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La spedizione dei Mille

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Marsala vista dal mare, 11 maggio 1860
Marsala vista dal mare, 11 maggio 1860

 

Lungo i moli c'erano gli stabilimenti per la produzione del vino dei Woodhouse e degli Ingham e attraccate nel porto due navi della marina da guerra britannica, l'Intrepid e l'Argus. A Trapani giunse in fretta la notizia di due vapori sospetti in avvicinamento. Le due fregate napoletane Stromboli, comandata da Guglielmo Acton, e Partenope si avvicinarono, ma senza poter aprire il fuoco per ostacolare lo sbarco garibaldino: avrebbero rischiato di colpire le imbarcazioni inglesi! Trent'anni dopo il deputato inglese O'Clery avrebbe scritto: «In quel tempo era generalmente creduto in Italia, e lo si crede anche oggi, che le navi inglesi fossero state mandate a Marsala per facilitare lo sbarco di Garibaldi». In realtà dopo una lunga esitazione le navi borboniche iniziarono a fare fuoco, nonostante la presenza britannica, ma con scarsa convinzione, e con cannonate a gittata troppo breve. Come avrebbe sottolineato persino la patriota Jessie White Mario l'impressione era che i due comandanti borbonici non avessero alcuna intenzione di danneggiare i volontari e la brillante carriera del capitano Acton dopo l'unità d'Italia lascia balenare il sospetto che fosse incluso tra quegli ufficiali della Marina napoletana che avevano mostrato «sentimenti italiani», come scriveva Cavour al contrammiraglio Persano, e ai quali andavano promessi «gradi e promozioni vantaggiose».
Per nulla minacciati dagli spari borbonici a corto raggio i garibaldini riuscirono a saltare giù dalle navi, a toccare il suolo siciliano e a spargersi per la città di Marsala. Finestre e porte serrate, un silenzio irreale e la pressoché generale diffidenza della popolazione ad accoglierli. Non suscitò alcun entusiasmo quel gruppo di fanatici male armati e dalle divise scoordinate (solo 150 avevano la camicia rossa, 59 carabinieri genovesi indossavano una propria uniforme, Bixio quella di colonnello piemontese e Türr era abbigliato alla ungherese) e i marsalesi non dubitarono un solo istante che il loro soggiorno sull'isola sarebbe stato molto breve e che presto sarebbero stati cacciati dalle autorità borboniche. Avrebbero dovuto ricredersi in fretta: mentre i Mille si accampavano nel centro cittadino, Garibaldi e Crispi fecero convocare il Decurionato di Marsala che si riunì alla presenza del generale, nella grande aula del Palazzo della Loggia. Il condottiero nizzardo ottenne che i dieci decurioni presenti dichiarassero decaduto il regno borbonico in Sicilia e gli offrissero la dittatura «in nome di Vittorio Emanuele Re d'Italia».
Il giorno dopo, il 12 maggio, il gruppo si incamminò verso l'interno dell'isola. Garibaldi stava in groppa ad una giumenta bianca, Marsala, che divenne un mito come tutto ciò che passò per le mani del carismatico condottiero. Ed erano a cavallo gli ufficiali e le Guide, lanciate in avanguardia. Attraversarono 35 chilometri di strade accidentate, si lasciarono alle spalle la prima prova di resistenza nella selvaggia campagna siciliana, che per il momento rimaneva l'unico nemico da affrontare, e giunsero a Salemi. Era il 13 maggio e il corpo della spedizione si era notevolmente allargato: Giuseppe La Masa si era preoccupato dell'arruolamento di bande volontarie di picciotti tra i contadini, squadre che, divise in due compagnie, sarebbero state parzialmente incluse nell'esercito garibaldino col nome di "Cacciatori dell'Etna" per svolgere soprattutto operazioni di guerriglia e proteggere così l'avanzata dei Mille.
Anche a Salemi Garibaldi pretese una riunione del Consiglio comunale che riconoscesse ufficialmente la sua autorità. A conclusione della riunione di decurionato si affacciò al balcone del municipio, il sindaco al suo fianco, arringò la folla ed assunse ufficialmente la dittatura di Sicilia, «considerando che in tempo di guerra è necessario che i poteri civili e militari siano concentrati nella stessa mano». Era il 14 maggio 1860.

C.M.P.

 

Principale bibliografia di riferimento:

- AA. VV., Storia d'Italia. Annali 22. Il Risorgimento, Torino 2007;
- Abba G. C., Da Quarto al Volturno. Noterelle di uno dei Mille, Bologna 1965;
- Bandi G., I Mille da Genova a Capua, Firenze 1903.;
- Crispi F., I Mille, Milano 1911;
- Duggan C., Creare la nazione: vita di Francesco Crispi, Roma - Bari 2000;
- Garibaldi G., I Mille, Bologna 1874.;
- Martucci R., L'invenzione dell'Italia unita 1855-1864, Milano 1999;
- Renda F., Storia della Sicilia dal 1860 al 1970, Palermo 1987;
- Riall L., Garibaldi: l'invenzione di un eroe, Roma - Bari 2007;
- Riall L., La Sicilia e l'unificazione italiana. Politica liberale e potere locale (1815 - 1866), Torino 1998;
- Scirocco A., Garibaldi : battaglie, amori, ideali di un cittadino del mondo, Roma - Bari 2001;
- Trevelyan G., Garibaldi e i Mille, Bologna 1909. (nuova finestra);
- Villari L., Bella e perduta. L'Italia del Risorgimento, Roma - Bari 2010.