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AMARI MICHELE, (Palermo, 7 luglio 1806 - Firenze, 16 luglio 1889)

AMARI MICHELE, (Palermo, 7 luglio 1806 - Firenze, 16 luglio 1889)

«Se confederazione è impossibile per come ormai si crede comunemente, conserviamo almeno nello annetterci al Piemonte quell'intera nostra autonomia che tanto gelosamente tentammo sin ora di custodire, in altri termini offriamo al Piemonte solo quel tanto che è indispensabile per l'unità politica della Monarchia». Così scriveva Michele Amari nell'ottobre 1860, alla fine di un lungo e travagliato processo di "riassestamento" politico: proveniente da una decisa tradizione federalista - che nel 1848 l'aveva portato a rivendicare strenuamente l'indipendenza assoluta della Sicilia - Amari optava adesso per una soluzione "realistica", accettando la linea annessionista di Cavour e La Farina, senza però rinnegare del tutto il proprio background. Di qui la formula che egli attribuiva all'unità: «Per unità non dovrà intendersi unico centro dal quale partano i fili che automaticamente muovono i preposti agli estremi, bensì quella unione di popoli diversi i quali [?]avendo lo stesso fine della difesa comune, si uniscano in tutto quanto può costruire una tale difesa [?]. L'Italia potrà essere forte, indipendente, una ancora se si vuole, senza che per far questo sia necessario che il Parlamento sedente in Torino detti le leggi da osservarsi in Sicilia, ed un ministro da quella capitale ne osservi l'adempimento». Con questo programma minimo, Amari si faceva portavoce della proposta di un Consiglio Straordinario di Stato, riunito a Palermo il 19 ottobre 1860 - appena due giorni prima del plebiscito - col compito di esporre delle soluzioni per l'annessione della Sicilia al Regno d'Italia, ma subito destinato ad assumere una posizione di scarsissimo rilievo, dal momento che tutte le proposte avanzate sarebbero state palesemente ignorate da Cavour, ansioso di costituire sull'isola una Luogotenenza alle dirette dipendenze di Torino.
Per Amari, la sconfitta pesava doppio: al fallimento delle sue proposte si aggiungeva l'amarezza per una svolta politica tutto sommato inutile; poi, c'era la sensazione di aver tradito, in qualche modo, il suo passato: «Mi biasimi or chi voglia del non aver fatto sosta a mezzo la via». Restava, comunque, la certezza di aver agito mettendo al primo posto le necessità della "sua" Sicilia, in quella circostanza come in ogni altra fase della sua vita.
L'esperienza politica di Michele Amari aveva origini abbastanza lontane: già durante i moti del 1820 si era distinto per un'agguerrita partecipazione alle azioni diplomatiche e a quelle militari, che gli erano valse l'ammirazione del fronte democratico come di quello moderato dell'isola. Dopo la sconfitta della rivoluzione, Michele aveva accettato un impiego presso la Segreteria di Stato, ma dopo qualche anno era stato dichiarato sgradito dal governo di Napoli, a seguito della pubblicazione dell'opera La guerra del Vespro (clicca qui per leggerla), in cui faceva appello alla storia più antica della Sicilia per giustificare la necessità della sua indipendenza da Napoli. Michele, dunque, aveva scelto l'esilio, ed era approdato in Francia, dove aveva deciso di intraprendere lo studio della lingua araba, riuscendo anche a guadagnarsi l'amicizia e l'ammirazione di studiosi del calibro di Quatremère e del barone de Slane.
Nel 1847 si era lanciato in una nuova impresa letteraria, pubblicando a Losanna (e l'anno successivo a Palermo) l'Introduzione al Saggio storico e politico sulla Costituzione del Regno di Sicilia di Niccolò Palmeri (clicca qui per leggerlo), in cui precisava i suoi orientamenti politici indipendentisti: «Noi crediamo di aver mostrato la inefficacia di tutti gli espedienti presi finora per unire queste due province italiane. La storia e la geografia c'insegnano che l'impasto dei due popoli, la fusione come si dice, l'annientamento della individualità siciliana sarebbe impossibile».
In quella disposizione d'animo, Michele aveva atteso, fremente, lo scoppio della rivoluzione. Al momento dell'insurrezione della Sicilia, nel gennaio del 1848, si trovava ancora in esilio, ma immediatamente aveva deciso di mettersi in viaggio per raggiungere l'isola. Arrivato a Palermo, era stato eletto deputato alla Camera dei Comuni e in seguito era stato nominato Ministro nei gabinetti di Torrearsa e Stabile. Inoltre, aveva preso parte alle missioni inviate dal governo siciliano a Parigi, Londra e Torino. Dopo il rifiuto della corona da parte del duca di Genova, Michele era ripartito alla volta della Sicilia, e di lì subito verso un nuovo esilio: la Francia. Fino al 1856 aveva fatto tappa a Parigi, dove aveva conosciuto Giuseppe Giuseppe Mazzini. Proprio l'assidua frequentazione con il vate della Giovine Italia aveva determinato la prima vera svolta politica di Amari, che si era progressivamente avvicinato alle sue idee repubblicane ed unitariste, pur non condividendone alcuni punti.
Erano stati, poi, gli eventi del 1860 a riportarlo in Sicilia, dove aveva preso a collaborare assiduamente con Garibaldi, che l'aveva anche nominato ministro per gli Affari esteri del governo dittatoriale.
Dopo il fallimento del tentativo di mediazione tra le istanze annessioniste di Cavour e le richieste autonomiste di una larga fetta della classe dirigente isolana, Michele aveva deciso di dedicarsi esclusivamente alla ricerca storica e allo studio della lingua araba, ma presto gli era stato chiaro che la politica italiana aveva ancora bisogno di lui.
Il 20 gennaio 1861 era stato nominato senatore del Regno d'Italia; a partire dal 1862 aveva retto, per due anni, il Dicastero della Pubblica Istruzione. Intanto, però, non aveva trascurato l'attività scientifica, riuscendo anche ad ottenere una cattedra presso l'Istituto di Studi Superiori di Firenze, conservata fino al 1873. Nella città toscana si era infine spento, nell'estate del 1889, ricordato con ammirazione e rimpianto da tutti gli esponenti politici del Paese.

S.A.G.

Principale bibliografia di riferimento:

- AA. VV., Michele Amari storico e politico. Atti del seminario di studi. Palermo 27-30 novembre 1989, Società Siciliana d Storia Patria, Palermo 1990;
- Romeo R., AMARI, Michele Benedetto Gaetano, in Dizionario Biografico degli Italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, Roma.