
Del film Ben Hur molti ricordano le scene sulle navi con gli schiavi incatenati ai remi. Dall'isola di Favignana, in Sicilia, Alberto Angela illustrerà i rostri delle navi della Prima Guerra Punica, combattuta dai cartaginesi contro i romani.



18 ottobre 2019

MERCOLEDÌ 24 SETTEMBRE 2014 - LA RICOSTITUZIONE DELLA CAMPAGNA DI GESU' - NUTRIR

Celebrati i funerali dell'assessore Tusa

Sono stati celebrati stamane nella chiesa di San Domenico di Palermo i funerali dell'assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Tusa, morto lo scorso 10 marzo in un incidente aereo in Etiopia. La salma, la cui camera ardente era stata allestita ieri pomeriggio nella Sala delle Colonne di Palazzo d'Orleans, è arrivata nella gremita chiesa di via Roma poco prima delle 10, accompagnata dai familiari dell'archeologo e dal presidente della Regione Nello Musumeci.
A testimoniare la vicinanza e la commozione del governo erano presenti anche gli assessori Toto Cordaro, Mimmo Turano, Edy Bandiera, Marco Falcone, Roberto Lagalla e Alberto Pierobon, oltre a numerosi dirigenti generali dell'amministrazione regionale.
«Oggi viviamo - ha detto il governatore siciliano, a conclusione della cerimonia -un contrastante sentimento di gioia e di tristezza. La gioia di avere finalmente una tomba su cui deporre un fiore per Sebastiano, la tristezza perché il ritorno della salma riapre una ferita che molto lentamente e faticosamente si stava rimarginando. Rimane il suo insegnamento, gli obiettivi che abbiamo concordato in un anno di governo. Sebastiano possedeva l'ironia dell'intelligenza, era saggio, aperto, ottimista, solare, rispettoso, garbato, di una profonda cultura. L'ho chiamato al governo in punta di piedi temendo un suo rifiuto, e invece mi ha detto 'era quello che speravo tu facessi'».
In un passaggio dell'omelia, padre Sergio Catalano, priore di San Domenico, ha ricordato le grandi doti umane oltre che culturali di Tusa: «Sebastiano era un maestro - ha detto - un uomo che riusciva a trasformare le persone che incontrava. Un maestro per tanti che sono stati contagiati dalla sua passione. Il suo ricordo possa lasciare segni anche in questa terra dove c'è del male, ma poi ci sono persone incredibili proprio come lui».
Al termine della cerimonia, lo stesso priore domenicano ha spiegato di avere avviato le pratiche affinché le spoglie di Tusa possano essere deposte all'interno della stessa chiesa di San Domenico, il pantheon dei siciliani illustri.

 



11 ottobre 2019

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Un Piano per la sicurezza e la riqualificazione dei musei siciliani.
Lo ha annunciato il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, intervenendo alla presentazione, a Palazzo Abatellis a Palermo, della mostra di sette capolavori perduti e ricostruiti attraverso l'uso di tecnologie avanzate.
Fino all'8 dicembre saranno esposte le riproduzioni di grandi opere realizzate tra il XVII secolo e il Novecento di cui non esistono più gli originali perché distrutti, bombardati o rubati. Sono copie realizzate dalla Factum Arte con la tecnica digitale della "ri-materializzazione": la stessa che ha fatto rinascere la Natività del Caravaggio, rubata 50 anni fa all'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. L'operazione è stata curata da Sky Arte che su ogni capolavoro ha realizzato anche un documentario. L'esposizione, inserita tra gli eventi delle "Vie dei tesori", è stata voluta dall'associazione degli Amici dei musei siciliani presieduta da Bernardo Tortorici di Raffadali in occasione del mezzo secolo dal furto della Natività.
«Il Piano sulla sicurezza dei musei - ha spiegato il governatore - prevede un bando internazionale e nasce dall'esigenza di tutelare una vasto patrimonio artistico esposto al rischio di razzie. Molti capolavori sono precariamente custoditi in strutture come chiese e oratori. Abbiamo promosso un Piano per potenziare la sorveglianza e per mettere in rete tutti gli spazi museali sia pubblici che privati».
Le copie riprodotte sono: "Medicina" (1900-1907) di Gustav Klimt, "Ninfee" (1914-1926) diClaude Monet, "Vaso con cinque girasoli" (1888) di Vincent Van Gogh, "Concerto a Tre" (1663-1666) di JanVermeer, "Ritratto di Winston Churchill" (1954) diGraham Sutherland, "Myrto" (1929) di Tamara de Lempickae"La torre deicavalli azzurri" (1913) di Franz Marc.

 



10 ottobre 2019

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A Taormina dal 10 al 12 ottobre il VI Convegno nazionale di archeologia subacquea

Oltre un centinaio di studiosi, ricercatori, archeologi e tecnici subacquei da tutta Italia e da Malta, cinque sezioni di studio, circa 70 relazioni sulle ultime scoperte e sugli scavi in corso, 30 contributi da Università e centri di ricerca per la sezione poster, il focus sulla "Carta di Udine" con il decano degli archeologi subacquei, Luigi Fozzati; tre mostre destinate al grande pubblico con reperti unici e l'esperienza immersiva con visori hi-tech per sperimentare dal vivo una vera esplorazione subacquea.
Per tre giorni, dal 10 al 12 ottobre, Taormina ospita a Palazzo Ciampoli il VI Convegno nazionale di Archeologia Subacquea insieme alla XV rassegna internazionale di Giardini Naxos, storica manifestazione della cittadina jonica che torna a distanza di ben diciotto anni dall'ultima edizione del 2001. Il meeting è organizzato dalla Soprintendenza del Mare e dal Parco Archeologico Naxos Taormina e giunge in Sicilia, dopo la tappa di tre anni fa a Udine, per volere di Sebastiano Tusa, l'insigne archeologo scomparso prematuramente nel marzo scorso. Obiettivo dello studioso era infatti quello di riorganizzare nella Baia di Naxos, prima colonia greca in Sicilia - e una delle aree che, insieme alle Eolie, è stata la più battuta dai pionieri dell'archeologia subacquea degli anni Sessanta - lo storico appuntamento internazionale con docenti e ricercatori universitari, tecnici subacquei, esperti delle Soprintendenze regionali, del Mibac (Ministero dei Beni Culturali), dell'INGV di Roma (Istituto Nazionale Geofisica e Vulcanologia), dirigenti di poli museali e centri di restauro e conservazione.
«La Sicilia - commenta il Presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci - ospita il Convegno nazionale di archeologia subacquea che riunisce i grandi nomi di un settore che tanto lustro ha dato alla nostra regione. E' per noi motivo di orgoglio e soddisfazione questo segno tangibile tracciato da Sebastiano Tusa, che dopo la rassegna nazionale di Udine del 2016 ha fortemente voluto questa edizione in Sicilia. In questa tre giorni si metteranno a confronto le migliori esperienze scientifiche del nostro Paese: è la conferma che la Sicilia svolge un ruolo internazionale nel campo dell'archeologia subacquea».



1 ottobre 2019

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Cambiano, in Sicilia, le regole in materia di patrocini da parte dell'assessorato regionale dei Beni culturali.

Il presidente Nello Musumeci ha firmato un decreto che prevede l'adesione della Regione esclusivamente a iniziative ritenute "particolarmente significative per il carattere culturale, artistico o istituzionale" e solo quando siano "a livello nazionale o internazionale che si svolgano in Sicilia, o anche in territorio extra-regionale, purché riguardino la comunità isolana".
«Ho ritenuto necessario - spiega il governatore - dare un ordine, un livello di serietà e un significato ai patrocini non onerosi che vengono richiesti. Finora c'è stata un'interminabile serie di istanze che propongono attività di ogni genere, senza alcuna selezione e al di fuori dei criteri di rigore e di qualità. Spesso si dimentica che il patrocinio è la condivisione e la partecipazione della Regione a un evento: deve, quindi, essere un atto di responsabilità rispetto alle manifestazioni che espongono la nostra immagine in qualificati ambienti culturali, istituzionali, scientifici e artistici. Non possiamo più esporci ad atti di banalizzazione, quindi basta con i patrocini facili!».
Sarà presa in considerazione la rilevanza dei temi, la qualità dei contenuti, l'autorevolezza dell'ente promotore e dei partecipanti e le finalità perseguite. Solo il patrocinio autorizzerà l'uso del logo della Regione e la menzione dell'assessorato dei Beni culturali. Per le iniziative che non rientrano nella categoria dei patrocini, come ad esempio eventi e celebrazioni di rilevanza locale, sono previsti, come forma di "adesione", il messaggio dell'assessore o premi di rappresentanza: libri, video e stampe che saranno consegnati agli enti organizzatori.



28 settembre 2019

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L'ex ospedale Vittorio Emanuele di Catania diventa polo museale

La struttura, adiacente al complesso monumentale dei Benedettini (che ospita alcune facoltà dell'Università di Catania e la storica Biblioteca Ursino Recupero), nel cuore del capoluogo etneo, verrà restituita alla sua originaria bellezza per diventare la più grande area museale al coperto della Sicilia orientale.
Oltre che dal governatore Nello Musumeci, l'atto è stato firmato dal direttore facente funzioni dell'Azienda sanitaria Giampiero Bonaccorsi e dal dirigente generale del dipartimento regionale dei Beni Culturali, Sergio Alessandro. Presente anche l'assessore alla Salute Ruggero Razza. La convenzione ha la durata di quaranta anni, con possibilità di rinnovo. La Regione provvederà alla demolizione di alcuni edifici e manufatti non di pregio, restituendo al complesso, e quindi alle zone limitrofe (come il Monastero dei Benedettini), la loro conformazione originaria e riqualificherà gli immobili storici che diventeranno sede del polo museale.

«Con la firma che abbiamo apposto alla convezione spiega il presidente Nello Musumeci - l'ospedale Vittorio Emanuele di Catania cessa di essere quel luogo della sofferenza, ma anche della speranza, che è stato fin dalla metà dell'Ottocento. Diventerà, infatti, un complesso destinato a ospitare una delle più articolate aree museali della Sicilia. Un polo dove realizzeremo, ad esempio, il museo dell'Etna e della vulcanologia, quello dell'identità e una parte della Galleria d'arte che tanto manca alla città. Soprattutto riqualificheremo un intero quartiere, dando finalmente un'anima a una zona che è stata, a ragione o a torto, oggetto di frequenti e non edificanti luoghi comuni. Sono convinto che Catania apprezzerà questa iniziativa, una delle più interessanti sul piano culturale del programma di governo».



26 settembre 2019

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 Reperti siciliani in mostra al Colosseo

Centoventi preziosi reperti siciliani, provenienti da sei musei dell'Isola, 'illumineranno' per sei mesi la mostra "Carthago. Il mito immortale" al Parco archeologico del Colosseo di Roma. L'esposizione, in programma da domani (27 settembre) al 29 marzo 2020, avrà come tema Cartagine, le sue origini e i suoi rapporti con Roma e il Mediterraneo. Si tratta della prima grande mostra, interamente dedicata alla storia e alla civiltà di una delle città più potenti e affascinanti del mondo antico. L'iniziativa - presentata alla stampa, stamane, nella Capitale - sarà allestita nei monumentali spazi del Foro Romano, all'interno del tempio di Romolo e della Rampa imperiale, con oltre quattrocento reperti, provenienti dalle più prestigiose istituzioni museali italiane e straniere, grazie a prestiti straordinari, frutto di un lavoro assiduo di cooperazione internazionale.
La mostra - curata da Alfonsina Russo direttrice del Parco del Colosseo e da Francesca Guarneri, Paolo Xella e José Ángel Zamora López, con Martina Almonte e Federica Rinaldi - si articola in otto aree tematiche e guiderà il pubblico attraverso le vicende che hanno legato le due grandi potenze del mondo antico. Il percorso racconterà la storia della città fenicia e dei suoi abitanti, dalla fondazione fino all'espansione nel Mediterraneo e descriverà la ricchezza degli scambi commerciali e culturali con Roma, sino a giungere alla complessità del processo di romanizzazione e alla battaglia delle Egadi.
La Sicilia sarà protagonista assoluta nella sezione "Cartagine e Roma", dedicata alle guerre puniche, con i reperti subacquei provenienti dallo specchio di mare a nord-ovest dell'isola di Levanzo, dove la flotta romana, il 10 marzo del 241 avanti Cristo, sconfisse quella cartaginese. I reperti in mostra appartengono alle collezioni di: Soprintendenza del mare, Soprintendenza dei beni culturali di Trapani e dei Musei del Satiro di Mazara del Vallo, "Paolo Orsi" di Siracusa, "Lilibeo" di Marsala e "Salinas" di Palermo.
Tra gli importanti oggetti che la Regione Siciliana, tramite l'assessorato dei Beni Culturali, ha prestato figurano alcuni rostri di navi che hanno combattuto la Battaglia delle Egadi, ceppi di ancore, elmi di bronzo, anfore, statuette votive, piatti punici, ritratti di imperatori romani e urne cinerarie.
«Si tratta - sottolinea il governatore Nello Musumeci - di una collaborazione avviata dalla Regione con il Parco archeologico del Colosseo, con l'intento di valorizzare il ricco patrimonio culturale dell'Isola e che, grazie a eventi di respiro internazionale come questo, pone la Sicilia in un contesto culturale mondiale. L'inserimento dei reperti archeologici ritrovati e custoditi nella nostra regione all'interno della mostra su Cartagine è il coronamento di un percorso che aveva fortemente voluto Sebastiano Tusa, che nello scorso gennaio aveva accettato di far parte del Comitato scientifico dell'esposizione di Roma. La ricerca delle tracce e la scoperta di testimonianze della presenza punica nelle acque che circondano la nostra Isola furono oggetto del costante lavoro di minuziosa indagine condotto da Tusa. L'esposizione di questi reperti alla mostra di Roma è un doveroso omaggio alla sua memoria e motivo di orgoglio per la Sicilia».
Dal "Salinas" proviene una stele funeraria del III secolo avanti Cristo e i corredi funerari della necropoli punica della città, con una collezione di gioielli in oro, argento e pasta vitrea, oltre a numerose anfore, di cui una con un bollo che raffigura la Dea Tanit. Da Siracusa arriva, invece, una corazza in lamina di bronzo del IV secolo avanti Cristo.
Numerosi i reperti dell'isola di Mozia: la famosa maschera ghignante in terracotta del VI secolo avanti Cristo; un amuleto raffigurante il simbolo di Tanit; un medaglione d'oro raffigurante il disco solare e collane in pasta vitrea e ornamenti in bronzo; quattro stele in pietra utilizzate come segnacoli delle sepolture puniche (dal santuario del Tophet); urne cinerarie e tre statuette fittili completano la serie di manufatti che arricchiscono la sezione "La vita quotidiana in una città punica".
Il prezioso corredo di bordo della nave punica di Marsala con anfore, piatti, resti di animali, cime di bordo, chiodi in bronzo, parti di fasciame della nave e tre frammenti di lamine di piombo, costituisce una straordinaria testimonianza dell'unico esemplare di imbarcazione fenicia esistente datata al III secolo avanti Cristo.
Da Pantelleria vanno in esposizione i ritratti in marmo del I secolo dopo Cristo di Giulio Cesare, Antonia Minore e Tito Flavio, ritrovati in una cisterna punica durante lo scavo dell'Acropoli. Sempre dall'Acropoli dell'isola provengono una trapeza (tavolo in marmo) con iscrizione punica, un candelabro in bronzo, uno specchio con iscrizione punica dedicata al Dio Melqart e una preziosa lamina in oro appartenuta a una corona con foglie di alloro. Da Mazara del Vallo arriva la zampa di elefante in bronzo, recuperata nella zona dove fu rinvenuto il Satiro danzante.
Come forma di compensazione per il prestito, il Parco archeologico del Colosseo ha messo a disposizione i tecnici dell'Istituto superiore per la conservazione e il restauro per tutti gli interventi necessari all'esposizione di alcuni reperti: il rostro bronzeo denominato "Egadi XVIII" della Soprintendenza del mare; la dotazione di bordo della nave punica di Marsala - Punta Scario del Museo Lilibeo (comprendente parte della struttura della nave, tre cime in sparto, un tappo in sughero per anfora, un'olla da cucina, una coppa a vernice nera, un bicchiere, resti faunistici e ramoscelli di una pianta); una trapeza (tavola) in marmo con iscrizione punica della Soprintendenza dei beni culturali di Trapani.



16 settembre 2019

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Messa in sicurezza per la chiesa di Libertinia

La chiesetta di Libertinia, il borgo rurale degli anni Trenta in territorio di Ramacca, sarà messa in sicurezza. Lo ha deciso il governo regionale, che ha stanziato 180 mila euro per il rifacimento del soffitto. Le infiltrazioni d'acqua negli anni hanno reso inservibile il tetto dell'edificio sacro e pregiudicato, in parte, le mura perimetrali. L'intervento sarà effettuato con fondi del dipartimento per i Beni culturali, su un progetto redatto dai tecnici dell'Esa.
Il borgo di Libertinia, a due passi dall'autostrada Catania-Palermo, nei pressi dello svincolo per Catenanuova, fu realizzato nel 1932 come progetto-pilota tra pubblico e privato, per la lotta contro il latifondo siciliano, ancora prima che, nel 1939, venisse varata dal regime l'apposita legge. La costruzione di sessanta casette, allineate lungo quattro strade, consentì l'afflusso di altrettante famiglie di contadini da altre parti dell'Isola. Nel Dopoguerra, il borgo contava circa 500 persone, oggi a viverci ne sono rimaste un centinaio. Per la piccola comunità, la chiesa ha sempre rappresentato il luogo non solo di preghiera ma anche di aggregazione. Per questo il governo Musumeci ha deciso di restituire l'edificio alla piena fruizione della gente del luogo, come prima azione di un progetto complessivo di riqualificazione del borgo.



15 settembre 2019

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Finanziati il restauro e l'apertura al pubblico delle dimore storiche siciliane

In arrivo i primi contributi della Regione a favore delle dimore storiche siciliane. E' pronta, infatti, la graduatoria dei finanziamenti di oltre un milione e mezzo di euro - stilata da una commissione composta da funzionari del dipartimento dei Beni culturali - per interventi conservativi e di restauro. A usufruire delle risorse, al momento, nove edifici. A Palermo: Casa Florio "I quattro pizzi" dell'Arenella (lavori di restauro e messa in sicurezza); Palazzo Alliata di Pietratagliata (manutenzione straordinaria e installazione di un ascensore per disabili; Villa Spina (completamento del restauro); Villa Lampedusa (messa in sicurezza delle strutture); Palazzo Filangeri (restauro dei prospetti e delle coperture).
E ancora: Villa de Cordova di Sant'Isidoro a Bagheria, nel Palermitano (restauro e messa in valore della villa); Palazzo San Demetrio a Catania (consolidamento e ripristino del prospetto e adeguamento dei locali per la pubblica fruizione); Casa D'Alì a Trapani (restauro e miglioramento della fruizione della Casa Museo); Castello Baronale di Roccavaldina, in provincia di Messina (completamento delle opere di restauro e consolidamento).
«Con questa iniziativa - dichiara il presidente Nello Musumeci - la Regione intende fare concorrere anche i beni privati al patrimonio culturale siciliano. Si tratta di un primo significativo investimento triennale che intendiamo rinnovare nei prossimi anni. Il risultato sarà quello di inserire nel circuito della valorizzazione e della fruizione pubblica, attraverso una forma di partenariato tra Pubblica amministrazione e privati, edifici di pregio che raccontano la trama della nostra storia».
I finanziamenti discendono dalla legge regionale 8 del 2018, grazie alla quale gli assessorati dei Beni culturali e dell'Economia hanno stanziato - per il triennio 2018/2020 - due milioni e trecentomila euro. Risorse che serviranno per co-finanziare le spese sostenute dai proprietari, possessori o detentori a qualunque titolo di edifici dichiarati di importante interesse culturale ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. La condizione fondamentale è che siano aperti periodicamente al pubblico e fruibili da cittadini e visitatori. La Regione interviene nella misura massima del 50 per cento della somma richiesta, fino a un massimo di duecentomila euro.
Sono previste opere di restauro, consolidamento, manutenzione ordinaria e straordinaria nonché lavori di somma urgenza per l'eliminazione di situazioni di rischio connesse al bene culturale. E' possibile eseguire anche lavori per la realizzazione di strutture o impianti volti alla valorizzazione del bene o al suo utilizzo innovativo. L'abbattimento delle barriere architettoniche e l'efficientamento energetico sono ulteriori requisiti per l'accesso al finanziamento. I proprietari degli immobili hanno sottoscritto con l'amministrazione regionale un atto di convenzione della durata di dieci anni, con il quale si impegnano a rendere fruibili al pubblico le loro dimore storiche, e a renderle disponibili, almeno una volta al mese, anche per attività didattiche e scientifiche.
Particolare attenzione è stata riservata al controllo dei finanziamenti. Sarà facoltà dell'amministrazione effettuare, in ogni momento, controlli sull'utilizzo delle risorse finanziarie erogate, sui rendiconti e sull'avanzamento dei lavori che, in ogni caso, dovranno essere ultimati entro diciotto mesi dalla concessione del contributo. Le domande possono essere presentate entro il 31 marzo di ogni anno.



12 settembre 2019

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Tornano a vivere i borghi rurali degli anni '40

Tornano a vivere in Sicilia i Borghi rurali degli anni Quaranta. Lo ha deciso il governo regionale che ha stanziato circa quattordici milioni di euro per riqualificare e valorizzare il Borgo Lupo, in provincia di Catania, il Borgo Bonsignore, nell'Agrigentino ed il Borgo Borzellino, in provincia di Palermo. Sono tre degli otto borghi costruiti, su decisione del governo italiano, dall'Ente per la colonizzazione del latifondo siciliano tra il 1939 ed il 1943, passati all'Eras e poi all'Esa, ormai in condizioni di quasi abbandono. I finanziamenti sono coperti dalle risorse che provengono da un Fondo speciale, istituito presso l'assessorato regionale ai Beni culturali.
Nello specifico, per il recupero di Borgo Lupo vengono destinati cinque milioni e 775mila euro; ai lavori di riqualificazione di Borgo Bonsignore è destinata la somma di due milioni e cinquecentomila euro; nel Borgo Borzellino, infine, sono stati stanziati cinque milioni e cinquecentomila euro.
«Con questa iniziativa - afferma il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - raggiungiamo due obiettivi: anzitutto, il recupero di uno straordinario patrimonio di architettura rurale appartenente alla storia contadina della nostra Isola e che rischia di scomparire del tutto; e la restituzione a territori poveri dell'entroterra di tre strutture da destinare ad attività compatibili col contesto, a cominciare dall'agriturismo o dal turismo rurale. I Borghi furono elementi centrali di un processo di trasformazione del mondo agricolo e oggi, per la loro ubicazione, per la loro concezione urbanistica e per le loro architetture, rappresentano una testimonianza storica e culturale unica. Insomma, i lavori che abbiamo finanziato mirano a riqualificare e valorizzare queste aree rendendole disponibili ad ospitare strutture e iniziative che possano rivitalizzare e promuovere il territorio attraverso la creazione di centri per la conoscenza, la sperimentazione e la divulgazione di antiche lavorazioni e tradizioni contadine, associate a servizi di fruizione turistico-culturale. Il tutto con un'attenzione particolare alla sostenibilità e all'ambiente».



5 settembre 2019

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 Villa romana di Gerace
Con l'installazione della copertura si sono conclusi i lavori - finanziati dalla Regione Siciliana - di sistemazione dell'area archeologica della Villa romana di contrada Gerace a Enna. L'attività di restauro conservativo dei mosaici - già messi in luce nelle campagne di scavo precedenti - è consistita nella pulizia dell'intera zona e nella realizzazione di percorsi di visita e supporti didattici.
Dopo dieci anni, grazie al finanziamento del governo Musumeci, sono ripartite le campagne di ricerca, scavo, messa in sicurezza e miglioramento della fruizione nei siti archeologici minori dell'Isola. Questo primo impegno della Regione, pari a cinquecentomila euro, ha finora riguardato, oltre a Gerace, altri sette cantieri nelle province di: Palermo (Complesso di età medievale di San Giovanni degli Eremiti); Catania (pulitura dei mosaici, ripristino, restauro e messa in sicurezza della Villa romana con le Terme di contrada Castellitto); Agrigento (necropoli di "Monte Mpisu" e area di "Monte Castello" dove le strutture del castello medievale si sono impiantate su strati preistorici e greci); Trapani (a Pantelleria scavo, rilievo e studio di Mursia, il villaggio preistorico costituito da capanne e con la necropoli costituita dai Sesi); Ragusa (Villa romana di Giarratana, del III secolo dopo Cristo);Messina (scavi archeologici nel sito della necropoli greca dell'antica Mylai, a Milazzo).
«La ripresa dei lavori di scavo, ricerca e conservazione del prezioso patrimonio archeologico siciliano - commenta il presidente della Regione Nello Musumeci - è una delle priorità per il mio governo. Ci eravamo posti un primo obiettivo di riavviare un'attività che tanto lustro ha dato, in passato, alla Sicilia e lo abbiamo raggiunto. E' soltanto una prima tappa, si apre una nuova stagione che consentirà alla nostra terra di ottenere un duplice risultato: arricchire l'offerta culturale del nostro patrimonio archeologico a turisti, studiosi e curiosi e riappropriarsi di una tradizione scientifica indispensabile per lo studio e la conservazione della nostra memoria».



2 settembre 2019

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Piano di rilancio per l'isola di Mozia

La presentazione del libro "Gerico, la Rivoluzione della preistoria" - dell'archeologo Lorenzo Nigro dell'Università La Sapienza di Roma - avvenuta sull'isola di Mozia, a Marsala, é stata l'occasione per il governatore Nello Musumeci di illustrare i progetti di sviluppo turistico della Regione per l'antica città fenicia.
In particolare, il Presidente ha fatto riferimento agli interventi già avviati grazie ai finanziamenti di circa quattro milioni di euro già e alla necessità di dotare l'area di servizi essenziali per i turisti.
Nei prossimi giorni, Musumeci convocherà un incontro con le istituzioni competenti (Comune, Libero consorzio e Capitaneria di porto) per presentare un Piano di rilancio, nel rispetto dei vincoli presenti sull'area.



7 agosto 2019

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 Il Ritratto del Novecento
Il presidente Musumeci inaugura la Mostra di Trapani
Venerdì 9 agosto alle ore 18, il presidente della Regione sarà al Museo Pepoli per l'esposizione di grandi opere provenienti dai Musei civici di Milano: da Boccioni a Modigliani, da Balla a de Chirico a Donghi, da Sironi a Cagli, a Picasso.
Un'ampia riflessione sul tema del ritratto nel corso dei secoli, dal Quattrocento di Antonello da Messina ai maestri del XX secolo, provenienti dalle collezioni dei musei civici milanesi. I protagonisti del Novecento, da Boccioni a Modigliani da Martini a Marini, avviano un ideale e virtuale colloquio con l'opera del Laurana, capolavoro dei musei siciliani. Un filo rosso, impalpabile, che cuce insieme i secoli e le figure che, ciascuno a suo modo, ha affrontato il modus del ritratto, diverso da sé, incline al racconto per particolari, padrone di uno sguardo che ora scompone ora ricompone. Sia esso una sperimentazione di Modigliani o l'intenso autoritratto di Fausto Pirandello o ancora il calco in gesso di un busto del Gagini. Nasce dalla collaborazione tra istituzioni e musei della Regione Siciliana e del Comune di Milano, con il supporto di MondoMostre Skira, "Il ritratto nel Novecento. Capolavori dai Musei Civici di Milano", esposizione che si apre il 10 agosto - vernissage venerdì 9 agosto alle 18, alla presenza del goveratore della Regione Siciliana, Nello Musumeci - al Museo Regionale "Agostino Pepoli" di Trapani, che la ospiterà fino al 10 novembre.
«Questa mostra, l'ultima del trittico dopo le due rassegne antonelliane di Palermo e Milano - sottolinea il presidente Musumeci - è un evento culturale di prima grandezza. Ho voluto che si tenesse a Trapani, provincia nella quale il governo della Regione intende investire con interventi di promozione, in cui la cultura è chiamata a essere grande attrattore turistico e di marketing del territorio. In questa visione, l'esposizione e la stessa città diventano simbolo di come l'arte possa svolgere una grande missione civile di coesione nazionale e cooperazione tra Nord e Sud del Paese».
Si tratta di un progetto nato da tempo, uno scambio di intenti che è cresciuto in occasione delle mostre costruite e dedicate ad Antonello da Messina, che ha visto l'Annunciata, parte della collezione dell'Abatellis, in colloquio diretto con le altre opere del grande pittore. Una mostra che ha avuto un grandissimo riscontro di pubblico prima a Palermo, poi a Palazzo Reale a Milano. Progetto di collaborazione voluto dall'assessore regionale ai Beni culturali, Sebastiano Tusa, a cui è dedicato, dopo la sua scomparsa nel disastro aereo in Eritrea nella scorsa primavera.
Dal 10 agosto al 10 novembre 2019 - Museo Pepoli di Trapani



5 agosto 2019

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Riapre al pubblico Castello Eurialo di Siracusa
«Oggi abbiamo riaperto al pubblico il castello di Eurialo, a Siracusa. Era chiuso da tempo, a seguito di un devastante incendio. La imponente fortezza, del quarto secolo avanti Cristo, torna ad essere visitata da turisti e studiosi. Il direttore di quel Parco archeologico, da me nominato due mesi fa, ha così raggiunto il primo obiettivo, collaborato dai nostri operai della Forestale. Ora servono al castello l'impianto di illuminazione, la segnaletica, più servizi ed i pannelli per la ricostruzione tridimensionale del sito. Lo stesso faremo negli altri parchi dell'Isola. Mentre le cornacchie della politica svolazzano, noi lavoriamo per una Sicilia migliore».
Lo ha dichiarato il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, a margine stamane a Siracusa della riapertura del sito archeologico. Oltre sette ettari di terreno sono stati liberati da erbacce e alberi bruciati; sono state posizionate le nuove staccionate, ripristinati alcuni cavidotti e tagliati gli alberi di grande fusto. Interventi programmati dal Parco e realizzati con il prezioso contributo del personale della Forestale che ha permesso la messa in sicurezza del sito.
Nel 2018, a causa di un incendio, il sito era stato chiuso al pubblico per motivi di sicurezza e oggi, grazie all'impulso dato dalla creazione del Parco e alle sinergie create tra amministrazioni regionali, il Castello ritorna a essere meta dei siciliani e dei tanti turisti che visitano Siracusa.



25 luglio 2019

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Egadi, recuperati altri due rostri della Prima Guerra Punica

Recuperati altri due rostri dai fondali delle Egadi. I preziosi reperti sono stati ritrovati grazie alla sinergia operativa tra la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, la RPM nautical foundation e i subacquei della GUE - Global Underwater Explorer. Nel corso delle ricerche, anche quest'anno condotte con la nave oceanografica Hercules, sono stati scoperti ulteriori target che vanno ad arricchire il ricco database costruito negli ultimi anni. Nelle prime tre settimane di indagini, sono state individuate sessantotto anfore greco-italiche, due Dressel, quattro puniche e quattro piatti.
I due rostri in bronzo, portano a diciotto il numero di quelli recuperati dei diciannove individuati in questi anni. I micidiali strumenti da guerra, montati sulla prua delle navi per speronare le imbarcazioni nemiche, rappresentano la prova evidente che i fondali di Levanzo, sono certamente il teatro della battaglia navale che sancì la fine della Prima guerra punica, con la vittoria della flotta romana su quella cartaginese. Fino ad oggi sono stati rinvenuti sedici rostri romani e due cartaginesi.
«La scoperta di queste armi antiche, degli elmi con decorazione e dei rostri - dichiara il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci - arricchisce il nostro patrimonio di conoscenza sulla Battaglia delle Egadi. Un momento che ha segnato la storia della civiltà mediterranea. Una storia riscritta recentemente dal compianto assessore Sebastiano Tusa. E' a lui che dedichiamo queste ultime scoperte, perché la sua geniale intuizione e la sua perseveranza nelle ricerche hanno consentito oggi, alla Soprintendenza del Mare e ai partner che hanno collaborato, di portare a termine un'operazione scientifica che mette un ulteriore tassello nel mosaico dello scontro tra Romani e Cartaginesi. Dobbiamo avere sempre più consapevolezza del fatto che siamo una super-potenza mondiale nell'archeologia marina. Un dato - conclude Musumeci - che caratterizza l'identità della Sicilia e che dobbiamo valorizzare molto di più. Per questo il governo regionale assicurerà maggiori risorse e investimenti».
Sono stati, inoltre, individuati e recuperati, sempre nello stesso areale, alla profondità di ottanta metri, dai subacquei della GUE, due elmi del tipo montefortino di pregiatissima fattura. I due reperti in bronzo presentano una particolare decorazione con forma di animale nella parte sommitale, quindi sicuramente appartenuti a graduati dell'esercito romano. Recuperate anche tre coppie di paragnatidi, protezioni laterali in metallo applicate all'elmo, atte a proteggere il volto dei soldati. Questi due elmi, assieme a un altro del tipo montefortino recuperato negli scorsi giorni, si aggiungono ai ventidue già recuperati nelle campagne precedenti. Alcuni di essi, già restaurati, sono in esposizione presso il Museo della "Battaglia delle Egadi" a Favignana.
Ma la vera novità delle ricerche di quest'anno è la scoperta effettuata tre giorni fa, tanto agognata dal compianto Sebastiano Tusa, artefice dell'individuazione del luogo della battaglia: una spada in metallo, della lunghezza di circa settanta centimetri con una lama larga cinque centimetri, appartenuta probabilmente ai soldati di uno dei due eserciti. Indagini radiologiche e TAC, condotte dal professore Massimo Midiri - direttore della sezione di Scienze radiologiche del dipartimento Bind dell'università di Palermo - hanno confermato la struttura dell'arma che sarà oggetto di studio nelle prossime settimane. La spada si presenta totalmente incrostata dagli organismi marini che in più di duemila anni la hanno avvolta. Era ciò che l'archeologo Sebastiano Tusa aspettava fin dall'inizio delle ricerche: i rostri, gli elmi, le stoviglie di bordo e le numerose anfore non completavano, infatti, il quadro. Le armi dei soldati non erano state, fino ad oggi, mai ritrovate. Nello stesso luogo della spada, sono stati recuperati due chiodi di grandi dimensioni, a sezione quadrangolare, probabilmente appartenuti a una delle imbarcazioni affondate durante lo scontro.